«Ho sempre pensato che a Milano sto bene, che è un posto da combattenti, da apolidi, una legione straniera. Che non saprei dove altro vivere. Ho fatto tutto università, figli, matrimonio, lavoro. Milano mi somiglia. Parla poco, non ha tempo, sembra che non si affezioni a nessuno, ma non è così. Milano è come me, va di fretta e cerca di fare tutto meglio che può, nonostante se stessa.» Mila è stata una bambina amata e luminosa, una ragazza oggi è la moglie di Paolo e la madre di Maddi e dei gemelli, una donna che ha perso il filo del suo destino. Un giorno cede a un impulso segreto, e si ritrova in ospedale. Qui incontra Annamaria, un'insegnante laica che, come le suore, ha fatto voto di povertà, castità e obbedienza. Tramite lei Mila torna in contatto con una figura straordinaria della sua infanzia, santa Rita, la santa degli impossibili, che ha attraversato i secoli con la forza della sua quella di una donna che – a nome di tutte le donne – riuscì a volare oltre ogni ostacolo grazie alla potenza magica di una passione inestinguibile. Attraverso un racconto asciutto e raccolto, Daria Bignardi dà vita a un personaggio inquieto, pieno di contraddizioni, segnato da un bisogno di trascendenza inespresso eppure capace di cogliere l'amore del mondo che silenziosamente ci può salvare.
WTF? La scrittura della Bignardi è sempre piacevole, leggera, attuale. Ma questo libro? Non ne capisco il senso. Storia raccontata a metà, finale inesistente... Boh... Per me è no.
Un romanzo vuoto, anche se mi dispiace essere così drastica nel definirlo. L'impressione che mi ha lasciato è purtroppo la pretesa di essere una narrazione in qualche modo profonda, ma che finisce per restare in superficie. Il tutto aggravato dalla effettiva importanza dei temi che emergono... e poi, c'è la narrazione a più voci, in cui non sono riuscita a cogliere il cambio di stile o prospettiva tra un narratore a l'altro. Forse se si fosse lasciato parlare solo la protagonista ne avrebbero beneficiato sia lo stile che i contenuti. Almeno, essendo il romanzo breve e scorrevole, non riesce ad annoiare.
Anche carina l'idea alla base di questo libro... ma chiamarlo romanzo? No, per niente. Più che a un romanzo completo assomiglia agli appunti per crearne uno. Paragrafi brevi, scarni, con salti temporali assurdi e una fine... beh, chiamarla fine è un eufemisfo. La Bignardi questa volta non ha fatto centro... anzi per quanto mi riguarda non ha proprio preso il bersaglio nemmeno di striscio. Un'opera che sembra scritta senza troppo impegno... una storia che avrebbe potuto riempire pagine e pagine, ma che volutamente è stata stilizzata e ridotta all'osso. Il risultato è stata la totale mancanza di coinvolgimento da parte mia. Deludente.
Libro a più voci, la trama non è del tutto scontata, scivola nella "introspettività" della protagonista e dei parenti intorno a lei, ne scaturisce una visione delle cose molto soggettiva raccontata non solo da colei che è al centro della storia ma anche dagli altri personaggi. Mi ha preso emotivamente solo nella parte centrale. Scontato e per niente emozionante il finale...per questo il mio giudizio globale non è molto alto.
Per alcuni versi banale e pieno di cliché, rimane tutto molto in superficie sia i protagonisti sia le loro storie ed è un peccato perché la Bignardi sa cogliere e descrivere certe sensazioni in maniera garbata e sottile. Mi sarebbe piaciuto leggerne di più. Il romanzo è breve e si legge comodamente in un paio d'ore.
Anche la Bignardi ha ceduto e ha pubblicato un libro senza capo né coda esclusivamente a fini commerciali. Il titolo è solo un'esca ed è un vero peccato perché avrebbe potuto scrivere una storia diversa e interessante.
Prima di tutto esiterei a definire questo libro un 'romanzo'. E' una storia lunga 100 paginette. E non mi ha entusiasmato in nessun modo. Onestamente non ho proprio capito dove andasse a parare la scrittrice. Cosa ci stava raccontando? Non saprei dirlo.
La Bignardi mi piace molto, per lo stile di scrittura semplice, efficace. Mi piace che parli di famiglia, di legami ma temo sempre che non arrivi fino in fondo. Ho l'impressione che scriva perché ne ha bisogno, che scriva per se stessa senza però condividere col lettore quello che prova. Dispiace perché perde un po' l'occasione di creare intimità con chi la legge, che è uno degli scopi della letteratura: quello di condividere le esperienze e di farci sentire vicini. La Bignardi secondo me rende molto bene in audiolibro, è un accompagnamento gradevole. "L'acustica perfetta" e "L'amore che ti meriti" ancora sono insuperabili, per me.
Daria Bignardi, Ops I did it again, ho letto un altro romanzo di una delle autrici che si sta rivelando la mia preferita negli ultimi due anni. Semplicemente adoro il modo in cui scrive, la profondità dei personaggi, le storie sempre controverse di cui coglie ogni sfumatura dell'umanità. E insomma, in molti recensiscono questo libro come un testo (tra l'altro molto breve) senza né capo né coda. Io ne ho colto invece una riflessione sull'inquietudine, e una lucidissima riflessione sul suicidio. A me è piaciuto, a voi potrebbe non piacere. Su storytel adoro che sia l'autrice stessa a leggere i suoi romanzi.
