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Col buio me la vedo io

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Lucia ha sedici anni e un cognome – Carbone – che spegne il suo nome, «come il nero e la luce, come la rabbia e l’amore». Del resto, ogni cosa sembra presentarsi doppia ai suoi occhi: maschile e femminile, ad esempio, o corpo e mente. E, soprattutto, il mondo di sopra, quello che abita ogni giorno con la sua famiglia, e il mondo di sotto: la buia cantina in cui ha rinchiuso Rosario dopo averlo rapito. In questo libro magnetico tutto è imprevedibile, perché tutto, proprio tutto, matura nell’immaginario di un’autrice che ha molto da dire e un modo originalissimo per farlo. Reggio Calabria, primi anni Ottanta. La sedicenne Lucia Carbone, studentessa del liceo classico, sequestra un compagno di scuola e lo imprigiona nello scantinato della casa della nonna morta da pochi mesi. Il ragazzo, Rosario Cristallo, è figlio d’un boss dell’Aspromonte, e Lucia lo ha rapito per due buone (o cattive) ragioni: la prima è che la sua migliore amica ne è innamorata, e vuole tenerlo lontano da lei, la seconda è che forse Rosario sa qualcosa sull’assassinio di una zia amatissima. Mentre fa visita ogni giorno al suo prigioniero, la vita di Lucia prosegue apparentemente come al solito: in famiglia – col padre, la madre e il fratellino Gedo –, nel quartiere e a scuola, dove Lucia si innamora di Carmine, un ragazzo dei quartieri alti. Reggio, intanto, città ferita che esce dalla prima guerra di ’ndrangheta, è teatro degli scontri tra il Fronte della Gioventù e il Collettivo studentesco: c’è una sorta di violenza diffusa, che prende strade diverse. E la violenza è anche nei gesti quotidiani di Lucia, e nelle cose, ad esempio in quel coltello rosso che si ritrova tra le mani quando scende nel mondo di sotto, dove c’è il suo segreto. Fino a quando ogni cosa si capovolge, il sopra e il sotto si confondono come tutti gli opposti, e lei matura una decisione inaspettata. “Col buio me la vedo io” è un romanzo che costruisce un universo a poco a poco, con forza, coerenza e una fantasia sbalorditiva, ricco di pagine da incorniciare, come quelle in cui una madre e una figlia piegano le lenzuola calibrando i gesti in una sorta di duello western. Ed è anche un libro sulla giustizia e sul Sud lontanissimo da tutti i clichés: quando usa il dialetto (sempre con parsimonia) non è mai per un effetto di colore ma per cercare a tentoni l’unico senso possibile. Perché il dialetto si può usare «per schermare o per chiarire, è la lingua dei grandi, funziona in tutti e due i modi». E il cibo è soprattutto uno strumento di potere e di controllo: «Se ti sfamo sei salvo, e sei mio». Il modo che ha Anna Mallamo, concreto e immaginifico insieme, di ruotare intorno ad alcuni temi – famiglia, verità, donna, confine, casa –, riaggiornando via via le definizioni nel corso della storia, vi resterà a lungo addosso.

216 pages, Hardcover

Published April 8, 2025

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Anna Mallamo

2 books

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5 stars
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48 (31%)
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19 (12%)
1 star
3 (1%)
Displaying 1 - 29 of 29 reviews
Profile Image for Come Musica.
2,065 reviews629 followers
August 16, 2025
“Noi non lo nominiamo mai il buio, le cose invisibili ce le indichiamo o ce le passiamo con lo sguardo.”

Il romanzo d’esordio di Anna Mallamo (giornalista che seguo da anni su Twitter/X e che adoro) è ambientato a Reggio Calabria, negli anni ottanta.
E la storia Reggio Calabria degli anni Ottanta. La storia ruota attorno a Lucia Carbone, una studentessa che frequenta il liceo classico, che ama le parole ma anche la giustizia, per la quale all’inizio tutto o è bianco o è nero. Lucia trova delle foto che la spingono a compiere un gesto estremo, quello cioè di rapire Rosario Cristallo, figlio di un boss dell’Aspromonte e compagno di scuola, per rinchiuderlo nella cantina della casa della nonna defunta.

