A metà tra il sillabario divagante e la confessione personale, il volume esplora più di centocinquanta voci inerenti l'universo erotico femminile così come lo vedono gli uomini
A come «Atto sessuale» B come «Bocca» C come «Culo» Scorrendo l'indice delle voci di questo audace dizionario-diario, che vanno dai prevedibili «Viagra», «Vibratore», a meno prevedibili spunti filosofici (vedi alla voce «Kant») o neologismi come «Fica Power», si potrebbe pensare a un'opera di machismo impunito, un trattato per lemmi che esalta la donna-oggetto, una lode alla femmina da letto. Ma questa guida alla libido femminile rigorosamente osservata dal maschio riserva più di una sorpresa, e la conclusione non è affatto scontata. Con uno stile crudo, che non si nega nulla ma non è mai volgare, spesso sarcastico, talvolta persino tenero, il Di(zion)ario è anche una provocatoria analisi del costume che, in qualche modo, ci mostra una delle tante prospettive con cui possono essere osservati, e vissuti, i rapporti uomo-donna.
Massimo Fini, di padre toscano e madre russa, è nato sul lago di Como. Dopo la laurea in giurisprudenza, ha lavorato come impiegato alla Pirelli, copywriter, pubblicitario, bookmaker, giocatore di poker. Arriva al giornalismo nel 1970. Attualmente lavora per Il "Fatto Quotidiano", ed "Il Gazzettino".
Alterna alcune brillanti intuizioni a molte pagine che non saprei definire meglio che «cringe». Fini sembra convinto che se lui caga di sbieco, o il resto del mondo non lo fa perché è stupido, o lo fa ma non o ammette perché è in malafede.
Libro veramente interessante. Affronta il sempre eterno dualismo uomo-donna. Fini scrive in maniera chiarissima, pulita, diretta e spesso con un tocco di ironia che rende il suo pensiero assai coerente e mai si lascia andare al politically correct imperante. Consiglio vivamente la lettura di questo libro sia a uomini che a donne. Si colgono punti di vista utili a entrambi.