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My Climbs in the Alps and Caucasus

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This Elibron Classics book is a facsimile reprint of a 1895 edition by T. Fisher Unwin; Charles Scribners\'s Sons, London; New York.

396 pages, Paperback

First published January 1, 1895

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A.F. Mummery

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Profile Image for Clara Mazzi.
777 reviews47 followers
October 24, 2018
I ricordi di Mummery anche se scritti come tanta letteratura di montagna di fine Ottocento, quindi a mo’ di resoconto tra lo scientifico e il documentaristico che aveva generalmente l’obiettivo di essere pubblicato nei bollettini dei vari club alpini, hanno un plus: sono gradevolmente spruzzati di un buon british humour. L’apice è toccato nelle descrizione di un certo “tartaro” non meglio identificato (se non come: un cacciatore di camosci) che ha accompagnato Mummery e la sua guida svizzera nel Caucaso. In queste pagine, lo scalatore britannico dà veramente il meglio di sé a livello di scrittura: porta al riso aperto senza mai offendere – dote non da poco.
Ma il valore di questi ricordi risiedono in due punti precisi: il primo, quando spiega perché non vuole scalare più con le guide, e il secondo relegato alle ultime pagine, quando espone le sue considerazioni sull’alpinismo.
Partiamo subito dal primo punto, quello della rinuncia delle guide. Innanzi tutto ho finalmente scoperto che Mummery porta avanti questa decisione, in rottura con tanti suoi colleghi e conterranei alpinisti, non perché lui si ritenesse così bravo da non averne più bisogno quanto invece per la grande tristezza e nostalgia per cambiamento della figura della guida, ora richiestissima dal “turismo di massa” e che per esso ha perso l’aspetto così caro a Mummery di famigliarità e intimità che la rendeva quasi un’amica dei suoi clienti – o comunque una persona speciale con cui si condividevano emozioni forti.
“La guida all’epoca di Peaks, Passess and Glaciers”, scrive Mummery, “era un amico e un consigliere” e il risultato naturale che scaturiva dalla condivisione di tante esperienze era un rapporto di amicizia e di rispetto tra guida e cliente; oggi invece, dice Mummery, “non è più possibile legare con la stessa intimità di un tempo. L’invasione dei turisti ha portato con sé le disgraziate distinzioni di classe (...) Le guide moderne vivono nel loro dormitorio e vedono il cliente soltanto durante l’ascensione vera e propria.” La guida diventa un lacché, prosegue Mummery e un fornitore, la cui abilità in montagna azzera le vere capacità dell’alpinista perché lo sostiene sempre e lo aiuta nei passaggi in cui non riesce (Mummery invece è un forte sostenitore della teoria che in montagna bisogna fare solo quello che si è in grado di affrontare); la guida poi vuole lavorare in fretta per portare più clienti possibili; la guida non fa che ripetere sempre le stesse salite a tal punto che potrebbe anche “illustrare la salita standosene a letto”. La guida quindi non è più una persona speciale per il suo cliente: è diventato quasi un automa, una macchina da soldi.
Questa tristezza, questa lieve rabbia, questo disappunto di Mummery, che posso capire benissimo, mi ha commossa.
Le pagine finali del tomo invece racchiudono le sue considerazioni sull’alpinismo (a fronte anche delle tante critiche mosse a questa disciplina sportiva soprattutto a seguito dell’incidente sul Cervino con la cordata di Whymper): Mummery spiega in cosa consiste per lui questa disciplina, definisce il “pericolo” e l’effettiva percentuale di rischio nell’insieme dell’impresa, illustra come evitare i pericoli (pur senza poterli mai eliminare del tutto), ma soprattutto spiega cosa dà all’essere umano questa disciplina e perché è quindi così importante: “Il senso di indipendenza e fiducia in se stessi procurato dai grandi dirupi e dalle vaste e silenziose distese di neve è qualcosa di assolutamente meraviglioso. Ogni passo è salute, divertimento e allegria. I problemi e le preoccupazioni della vita, insieme con la sostanziale volgarità di una società plutocratica, vengono lasciati molto più in basso, fetidi miasmi che s’addensano sul fondo delle valli maleodoranti. In alto, tra aria limpida e sole penetrante, marciamo con gli dèi silenti e gli uomini possono conoscere se stessi e gli altri per quello che sono.”
Un libro per ¾ un po’ datato, ma quel quarto che resta, vale 4 stelline.
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