“Come si estrae la verità dalle persone? Con quali pinze si piglia, si fa uscire; come si aprono i vasi dei mali del mondo?
– Tu non esci di qua e non mangi finché non me lo dici.
Metto la foto per terra, un poco distante: non può toccarla, deve guardarla per forza.
Gli lascio la luce accesa, mi porto il buio.”

Scatta così la molla che la spinge ad andare a fondo per scoprire la verità, scavando nella storia della sua famiglia, per scoprire il ruolo delle donne in un contesto sociale intriso di silenzi e violenza.

“la famiglia è essere messi in pericolo e salvati, continuamente, dalle stesse persone”

Il “mondo di sopra”, quello della quotidianità di Lucia, si mescola con il “mondo di sotto”, quello della cantina dove Lucia nasconde Rosario: Lucia affronterà così il viaggio di crescita personale partendo dall’aut aut (o è bianco o è nero) per approdare all’et (è bianco e nero); la luce non è separata dal buio, la verità è dentro la realtà con le sue parti oscure: è solo accogliendo tutto, riuscirà a rispondere al suo bisogno di affrontare il trauma dell’omicidio irrisolto della zia Maria.

“Devo stare attenta: appartengo a una famiglia di donne che si trasmettono i pensieri, si leggono le parole sulla bocca chiusa, si rubano i segreti solo con un’occhiata.”

È un inno alla Calabria, a questa terra meravigliosa che ha i profumi, i colori e i sapori intensi delle terre del Sud, dove il dialetto è una lingua a tutti gli effetti (bella come il siciliano a cui ci ha abituati Camilleri o il salentino a cui appartengo). È un inno alle deisse a cui ciascuna di noi deve tutto

“C’è quell’altra parola che mi piace assai, l’ho imparata dopo averla saputa da sempre: «matrilineare». La sento, la linea di sangue che sale, sale fino a scomparire all’indietro. È l’esercito di deisse che ogni tanto appare, potente e sconfitto. Sí, conversiamo con l’ombra e parliamo senza parlare e comandiamo cogli occhi e sappiamo le cose dei morti e vediamo le cose dei vivi, e partoriamo e nutriamo, ma mai siamo padrone e libere. Ora le vedo, le catene del sangue: non una linea, una catena.”

Tra 4 e 5 stelle.

🏆Libro vincitore del Premio Mondello 2025 - Opera italiana

Il modo che ha Anna Mallamo, concreto e immaginifico insieme, di ruotare intorno ad alcuni temi – famiglia, verità, donna, confine, casa –, riaggiornando via via le definizioni nel corso della storia, vi resterà a lungo addosso.

Dalle riviste
🗞️«Nel suo esordio Anna Mallamo mostra una Calabria che sfugge agli stereotipi: ne racconta il versante urbano, cioè la Reggio degli anni Ottanta, dove la criminalità lambisce la vite delle persone. E qui una sedicenne fa una cosa inaudita.» - Nicola H. Cosentino, La Lettura

🗞️«Una lingua tutta nuova che afferma e nega, allarma e consola. La forza di una ragazzina che tenta di riparare il mondo e intanto lo scopre».
Donatella Di Pietrantonio
Profile Image for Giacomo Gasparri.
13 reviews
June 8, 2025
Se ci fossero state 10 stelle, gliene avrei date. Una scrittura modernissima con radici lontane, che ti fa sentire ogni parola. Una storia d’amore, di odio, di folcrore e di verità, come solo il Sud Italia puó darci, sacro e profano, santo e criminale. Anna Mallamo merita voce e questo romanzo merita di essere letto.
Profile Image for Andrea Picariello.
69 reviews1 follower
May 25, 2025
“Vengo da una famiglia di donne che lo sanno: il sangue nutre, il sangue unisce, il sangue protegge.”
Opera d’esordio per Anna Mallamo, ma solo a dirlo suona come una bestemmia. L’autrice si muove con incredibile sapienza nella scrittura di questo romanzo, con audacia e maestria. Un romanzo, questo, che attinge da un contesto fatto di piccole cose, da tanti occhi che guardano e poche bocche che parlano. È la Reggio Calabria degli anni ‘80, dove le strade si macchiano a giorni alterni di sangue. Sangue, un elemento quanto mai cardine di questo volume, che ne caratterizza il colore, le sfumature, l’anima.
Ne “Col buio me la vedo io” buoni o cattivi non esistono, o meglio, vengono sovvertiti. Nulla è come sembra e il confine tra le due fazioni è labile. Sullo sfondo però emerge un solo e autentico nemico: il buio sociale che inghiotte, porta via la voce e nutre l’omertà.
Lucia Carbone si riflette nella presenza costante - nell’assenza della morte - di sua nonna, nell’ombra di zia Rosa, donna libera uccisa e gettata in un fosso dell’Aspromonte. Si riflette nel rapporto fatto di contrasti con sua madre - il capitolo “Balletti” è un capolavoro - e in quella stanza dove rinchiuse Rosario Cristallo, figlio di malavitosi a cui la giovane ragazza attribuisce l’assassinio della zia. Una stanza che prende vita grazie alla scrittura di corpo di Anna Mallamo, che comunica con l’autrice e ne comanda i gesti.
In conclusione, “Col buio me la vedo io” è una lettura da cui si fatica a staccarsi e che non si lascia dimenticare. Perché tutti prima o poi sono chiamati a sfidare faccia a faccia il proprio buio. Chissà che non si riesca a trovarci dentro, poi, una luce.
Profile Image for Nicole Londino.
Author 4 books43 followers
May 10, 2025
4,5 ⭐️

