Un’apocalisse comica con ampliamento di coscienza incorporato
Nel giro di soli tre giorni, mentre una pioggia incessante infuria sul mondo intero ed eventi inspiegabili sembrano annunciare la fine dell’umanità, una schiera di personaggi del tutto singolari si vedrà costretta a rinunciare alla propria quotidianità per abbracciare un destino più grande, nel tentativo di sventare il più tragico e assurdo dei complotti. In un susseguirsi di colpi di scena, un romanzo che ammicca alla cultura pop, ai B-movie e alle isterie contemporanee. Un romanzo dove ci sono: un pubblicitario posseduto dallo spirito di Clint Eastwood; un tizio soprannominato Padrepio che impersona Gesù Cristo in documentari a sfondo religioso; una ragazza dai capezzoli molto particolari; un dj capace di annusare i feromoni femminili a distanza; un’astronave stracolma di anziani; un computer senziente che ha le sembianze di Adriano Celentano; una pornostar, regina del doppio anale; un papa in procinto di essere sparato nello spazio; uno scimpanzé parlante con un debole per la pizza quattro stagioni. Che altro? Ah, già, l’Apocalisse, o quantomeno qualcosa che le assomiglia.
Un lontanissimo parente di Good Omens, questo romanzo mette un gruppo di sconosciuti alle prese con una truculenta fine del mondo. Lo sfruttamento sfrenato delle risorse, il consumismo compulsivo e la conseguente mole di rifiuti stanno distruggendo il pianeta fin dalle fondamenta. Per farla molto breve, il gruppo di cui sopra è un minestrone di personaggi più o meno grotteschi, a partire da un marxista Auro Ponchielli che più che da Clint Eastwood sembra impossessato da Robin Hood, la fidanzata dal piccolo seno, l’amico che di lavoro interpreta Gesù Cristo, una pornostar della quale viene inspiegabilmente precisata la rasatura del pube, una vecchia fumatrice, un capo grettomeschinoviolentoomofoborazzista e un presentatore donnaiolo. Diviso in tre maxi capitoli riportanti gli ultimi tre giorni della settimana, concentra tutta la sua vera narrazione praticamente solo nella giornata di domenica: venerdì e parte del sabato l’avrei tranquillamente evitati, come nella vita vera. Indubbiamente ci sono degli stralci simpatici che mi hanno fatto ridere e l’ultima parte si segue davvero meglio rispetto alle due precedenti (ed è ciò che gli ha fatto guadagnare la mia personalissima seconda stella) ma con cento pagine in meno, sfoltito degli aneddoti gratuiti (di cui alcuni leggermente volgarotti pure per me, la regina dalla corona caduta per sempre) sarebbe stato sicuramente più seguibile.
Sono convinto, ma non convintissimo, diciamo. Purtroppo a una prima parte assolutamente surreale e a tratti direi geniale nell'uso spietato dei personaggi e di un umorismo mai scontato, segue una seconda metà un po' tirata via, perché alla fine il gigantesco intreccio va pur sciolto entro l'ultima pagina del libro (giusto?). So che arrivo un bel po' in ritardo, ma io avrei voluto leggerlo sotto l'ombrellone. Beh, la prima metà, quantomeno.