l libro parte piano, con un ritmo lento e leggero, sorretto da una scrittura fluida, semplice. È una scelta stilistica che ho apprezzato molto, perché permette al lettore di assaporare la storia un pezzo alla volta per esser poi travolto dalla gravità degli eventi. E di gravità, in questa trama, ce n'è molta. Al centro del romanzo ci sono due esistenze parallele e spezzate: quella di Maria Assunta (poi solo Assunta) e quella di Angelina. Qui l’amore che unisce queste due donne è come una corda tesa, spezzata dal trauma e annodata dal silenzio. È l'archetipo dell'amore mancato, che non ha potuto fiorire ma che ha continuato a scavare gallerie nel cuore di entrambe per un'intera vita.
Assunta è una bambina di nemmeno undici anni quando dà alla luce una bambina frutto di violenze indicibili, che cercherà di seppellire per sempre ma che non potrà mai dimenticare. Diventa madre troppo presto, si trasferisce in Canada, avrà altri due figli, accudisce un marito malato fino alla fine, ma la sua anima resta ancorata a quel segreto. Dall'altra parte c'è Angelina, data in adozione, la cui vita cambia drasticamente quando l'eco di insulti crudeli come "burda" le rivelano la verità sulle sue origini, scatenando in lei il vuoto tipico di chi si chiede perché sia stato abbandonato.
Il romanzo copre un arco temporale immenso, un'esistenza lunga in cui entrambe le donne vivono prigioniere del rancore, del dolore. Solo verso la vecchiaia, con una vita apparentemente realizzata ma frammentata dentro, le loro traiettorie tornano a incrociarsi. Assunta ripercorre il proprio passato, scava dentro Maria Assunta per trovare sua figlia. Ma ciò che emerge da questa ricerca è che la verità è un'arma a doppio taglio, perché un segreto così doloroso fa vacillare.
La verità fa male, graffia la carne, eppure guarisce. Il ritorno in Sardegna non è solo una ricerca anagrafica, ma un viaggio catartico: la dimostrazione che perfino sopra le macerie degli abusi più atroci si può ricostruire un istante di pace. Questo libro ci ricorda che il perdono non cancella il passato, ma è l'unico modo per non farsi rubare anche il futuro. È imparare a perdonare se stessi, prima di tutto, per poi concedersi il lusso di amare nel tempo che resta.
Questo romanzo mi ha completamente travolta per la sua drammaticità, per gli orrori, il vuoto, per il dolore che si insinua ovunque, per la disperazione, la solitudine, il disagio e il bisogno disperato di amore, di verità, di ritrovare la propria identità... Una storia angosciante, psicologicamente disturbante per la verità che racconta, che fa rabbrividire, ti frantuma il cuore senza restituirtelo intatto. Resta un senso di pesantezza che soffoca ogni emozione, un’ombra che continua a seguirti anche dopo l'ultima pagina. Ho pianto. La scrittura è talmente immersiva che ho provato sulla mia pelle tutte le sensazioni delle protagoniste. Assunta, Angelina e il saggio Hung Der, vivono una vita paragonabile a un incubo, una ferita che non si rimarginerà mai: violenza, incesto, maternità negata, paura, povertà... realtà che, purtroppo, molte famiglie hanno conosciuto o vivono, spesso sepolte nel silenzio devastante dell’omertà. Veramente indimenticabile.
Una storia tragica e intensa narrata con intelligenza, sensibilità e maestria. Davvero apprezzabile la capacità dell’autore di calarsi nell’animo di queste due donne e la capacità di restituire la Sardegna in molte sue sfaccettature. Avrei gradito un maggiore sviluppo e approfondimento della storia e dei personaggi ma questo è sicuramente un bellissimo libro.