Mamma che libro pazzesco. Protagonista memorabile, linguaggio unico e inimitabile, a metà tra l’italiano e il dialetto calabrese.
Non è un libro che si legge velocemente, né per la complessità dei personaggi, né per la complessità del linguaggio - che comunque trova il modo di esprimere ESATTAMENTE quel che deve.
Perfetto per chi ama la Di Pietrantonio e le atmosfere alla “Io non ho paura”.

Un libro incredibile, di rottura, di rabbia femminile, di catarsi. Bellissimo.

P.S.: unica cosa incomprensibile per me, la copertina. Non trasmette niente dell’essenza oscura di questo libro - ed è un peccato!
Profile Image for Alessia Gagliardi.
16 reviews
July 16, 2025
«Pensavo ai nostri corpi quando crescono e diventano enormi e oscurano il sole e possono ogni cosa, ma poi si disfanno in sangue, s’inginocchiano a lavare i piedi, s’annullano. Pensavo ai corpi nei fossi, che diventano lentamente la montagna, ai nomi che sbiadiscono, al sangue che scolora sulle mattonelle delle strade, nei giorni di guerra.»

Il nome di Lucia Carbone è un ossimoro, come le ha detto un giorno il suo prof di greco, perché ha in sé due cose contrarie: la luce e il buio. E Lucia la luce e il buio li manovra a piacimento, quando entra e esce dalla stanza segreta di sotto, la Caina, che fa parte della casa di sua nonna, Lucia anche lei, ma di cui solo la nipote conosce l’esistenza e il modo di arrivarci. A parte Rosario, che ha seguito Lucia giù per le scale, perché «i maschi ti seguono, se gli racconti una storia e gli fai credere che la conclusione la faranno loro. I maschi ti seguono, se gli mostri un corpo docile che li seguirebbe ovunque».
Rosario è figlio di “malispiriti” e Lucia lo incatena perché vuole sapere la verità dietro l’omicidio di sua zia Rosa (“‘a paccia ‘ra muntagna”), assassinata e buttata in un fosso.
Giorno dopo giorno Lucia lo nutre, perché «se ti nutro ti salvo, se ti nutro sei mio», ma non ottiene informazioni. Eppure, nonostante le abbia lui le catene, è Lucia ad essere incatenata a Rosario, che aveva la chiave delle catene senza saperlo, la risposta alla domanda “a cu apparteni?”, che Lucia non gli dà, perché lei non vuole dividere il mondo in “noi” e “voi” e, alla fine, scoprirà che non può più farlo.
This entire review has been hidden because of spoilers.
Profile Image for Elisa.
89 reviews5 followers
November 3, 2025
Quattro stelle per il lavoro sapiente sul linguaggio.
La trama è esile, per quanto possa apparire sconvolgente e cerca il suo equilibrio nell’ambientazione ben descritta e nel trasbordante mondo interiore dell’io narrante.
Profile Image for Claudia.
328 reviews116 followers
September 14, 2025
Ultimamente ho letto veramente poco e questo non mi dispiace, era uno dei miei propositi di questi anni, tant’è che nel 2025 mi sono rifiutata di aderire alla reading challenge di gr. Quello che non mi soddisfa è che ho letto male: con poca attenzione verso ciò che leggevo/ascoltavo, con molte interruzioni, solo parzialmente immersa nella lettura.

