Nel 1937 Abele ha diciott’anni ed è un soldato nell’impresa coloniale il regime per lui rappresenta la speranza di poter aprire un suo forno e diventare panettiere come suo padre. L’Etiopia è la terra dell’avventura e della conquista, e quando tutto finisce e si ritorna a casa, sconfitti, Abele si scontra con la realtà: il Novecento corre e bisogna stare al passo, è una freccia lanciata verso il boom economico, i supermercati che arrivano anche in provincia, la legge sul divorzio e le donne che reclamano la parità dei diritti. Il tempo passa e Abele invecchia coltivando un astio profondo verso un mondo che non ha mantenuto nessuna delle sue la rabbia è il suo modo per sopravvivere, l’ideologia l’unica lettura della realtà in grado di spiegargli di chi è la colpa. Così è anche per Ludovica, trentenne che si trascina in un presente faticoso, sentendosi invisibile e tradita dalle generazioni precedenti. Finché non incontra Abele, ormai centenario, grazie a Idea Sociale, un gruppo neofascista che sembra prendersi cura di coloro che stanno ai margini, che sa comprendere e indirizzare il rancore, la solitudine. Ma è proprio in questo inaspettato legame che si apre una possibilità per fare i conti con sé stessi, con la propria memoria e le proprie paure, e forse per mettere finalmente tutto in discussione.
Questo è il terzo romanzo che leggo dell'autrice: lo trovo umanamente meno toccante degli altri ("La fabbrica delle ragazze" rimane, al momento il mio preferito), ma è stata molto coraggiosa a scegliere di raccontare una storia (inventata, ma pur sempre vera)sull' Italia del colonialismo : una nazione che ad oggi continua a non imparare e riflettere sul proprio passato, specialmente omettendo gli eventi piu tragici; e di come tutto ciò che non viene elaborato e processato continui a bruciare e a pesare come un elefante. Abele e Ludovica, figli di due epoche differenti, ma per certi versi simili, hanno in comune LA RABBIA che si portano dentro: il primo verso i sogni infranti che gli erano stati promessi da un regime che lui idolatrava (e idolatra), la seconda verso un mondo "che l'ha fregata". Si ritrovano cosi a condividere gli ideali di un movimento Neofascista che si ciba e alimenta proprio di questa rabbia e odio. "Ma come si riesce a vivere senza nemici? facendo i conti solo con quello che sei, con quello che puoi?" La scrittura è molto misurata (e dato il tema trovo la scelta intelligente) dove racconta senza giudicare, ma ti arriva dritta nel petto. E' un libro che consiglio assolutamente