L'Haggadàh è il testo usato per il séder, la cena rituale solitamente tenuta in casa le prime due sere di Pésach. La parola Haggadàh significa “racconto” e si rifà al comandamento nell'Esodo 13:8 “e racconterai a tuo figlio” della liberazione dalla schiavitù. Uno dei doveri di Pésach è quello di tramandare il racconto dell'Esodo da una generazione all'altra. Questa narrazione deve avvenire, secondo i rabbini, mentre la cena di Pésach, che comprende la matzàh e le erbe amare, è messa in tavola davanti a noi. Il testo odierno dell'Haggadàh è derivato da un midràsh molto antico, di cui alcuni elementi risalgono al primo o secondo secolo a.e.v. L'Haggadàh si è evoluta e sviluppata nei secoli fino a quando l'invenzione della stampa ha interrotto questo processo, portando ad una standardizzazione del testo. L'Haggadàh è stata uno dei libri ebraici più frequentemente stampati; i collezionisti di rare Haggadòt posseggono migliaia di edizioni. È anche il classico della letteratura ebraica che è stato più ampiamente illustrato, sia nei manoscritti miniati sia nella gran varietà delle edizioni a stampa, antiche o recenti. Mentre la recitazione alla lettera del testo dell'Haggadàh divenne la norma in molte famiglie tradizionali, il testo serve, idealmente, anche come un punto di partenza per la discussione intorno alla tavola del séder. Affinché il comandamento del “raccontare” sia adempiuto, è necessario che anche i bambini vengano inclusi nella conversazione in modo tale che il ricordo della persecuzione, dell'esilio e della liberazione diventi importante e pieno di significato per loro.
Il libro è esteticamente bellissimo, e già solo questo gli farebbe meritare l'acquisto. I disegni di Luzzati lo rendono unico e, al tempo stesso, non troppo bambinesco (che era poi il mio timore principale). Di norma, le illustrazioni (almeno quelle più grandi) sono collocate nelle pagine che riportano il testo ebraico, in modo tale da non essere di distrazione per chi leggesse in Italiano; durante i passi più solenni, in ogni caso, scompaiono del tutto.
Un testo stupendo di cui forse è utile però evidenziare due punti critici:
1) è in formato A4 e non sta aperto da solo; due caratteristiche non proprio desiderabili per un libro da portare a tavola;
2) riporta l'edizione di Fernando Belgrado, che è piuttosto parca di commenti a margine e talvolta omette addirittura delle indicazioni di tipo logistico. Es., piuttosto incomprensibilmente, dopo il ricordo dei martiri non mette nemmeno una noticina per rammentare che bisogna aprire e chiudere la porta (ma perché??). Per carità, tutte cose sicuramente già note a chi si approccia a questo testo sapendo già come muoversi nel corso della celebrazione... ma scopro, sfogliandola, che quella di Belgrado non è la mia edizione preferita in assoluto. Per contro, sicuramente NON lo consiglio come primo approccio ai lettori che volessero avvicinarsi all'Haggadàh per pura curiosità personale, perché visto il commento molto scarno rischierebbero di non comprendere molta della profondità del rito.