Questo audiolibro non è stata un'eccezione: ho fatto fatica restare dentro il racconto di Lucia Carbone, spesso per motivi personali, ma altre volte per (quello che io considero) i troppi ghirigori di parole. Una bella scrittura, lirica, poetica, infarcita di figure retoriche che a tratti mi ammaliava, attirandomi a sé, a tratti mi respingeva. Molte le ripetizioni di immagini, aggettivi, ”la famiglia è”, ”la città è”, forse sono proprio queste ad avermi convinta solo in parte. Tuttavia, la giovane età di Lucia la si può indovinare soprattutto nelle sue azioni; d’altro canto, il modo di pensare è di una persona adulta e con esperienza, che ha avuto modo di guardarsi dentro e attorno. Non so se mi è dispiaciuto questo aspetto in generale, ma in particolare mi ha persa un po’ durante queste descrizioni piene di comparazioni, parallelismi e allegorie.

Ci sono svariati cerchi entro i quali la protagonista si muove, dal più vicino e asfissiante (la famiglia), passando per la famiglia estesa, e infine la città – che a volte si espande fino a sorpassare i limiti geografici (lo Stretto). Il mondo della scuola è caratterizzato dalle storie/insegnamenti di un prof, dalla migliore amica e da un paio di colleghe (forse ricordo male, l’ho ascoltato nell’arco di cinque settimane) menzionate en passant. L’ambiente che ho preferito è decisamente quello della città, con le passeggiate sotto i platani, il gelato alla crema reggina o nocciola, i caffè del corso, le personagge che abitano le piazze e le vie.

Tutto sommato, lo consiglierei. Detto questo, come ho visto in altre recensioni, è un’altra storia di famiglie, radici e sangue scritta dal punto di vista di una donna/ragazza. Il contributo della lettura in dialetto da parte di una lettrice palermitana (almeno questo mi dicono i risultati online) è fondamentale.
Profile Image for Silvia Fiori.
15 reviews2 followers
May 25, 2025
Sembra che le autrici italiane ormai scrivano solo storie di radici, memorie, suggestioni e tutte celebrative di progenie di donne che le hanno precedute. Non c’è più originalità in questi temi, cambia la regione d’Italia, ma cominciano a essere molto ripetitive. Forse qui si prova a compensare con una variazione di stile, ma il linguaggio ibrido utilizzato, fortemente virato sulle inflessioni dialettali calabresi, è faticoso, soprattutto perché manca la storia; non c’è narrazione, solo descrizione e sempre con una nota intimista, troppo per la testa di una diciassettenne di provincia negli anni ottanta, il risultato è artificioso. L’autrice ha lavorato di cesello, forse per anni, ma non è riuscita a dare sincerità e spontaneità al personaggio: un esercizio da laboratorio di scrittura creativa. La “storia” si risolve in un paio di pagine sul finire del libro, ma il finale non merita il tempo investito nella lettura di questo libro. Dovete essere proprio dei cultori di storie delle radici, di appartenenza, di memoria familiare e di linguaggio territoriale e averne lette ancora poche, così da potervi ancora appassionare, ma sinceramente la vedo difficile.
Profile Image for Ilaria Panaiia.
32 reviews4 followers
April 27, 2025
Sicuramente mi aspettavo qualcosa di diverso, il finale è comunque sconvolgente. ha recuperato punti. Nota di merito allo stile narrativo.
Profile Image for Alessandra Brignola.
694 reviews5 followers
May 16, 2025
Reggio Calabria, anni Ottanta. Lucia ha diciassette anni, vive in un mondo fatto di omertà e sangue, vuole vendicare la morte di sua zia ed è per questo che decide di rapire un suo compagno, Rosario, figlio del boss colpevole di aver ucciso - così sa, così crede - la sua amata Rosa. Ma il rosso del sangue e il buio di una cantina sotterranea non possono impedire alla luce di penetrare, il confine tra giustizia e vendetta è labile e scavando a fondo in una realtà malata si può scoprire più di quanto si è disposti ad affrontare.
Il linguaggio usato da Anna Mallamo è suggestivo, sferzante, richiama un’epoca e la storia di una città intera e si interroga sulla nettezza dei confini esistenti tra vittime e carnefici.
Profile Image for Manuela Rotasperti.
485 reviews15 followers
June 15, 2025
"𝐔𝐧𝐚 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚 è 𝐮𝐧 𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐚 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐞𝐧𝐢 𝐞 𝐝𝐢 𝐯𝐮𝐨𝐭𝐢, 𝐝𝐢 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐳𝐞 𝐞 𝐦𝐚𝐧𝐜𝐚𝐧𝐳𝐞, 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐞 𝐚𝐬𝐬𝐢𝐞𝐦𝐞, 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐦𝐨𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨, 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐞."

