La raccolta di tutta l'opera di Berselli in forma di libro (nove titoli, dal libro cult "Il più mancino dei tiri" del 1995 fino al postumo severo testamento di "L'economia giusta") compone uno straordinario ritratto, in diretta, tra politica, cultura e costume, dei nuovi italiani: i post italiani, in bilico tra una psicologia arcaica e comportamenti post-moderni. Berselli descrive un'Italia deideologizzata, demoralizzata, un Paese da talk show confusionario, in cui sentimentalismo e ferocia, le caratteristiche di sempre, vengono proiettati in una dimensione che non è vera e non è falsa, è iperreale. Senza moralismi, perché la fenomenologia è più interessante delle prediche. Un po' come il Roland Barthes delle "Mitologie". Dentro c'è "quel gran pezzo dell'Emilia", la sua terra, fatta di comunisti, miliardari, motori, cucina grassa e rock star, la catastrofe politica della sinistra sinistrata, l'allegria dei capelli lunghi, delle minigonne e delle chitarre prima del '68 e il gran cabaret di "Venerati maestri", davvero un libro da ridere su una cultura da piangere. La nostra.
Giornalista e scrittore italiano. Ha collaborato a lungo con la casa editrice il Mulino, a Bologna. La sua carriera giornalistica ha incluso collaborazioni coi maggiori quotidiani e periodici italiani, inclusi «il Resto del Carlino» «Il Messaggero», «La Stampa», «Il Sole 24 ore», «La Repubblica» e «L'Espresso». Nei suoi saggi ha spaziato dal calcio alla politica alla musica leggera.
Una penna leggera ma capace di grandi voli e profondità a primissima vista insospettabili, uno sguardo intelligentissimo a 20 anni di storia e di cultura italiana, una sberla a me che per anni l'ho sfiorato senza mai entrarci davvero. "Canzoni" è un libro eccezionale sulla musica leggera italiana e su tutto (tanto) ciò che le è ruotato intorno, e la sequenza che va da "Post-italiani" a "Sinistrati" è indispensabile per capire cosa sia stata l'Italia e cosa vi sia successo dalla fine dei '90 all'inizio dei '10. Non restavo così impallinato da un volume tanto corposo dai tempi del Weekend postmoderno di Tondelli.