Fra tante ossessioni della "fine" si sente parlare sempre più frequentemente di pericoli che incombono sul moderno modello di istruzione e sull'intero orizzonte dell'educazione. È in atto, a livello mondiale, una progressiva svalutazione del mondo scolastico di cui Giulio Ferroni, autore fra l'altro di una storia della letteratura italiana per le scuole, tenta una coraggiosa interpretazione. Dopo aver suggerito la possibilità di un'"archeologia" della scuola, Ferroni segue da vicino i modi con cui gli intellettuali dell'Italia moderna hanno guardato all'esperienza scolastica, oscillando tra pedagogismo e indifferenza, e insiste sulle prospettive "politiche" e didattiche che si sono fatte strada a partire dal '68. Nel confuso scenario dell'ultimo trentennio, l'autore vede in atto principi pedagogici e modelli riformistici legati all'ottica di una democrazia "illusoria" e ad astratti criteri teorici, inadeguati per rispondere all'alterazione dei tradizionali strumenti di formazione della coscienza. Contro la tendenza a ridurre la scuola a centro di assistenza subalterno alle forme del consumo culturale corrente, questo libro rivendica appassionatamente la necessità di un'istruzione solidamente "critica": che può avere ancora una determinante funzione civile e, proprio per questo, non può essere che "pubblica". In questo contesto si avanzano anche "modeste proposte" per l'insegnamento della letteratura.