Lucia Carbone è una ragazza calabrese molto legata alle radici della sua terra e alle figure femminili della sua famiglia, in particolar modo alla nonna paterna e alla zia Rosa, uccisa sulla montagna che amava esplorare. Lucia attribuisce la sua uccisione al boss mafioso Rocco Cristallo, un latitante dell'Aspromonte. Per questo motivo decide di rapire il figlio Rosario Cristallo e di chiuderlo nel buio scantinato della vecchia casa della nonna, da poco morta. È così che scopre una verità inaspettata e scomoda...

È un romanzo fortemente radicato nella terra calabrese e ne emergono chiaramente tradizioni, usanze, modi di fare che si tramandano da madre in figlia. Riaffiorano così nella protagonista, che è la voce narrante del libro, teneri ricordi di bambina che vanno a toccare tutti i sensi, con profumi e gusti, oltre a vivide immagini del passato. Bellissima la descrizione del rituale del piegamento delle lenzuola, che sembra un balletto silenzioso tra madre e figlia. Al centro della narrazione emerge sicuramente la famiglia, di cui vengono date numerose ed interessanti definizioni, sottolineando come la storia dei genitori non possa non ricadere sui figli e chi viene dopo di loro; un lascito da cui non ci si può sottrarre, sia nel bene che nel male. Si parla di donne che si tramandano i nomi, che comandano dando l'illusione di essere comandate, che riconoscono l'importanza di nutrire e che sanno che il sangue unisce e protegge. È un libro molto profondo, introspettivo e pieno di sentimento. Si parla anche di amicizia, quel legame profondo che unisce anche persone diverse tra loro, che si completano e si sostengono, oltre a scegliersi. Si parla di morte e di morti, che continuano a rivivere in chi li ricorda ed i cui oggetti, come la casa in cui si è vissuti, ne conservano l'anima. E si parla di malavita, di sangue, di faide, ancora così presenti nel sud Italia. L'autrice Anna Mallamo ci regala uno spaccato di vita autentico e lo fa con una scrittura ricercata, a tratti poetica, con una punteggiatura che scandisce bene il ritmo, ma che non risulta di così semplice lettura. Vi sono numerosi termini ed inflessioni dialettali, non sempre facilmente comprensibili. La narrazione è molto lenta, a volte ripetitiva ed un po' ridondante, e non così fluida. Molto interessante e con una svolta inaspettata l'epilogo che porta alla luce dei segreti, quelle "cose rotte" che rimangono nascoste, come un iceberg che cela le sue insidie. Molto bello anche il contrasto tra la luce calda che illumina la terra calabrese ed il buio dello scantinato che imprigiona Rosario, questo buio che si insinua nel presente e con cui ci si deve confrontare inevitabilmente. Una lettura meritevole anche se impegnativa.
Profile Image for Sara.
14 reviews
August 2, 2025
Entri in un libro, nel senso vero e proprio del termine, che ti mostra la realtà meravigliosamente cruda della Calabria. Terra magnifica, generosa, ricca di storie, di volti, ma anche di silenzi e persone sapute e taciute, soprattutto dei morti e dei vivi.
Anna Mallamo aggancia il suo sguardo (e il nostro) su Lucia, una ragazza che ha un mondo intero nella sua testa e migliaia di riflessioni poco conciliabili con la frenesia della vita quotidiana. Osserva, pensa, scruta, pensa, assorbe tutto ciò che la circonda e ingoia con voracità le vite degli altri.
Le sue riflessioni sull'ambiente che la circonda, sulle persone che incontra per strada o che sono stabili nella sua vita, sulla famiglia, sulla morte, sul buio e sulla luce mi hanno affascinata. La capacità di descrivere e cogliere dettagli minuziosi da parte dell'autrice è stata da me molto apprezzata, tranne in alcuni casi, quando l'ho trovata un po' ripetitiva. Ma va bene così: la bellezza della Calabria mi appartiene e mi affascina.
Ho personalmente adorato la presenza del dialetto calabro, mi ha trasmesso un senso di autenticità, di verità e di focosità tipica di quelle terre.
Il sangue è il centro attorno al quale ruota il libro. Il sangue che si mescola, che prova quantomeno a farlo, e non lo puoi fermare, proprio come il mare nello Stretto, proprio come la Tramontana e lo Scirocco. Il bene e il male si mescolano, non è una visione manichea, non potrà mai esserlo probabilmente.
Sta di fatto che con il buio ce la dobbiamo vedere da soli.
729 reviews4 followers
December 5, 2025

