Massimo Bocchiola racconta il suo mestiere di traduttore letterario, colui che insegue per centinaia, migliaia di pagine le parole degli altri, senza mai davvero raggiungerle, come un Achille «che rincorra Achille». E riflette sul legame fra la traduzione e il tempo. Restituire un testo in un'altra lingua significa far rivivere il passato, modificarlo, rendere la sua eco infinita, e quindi in qualche modo superare il limite, sconfiggere la morte. Mai più come ti ho visto è uno splendido saggio-memoir, ma anche una entusiasmante scorribanda letteraria, da Omero a Gadda a Beckett, da Ritsos a Lorca a Chateaubriand, da Nabokov a Auden a Borges, passando per il rugby, i gangster, il canto dei dugonghi e la Turandot.
"Le ragioni di una scelta traduttiva possono essere molteplici e spesso solo in parte (o per niente) consapevoli: in questo caso, a volte emergono a mesi o anni di distanza e non ci lasciano meno stupidi che se rivedessimo noi stessi come eravamo, ben più a fondo della superficie del testo che componemmo allora."
È un trip, non è una lettura facile, ma ormai è amore.
Molte riflessioni sul tradurre, sull'essere traduttori e sui testi che si traducono le ho trovate illuminanti. Cercherò di tenerle bene a mente quando un giorno, si spera, toccherà a me.
E' un interessantissimo volo pindarico nella mente di un traduttore di esperienza, anche se a volte è difficile seguire le associazioni mentali che Bocchiola trascrive.