È notte fonda, mancano poche ore agli orali di maturità. Andrea si è addormentato ripassando le poesie di Leopardi. Che gli si materializza di colpo in casa. Ha ventun'anni, tanta voglia di scappare da Recanati, e una poesia che ha cominciato a scrivere subito dopo aver fallito la fuga: L'infinito. Un giovane poeta e un aspirante deejay. I due quasi coetanei si parlano: nonostante la distanza siderale delle loro mentalità, delle esperienze e del modo di esprimersi, familiarizzano, scherzano, fanno amicizia. Andrea ricapitola come può la storia contemporanea, illustra i progressi tecnologici, fa anche le prove dell'esame dando un'interpretazione dell'Infinito che a Giacomo non sembra per niente strampalata. Ma poi irrompe in casa il ciclone Cristina, la fidanzata di Andrea, e la commedia ha una svolta imprevedibile. Li ritroveremo tutti e tre alcuni mesi più tardi. Il giovane Leopardi ha imparato a conoscere la nostra epoca e le sue illusioni: ha molto chiaro in mente che cosa farne.
Andrea, un povero maturando, si trova la notte prima dell'orale a dover affrontare lo studio del gigante della letteratura italiana: Giacomo Leopardi. È tanto esausto da addormentarsi: non sospetta che, al suo risveglio poco dopo, troverà Giacomo in persona, arrivato direttamente da quella sera del 1819 in cui scrisse L'Infinito.
I tentativi dei due personaggi di introdurre l'altro al proprio mondo sono comici: Leopardi, com'è comprensibile, è all'oscuro di gran parte della tecnologia moderna; Andrea invece ha difficoltà a capire la poetica leopardiana.
Personalmente, ho apprezzato la trama e la caratterizzazione dei personaggi, per quanto semplici. In fondo, non si può pretendere un'analisi dettagliata della filosofia di Leopardi in un volumetto di 77 pagine. Centra invece l'obiettivo di risultare divertente a coloro che, come me, hanno fresca memoria dei dolori della maturità...
L'unica cosa che toglierei è la seconda parte, che m'è parsa superflua e un po' "fuori tema", volendo rimanere in tema esame.
Nel complesso, lo consiglierei a coloro che hanno ben presente "Se i Social Network fossero Sempre Esistiti" e che, al sentir nominare Giacomino, sentono scaldarsi il cuore. Se non sapete di cosa io stia parlando, forse questo senso dell'umorismo non vi appartiene: meglio scegliere qualcos'altro.
Roba da poco. Forse però in teatro ha tutto un'altro sapore... Comunque dall'autore di "Stabat Mater" mi aspettavo molto di più. Due stelle solo perché l'idea di fondo non era malaccio.