Nel 1981, Lucia e Beatrice sono due ragazzine che frequentavano il liceo classico e vivono a Reggio Calabria. Beatrice è attratta da Rosario che fa parte della cosca dell’Aspromonte e che potrebbe essere responsabile con la sua famiglia della morte di Rosa, zia di Lucia. La ragazza è fortemente combattuta da un conflitto interiore sul fare la cosa giusta e un giorno decide di rapire il ragazzo e tenerlo prigioniero.

Un romanzo particolare, in cui forte è il contrasto fra luce e buio, tra pace e rabbia trattenuta.

Il ritratto delle famiglie dello Stretto, dipinto grazie a una prosa che introduce frasi dialettali rendendo più viva e vivace la figura di Lucia e di tutte le donne protagoniste, è ben delineato. La descrizione di anni di violenza, di sangue, di contrapposizione fra la malavita e la giustizia è puntuale e sottolinea le difficoltà di quella terra e il desiderio di rifuggirle.

In conclusione, un libro che non mi è dispiaciuto anche se alcune parti molto statiche hanno affaticato la lettura.
18 reviews
August 19, 2025
Di questo testo ho amato indubbiamente la scrittura: il richiamo alle forme dialettali, le descrizioni così vivide dello Stretto e di una Reggio degli anni '80 che ti sembra di passeggiarci davvero, su queste strade che finiscono nel mare blu.
La storia invece non mi ha catturata, soprattutto il ritmo della parte centrale del testo mi ha fatto rallentare la lettura. Personalmente avrei apprezzato che venisse lasciato più spazio alla parte finale, dove la storia ricomincia a farsi interessante ed emergono le contraddizioni e i segreti di famiglia di cui Lucia, protagonista e voce narrante, era all'oscuro.
Profile Image for Beatrice Penco Sechi.
Author 8 books5 followers
June 17, 2025
Molto, molto bello.
Lo stile di scrittura mi ha rapito per la sua raffinatezza e melodicità, per quanto a volte finisca per annebbiare la comprensione effettiva della trama. Il finale per esempio, più che capirlo l’ho intuito, nascosto com’era in mezzo ai virtuosismi stilistici.
Menzione d’onore all’edizione Audible, letta magistralmente.
Profile Image for Marco.
620 reviews
October 29, 2025
Mi è piaciuto tutto molto: le scelte lessicali, la commistione tra dialetto e italiano e come questa caratterizzi i personaggi, i personaggi, la trama, i rimandi speculari tra un capitolo e l'altro che servono a creare un clima di vortice intorno alla protagonista. Bello, bello, bello.
Profile Image for gallizio.
1,063 reviews53 followers
June 11, 2025
Fractella che non ti capisce ma ti sa
Profile Image for Martina.
10 reviews
July 24, 2025
La quotidianità che si vive in una città del Sud insieme a tanta rabbia, ingiustizie e contraddizioni, che in questo testo trovano però il modo di essere tenute insieme.
Profile Image for Camilla De Bernardi .
28 reviews10 followers
August 29, 2025
bello bellissimo, è un turbine scuro, magnetico, a tratti soffocante che però restituisce una storia limpida e potente
Profile Image for Maria Rinaldi.
4 reviews
September 2, 2025
questo libro l'ho letto in pochi giorni, non è tanto la storia in sé (che è comunque avvincente) ad avermi presa ma proprio lo stile e il modo in cui è stata scritta. Ottimo esordio per la Mallamo
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