Palomas, che già mi aveva piacevolmente sorpreso in "Capodanno da mia madre", con questa nuova opera mi ha conquistato definitivamente. E' un romanzo corale- infatti la voce narrante cambia continuamente per dar modo a tutti i personaggi di raccontare il proprio vissuto- e qui, più che nell'altra opera, sono le donne al centro della scena. Palomas è davvero magistrale nel descrivere queste donne : madri, figlie, sorelle e la capostipite, nonna Mencia, personaggio che ti prende da subito, con i suoi pregi e i tanti difetti che la pongono, sempre, un po' sopra le righe Nonna Mencia che , dall'alto dei suoi anni e della saggezza accumulata, dirige questo coro di donne, dispensatrice di consigli, indagatrice, curiosa, impicciona, diretta eppure, a volte, anche fragile, nella sua impotenza di riuscire davvero a fare in modo che le cose vadano nel verso giusto. Perchè è la morte al centro della scena, una morte che prende le persone che dovrebbero restare e, quasi paradossalmente, non si vuole portar via chi è ormai stanco di vivere o sente di non poter guardare in faccia ancora una nuova perdita.E' un romanzo che appassiona e fa riflettere molto sul senso della vita, sugli affetti, sulla morte, appunto, ma anche sulla rinascita, sulla speranza. Ti ci affezioni a questi personaggi, man mano che li conosci e ne apprendi la storia, i retroscena e, come in tutte le "buone letture", ti ritrovi alla fine un po' orfana, non solo di una madre, ma di tutta una famiglia che ti ha accompagnato durante questo fantastico viaggio, così reale e vivido, da darti l'impressione, quasi, di avere visto un film, magari di Almodovar.