Rinchiuso in un bunker della città di *** Hugo Boll racconta a Karl Olsen la sua disfatta privata. Figlio visionario di un’aristocrazia in rovina, Hugo decide di dilapidare il patrimonio di famiglia per vendicarsi del padre appena deceduto. Sullo sfondo, i raptus della dilagante “febbre delle mutilazioni” e il Luogo, sottostruttura infernale che spinge la realtà verso il collasso.
Inizia una strage morale, una lotta contro i pilastri sacri su cui una società si fonda. Un uomo in fiamme, un’orgia familiare, un suicidio di massa: “Non ci sarà più tenerezza, senza abiezione”. Assistere a questo teatro delle crudeltà è l’unica via per stanare i bagliori di un’ipotetica salvezza.
Inaugura stanotte il secolo del bene è lo specchio di una contemporaneità incapace di assumersi il peso dei mali del mondo. Una radiografia del senso di colpa dell’umanità.
Wojtek sta diventando una delle mie case editrici prefe, lo vedo dal fatto che ormai prendo i loro libri un po' sulla fiducia - come è successo in questo caso - e raramente (a pensarci bene mai, per ora) rimango deluso. Quello che salta all'occhio già dopo un paio di pagine di questo romanzo è che Montisano scrive bene, o perlomeno il suo stile, la sua scrittura materica (si può ancora scrivere materico oppure è già uno di quei termini inflazionati che cominciano a infastidire?), è roba che ti cola tutta addosso e tu ci sei dentro, coinvoltə. Non è un romanzo facile questo, nel senso che c'è poco di conciliante, anzi, a tratti è respingente come Hugo, il personaggio protagonista, che prende a picconate "i pilastri sacri su cui si fonda la società", così ben rappresentati dal defunto padre Marcel: c'è un mondo che va (auto)distruggendosi, e Hugo ci mette del suo a contribuire allo sfacelo, alla ricerca di un qualche spiraglio di luce che magari riesca a farsi strada tra le crepe dell'involucro di tenebra che racchiude la città di *** e i suoi abitanti. "Mutuamente separati, i corpi sono la forma più atroce di clausura. Il loro non è un limite né pubblico né privato. Tra l'esterno e l'interno, la materia assume il ruolo di una dogana invalicabile; gli esseri diventano frontalieri del sé: impediti, contenuti, e però prossimi gli uni agli altri." scrive Montisano con la voce del suo personaggio, riflettendo sui misteriosi suicidi causati dalla "febbre delle mutilazioni". Non vi dico altro, il resto sta a voi scoprirlo. Se avete voglia di qualcosa di intenso e magari siete stanchə di leggere Fabio Volo, allora procuratevi questo affascinante romanzo.