Abbandonati su un pianeta ostile, si trovarono a dover scegliere tra la civiltà e la sopravvivenza. Un lontano futuro. La specie umana si è sparsa tra le stelle, ma non è progredita solo tecnologicamente, ma anche socialmente. Non ci sono più guerre, non ci sono più conflitti o tensioni sociali. Non ci sono più discriminazioni, e ogni decisione viene presa pacificamente, in comune con il proprio Cerchio. Ma fino a che profondità arriva lo strato di civiltà che distingue questi evoluti esseri umani dal primitivo home sapiens? Quanto è resistente? Quando un piccolo gruppo di coloni si trova a dover affrontare i problemi più antichi del mondo – scarsità di cibo, malattie, e la necessità di riprodursi – verrà messo alla prova il loro stesso modo di vivere.
Quando l'ho iniziato ero in una sorta di piccolo blocco del lettore perché da qualche giorno facevo molta fatica a leggere qualcosa. Questo romanzo breve, o racconto lungo, invece sono riuscita a leggerlo senza difficoltà e ha contribuito a farmi uscire da questo blocco. La sua scarsa lunghezza è sia in pregio che un difetto: da una parte non annoia, non si perde in inutili lungaggini e anche in poche pagine riesce a costruire un'idea solida e un'ambientazione convincente, dall'altra parte in poco più di cento pagine risulta molto difficile approfondire i personaggi ed infatti i personaggi sono proprio il punto debole dell'opera. Siamo nel futuro, una navicella con una spedizione partita per colonizzare un altro pianeta ha un incidente durante l'atterraggio: buona parte dell'equipaggio riesce a sopravvivere ma vanno persi la maggior parte dei macchinari: i coloni dovranno cercare di sopravvivere come i loro antenati più primitivi, che poi saremmo noi. All'inizio i coloni vivono secondo valori che definiremmo molto progressisti e piuttosto pacifici, contemporaneamente un po' inquietanti , in cui la comunità è molto più importante del singolo individuo. Non è difficile da immaginare che, una volta perduta la sicurezza e le comodità a ci sono abituati, le cose inizieranno a cambiare. Ho trovato l'inizio molto intrigante, anche per quanto riguarda un elemento a cui si fa velatamente riferimento nel titolo. Dalla metà in poi, quando si capisce dove l'autrice voglia andare a parare, il tutto si fa, secondo me, un po' più banale. In ogni caso resta una lettura piacevole. I principali punti forti sono l'ambientazione e l'atmosfera del racconto, il punto debole sicuramente i personaggi, a cui sono sono riuscita ad affezionarmi o interessanti perché poco approfonditi e, soprattutto la protagonista, poco simpatici. Comunque leggerò altro dell'autrice.
Un buon romanzo scritto con sensibilità tutta femminile (riferito alla maternità come valore asdoluto). La Sci-fi femminile italiana gode di ottima salute.