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I viceré e altre opere

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Italian

815 pages, Paperback

First published January 1, 1982

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Federico De Roberto

75 books25 followers

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Displaying 1 - 4 of 4 reviews
Profile Image for piperitapitta.
1,058 reviews472 followers
October 23, 2017
Salut'a noi!

«I Viceré» è un'Opera grandiosa, di quelle con la «O» maiuscola.
Innanzitutto voglio togliermi subito di mezzo il paragone con «Il Gattopardo»: sono due grandissime Opere, che hanno però una struttura completamente diversa, motivo per cui non voglio essere costretta a fare né una scelta né una classifica, non ne vedo la necessità e soprattutto mi sembra inutile; indubbiamente Tomasi di Lampedusa avrà letto «I Viceré» ed altrettanto facilmente l'avrà preso a modello ma… Non hanno forse preso entrambi a modello la stessa società siciliana che raccontano?
De Roberto ci narra, nell'arco di cinquant'anni, del difficile passaggio dalla Sicilia borbonica alla nascita del Regno d'Italia, attraverso la lunga e tormentata storia degli Uzeda di Fracalanza, la famiglia dei Viceré: la massima autorità sul territorio, appunto, dopo il Re.
La storia prende il via nel 1855, con la morte della principessa Teresa, la dispotica capofamiglia degli Uzeda, e subito ci troviamo immersi vertiginosamente in una realtà fatta di opportunismi, convenienze e sotterfugi.
La modernità del linguaggio di De Roberto, la sua mancanza di mezze parole, la quantità di personaggi introdotti simultaneamente sulla scena, rischiano di farci perdere la testa, di farci avere un mancamento durante il funerale della principessa, così tanto è realistica e affollata la scena, di rabbrividire alla scoperta dell'esistenza dei lavapiatti - le famiglie della piccola nobiltà che partecipano ai pranzi in casa Uzeda che, come si può intuire dalla perfidia del termine utilizzato, hanno solo lo scopo di tenere compagnia e manifestare continuamente il proprio servilismo -, essere sopraffatti dal concitato interessamento - a morte non ancora conosciuta da tutti i parenti stretti, a funerale non ancora avvenuto - per il Testamento.
Si scoprono subito gli Uzeda, De Roberto non cerca di renderceli simpatici nemmeno per un momento, in tutta la loro cupidigia e falsità; si creano subito alleanze tra fratelli, contro fratelli, orchestrate da zii preti, sorelle monache, da cognati e cognate, da favoriti e caduti in disgrazia.
Non bisogna preoccuparsi però, perché dopo questa parata di avidità, meschinità e opportunismo, in cui si stenterà a distinguere un personaggio dall'altro, De Roberto farà in modo di farceli conoscere singolarmente, in maniera tale da riuscire non solo a distinguerli, ma anche a suscitare in noi delle velate simpatie.
Sarà impossibile non prendere le parti di uno nei confronti dell'altro - meglio il viscido principe Giacomo o l'irascibile monaco benedettino Blasco? Il fedifrago Contino Raimondo o il pavido duca d'Oragua? - non appassionarsi alle vicende familiari degli Uzeda, sublime pretesto narrativo per testimoniare, attraverso le loro storie, le metamorfosi una società che è in via di trasformazione, che si appresta a disfarsi di fasti e privilegi dei quali la nobiltà ha usufruito e abusato sino a quel momento ma che, per dirla alla Tomasi di Lampedusa, in fondo ha il solo scopo di restare sempre la stessa e di beneficiarne continuando a spadroneggiare per altre vie.
Così, come il duca di Oragua prima, attraverso la convinzione e le speranze passive di Benedetto Giulente e la strategia calcolatrice di Consalvo poi - l'ultimo degli Uzeda, quello che sguazzerà come un pesce nell'acqua in questo nuovo mondo fatto di alleanze politiche e falsa democrazia - gli Uzeda ci dimostreranno che passano i dominatori, passano i Re, passano i deputati, ma nulla cambia: è sempre la stessa storia.
L'explicit del romanzo allora, «No, la nostra razza non è degenerata: è sempre la stessa.», ci colpirà e si abbatterà sulle nostre schiene come una frustata ma, allo stesso tempo, ci rassicurerà come il nostro maglione preferito in una fredda notte d'inverno: non siamo il peggio del peggio della nostra Storia, noi, con i nostri processi Ruby e le nostre Olgettine, con i nostri Scilipoti e con i nostri Porta a Porta: in fondo siamo sempre gli stessi.
Profile Image for Lorenzo Peluffo.
24 reviews3 followers
May 17, 2019
Nonostante ci siano delle parti un po' noiosette, il libro è molto e rappresenta uno spaccato della vita in Italia di una famiglia aristocratica, ormai decaduta, in una Sicilia che inizia ad avere conoscenza del mondo che sta fuori dall'isola.
Profile Image for 🌿Debbie 🌿.
54 reviews
December 2, 2016
Una grande famiglia e la loro storia attraverso i cambiamenti dell'Italia che ci lascia sorpresa per l'attualità che presenta.
Un'Italia che si unifica e che cambia solo esteriormente poiché come ci fa ben capire l'autore attraverso i suoi personaggi:"alla fine niente cambia ma tutto si trasforma ".
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