Il romanzo vincitore del Premio Fantascienza.com 2004 Mikhail Stefanovic Beltrami è un la sua mente è in grado di assimilare ricordi con una precisione superiore a quella dei computer. E’ nato sulla Luna, dove si è sviluppata una progenie umana algida e distaccata dalle cose terrene. In questo scenario si muove un killer che uccide le sue vittime lasciandole a morire dissanguate appese a testa in giù. Per l’esercito Mikhail è il colpevole militante di “Luna Libera”, solitario, pacifista e omosessuale. Viene arrestato e accusato degli omicidi, ma l’assassino della mezzaluna colpisce e per Mikhail la caccia si fa serrata, perché il destino di sua figlia e della Luna e l’equilibrio politico del Sistema Solare sono nelle mani del killer. Solo un Ricordante può riuscire a fermarlo. Un giallo intrigante, un romanzo di fantascienza solido e ben costruito, una scrittura limpida e affascinante, dei personaggi indimenticabili. Rupes Recta è tutto questo e molto di più.
Clelia Farris ha un bel modo di scrivere, l'avevo già apprezzato anni fa con "La pesatura dell'Anima", romanzo che non mi era in fondo piaciuto molto ma di cui avevo apprezzato molto lo stile. In effetti non ci si annoia mai, le oltre 280 pagine (cartacee) scorrono via molto veloci. Tuttavia mi pare che ci siano alcuni problemi di impostazione: nell'ambientazione, che vaga mediamente sul surreale e raggiunge punti di assurdità e dettagli barocchi (suvvia, una multinazionale brutta e cattiva dal nome "Dachau inc."???); nei personaggi, piatti piatti piatti, quasi evanescenti; nell'impostazione del contesto, dichiaratamente "libertario" da voler quasi ricalcare il modello di "La luna è severa maestra", ma che risulta invece un teatrino posticcio con alcune idee mescolate assieme quasi a voler sottolineare ancora che le multinazionali sono brutte e cattive (ok, da blade runner in poi lo sappiamo. E allora?); nell'argomentazione sia scientifica che economica, la breve dissertazione su entropia e informazione è completamente errata (è l'esatto contrario, più entropia = più disordine = più informazione) e la rivoluzione industriale dovrebbe aver dimostrato che l'essere umano non è lo strumento più economico (potremmo trovare delle attenuanti a questo sbrodolo, ma non devo essere io a giustificare l'autore). Infine una orrenda caduta di stile quando improvvisamente, senza avvisaglia né giustificazione, il punto di vista del narratore passa per alcune pagine dalla prima persona alla terza onnisciente. Sorvolando su questi aspetti, resta la trama, che non sarebbe in fondo male, ma viene inficiata da una spiegazione conclusiva tanto confusa, complessa ed improbabile da sembrare più un "Deus Ex Machina" che un riordino di fatti narrativi abilmente espressi nelle pieghe del romanzo. E dunque, come detto almeno il romanzo non annoia, perché la Farris ha un ottimo stile, tecnicamente moderno e scorrevole. Ho dato due stelle su 5 proprio per questo.