Devo dire che è sempre bello leggere ciò che scrive la Bignardi soprattutto quando è lei stessa a leggertelo , però questo racconto sembra più un lavoro preparatorio di altro… personaggi introdotti e caratterizzati, storia avviata… ma non c’è la fine. E non parlo di finale aperto proprio non esiste finale! Io che lo ascoltavo in audiobook sono andata a controllare se si fosse bloccato in qualche modo e invece no: era finito. Cosi.
Credo di aver letto ormai tutte le opere della Bignardi. Solitamente la adoro ma questa purtroppo non mi ha convinto. L'ho ascoltata in audiolibro e mi sono persa in più punti, non ho capito bene dove si andava a parare. Non me ne ricorderò, ecco....
Più che un romanzo è un'insieme di frammenti, immagini e sensibilità... Personalmente avrei approfondito meglio la storia che è troppo breve e con un finale che non è un finale.
Mila è in ospedale dopo un "incidente" e la sua compagna di stanza, un'insegnante laica, le parla di Santa RIta, la santa degli impossibili.
Frammenti di romanzo che vogliono essere introspettivi, ma rimangono in superficie. È un romanzo a più voci, ma sono tutte uguali, non c'è differenza tra Mila, il marito e la figlia.
* Milano è come me, va di fretta e cerca di fare tutto meglio che può, nonostante se stessa. * Io penso che volersi bene non è che deve servire a qualcosa, ci si vuole bene e basta. * Nessuno può proteggerti da te stesso, nemmeno chi ti ama. * Come vorresti essere amata? Per sempre, teneramente, senza rimpianti?
Più che un romanzo mi è sembrato un insieme di racconti sconclusionato, con un epilogo deludente e sottotono. Due stelle solo perché Bignardi, comunque, risulta sempre capace di raccontare egregiamente le relazioni disfunzionali
“Santa degli impossibili” è un breve romanzo, 109 pagine, che narra di quotidianità e di trascendenza. E’ un romanzo sulla libertà: ognuno deve essere l’artefice del proprio destino. Per conquistare in libertà ciò che si desidera nel profondo del cuore. I personaggi sono donne e uomini descritti con luci e ombre, commettono errori, si lasciano trascinare dalle proprie paure, si dimenticano della linfa vitale che nutre il loro cuore. Più che dimenticare preferirei dire che accantoniamo i nostri desideri, li respingiamo nel profondo del nostro cuore, non ascoltiamo più la loro voce. Poi, quando meno ce l’aspettiamo, tutto ritorna prepotentemente a galla, si manifesta, come l’herpes, pretende la nostra attenzione. Il problema è trovare il coraggio per ascoltare quella voce, trovare la forza per cambiare il nostro futuro. Non siamo tutti coraggiosi e temerari, le difficoltà rendono arduo il camino ma possiamo, se vogliamo, trovare un esempio in Santa Rita che è riuscita a trasformare il dolore in amore che dona senza chiedere.
Daria Bignardi si riconferma un’ottima scrittrice capace di fondere realtà e desiderio di trascendenza per dare una speranza a tutti gli uomini. Il nostro vivere è ricco di difficoltà, a volte ci perdiamo per via, siamo uomini deboli e fragili. Attraverso il suo bel racconto, la scrittrice, ci presenta personaggi con molte contraddizioni che vivono la nostra realtà con un bisogno, a volte sconosciuto a loro stessi, di trascendenza. Nel mondo c’è anche l’amore, un amore silenzioso che sarà la nostra ancora di salvezza.
Consiglio questo libro a tutti voi, leggetelo con calma, assaporatene ogni parola, riflettete sulla storia e vi ritroverete, tra le mani, un piccolo grande romanzo reso ancora più prezioso dalla copertina di Dino Buzzati, da I Miracoli di Val Morel. Buona lettura e ricordate: “Se hai visto la luce anche solo una volta te la ricordi per sempre.”
Non tanto un romanzo ma un insieme di frammenti, un nucleo di immagini e di sensibilità. Dolce, intensa la narrazione in ospedale. Un po' da rileggere e da ripensare...
Ho apprezzato la Bignardi anche in questo libro. Il suo modo di descrivere le emozioni rende ogni personaggio vicino a noi e reale. Purtroppo il romanzo è troppo breve ed il finale troppo aperto.
Mi piace il modo così intimo di scrivere di Daria Bignardi. E’ il quarto libro che leggo, questo è l’ultimo uscito, ma mi metterò in pari presto e leggerò anche il quinto che mi manca. Quando leggo i suoi romanzi mi sembra come se una mia amica mi stesse raccontando qualcosa della sua vita, questo poi è un romanzo corto, quasi più un racconto, ancora più scorrevole degli altri. Sono contenta che Daria Bignardi si sia messa a scrivere, la conosco da quando su Radio Deejay teneva una rubrica di libri in Deejay Chiama Italia di Linus. Mi è sempre piaciuta, ricordo quanto amava leggere, e leggeva tantissimo. Quel suo entusiasmo per la lettura, io lo riesco a ritrovare nella sua scrittura.