"Una mitragliatrice fa a brandelli un uomo all'istante, in mezzo secondo. Non sentirà niente. È un'esecuzione umana. Sul serio, non abbia paura. Una volta e basta. Non farà in tempo a sentire nulla."
Sergej Petrovic Frolov è un professore di filologia all'università di Mosca, sposato con Sveta, sua collega, altrettanto stimata, che viene condannato a morte (PDM) all'inizio del romanzo. La sua colpa è di aver avuto un rapporto sessuale con una studentessa di vent'anni, e quindi minorenne, sebbene lei stessa dichiari di essere stata consenziente. Sveta e Sergej si separano; lui viene condotto in prigione, al Kombinat, e gli viene spiegata la sua condizione. Ogni giorno, alla stessa ora, deve attraversare un corridoio, dove potrebbe essere fucilato da Saša, una mitragliatrice bianca.
La PDM è stata reintrodotta per rendere più umane le esecuzioni, questo da due punti di vista: non ci sono assassini, perché non c'è una persona che uccide direttamente i condannati; questi ultimi non soffrono, perché la forza della mitragliatrice li uccide all'istante. Questo paradosso è lo spunto che ho apprezzato maggiormente e che mi ha fatto più riflettere sulla questione della pena di morte.
Una volta in carcere, Sergej deve adattarsi a questo stile di vita: tutto è sospeso, in quanto lui non sa quando Saša lo ucciderà. La sospensione in cui vive Sergej viene riproposta in maniera costante ma poi incisiva, avrei preferito più pagine di descrizioni dei suoi sentimenti. Molto interessanti invece le conversazioni con i capi delle quattro principali religioni in Russia. La religione viene interpretata come un modo di salvezza, ma se questa salvezza non c'è, che senso ha? Uno per uno, i quattro smettono di cercare di dare conforto a Sergej, che alla fine rimane da solo.
Il romanzo, come scritto subito da Dmitrij Danilov, è spezzettato in scene, come se fossero frame di una sceneggiatura. Questa struttura rallenta il ritmo e non riesce a far empatizzare con il protagonista al meglio. Molto apprezzati invece i riferimenti, espliciti e non, al caro Victor Hugo con il suo Ultimo giorno di un condannato.