Claudio Piersanti, nato nel 1954, ha pubblicato romanzi e racconti, tra cui: Casa di nessuno (Feltrinelli, 1981; Sestante 1993), Charles (Transeuropa, 1986; Feltrinelli, 2000), Gli sguardi cattivi della gente (Feltrinelli, 1992), L’amore degli adulti (Feltrinelli, 1989; edizione ampliata in UE, 1998), Luisa e il silenzio (Feltrinelli, 1997, premi Viareggio Rèpaci per la narrativa, Vittorini-Siracusa, “diario della settimana”), L’appeso (Feltrinelli, 2000), Comandò il padre (Pequod, 2003), Il ritorno a casa di Enrico Metz (Feltrinelli, 2006, premi Napoli, Campiello, Alassio 100 libri - Un autore per l’Europa, Frontino Montefeltro), I giorni nudi (Feltrinelli, 2010), Venezia, il filo dell’acqua (Feltrinelli, 2012) e La forza di gravità (2018).
E forse è proprio il filtro, e la cornice di una finestra, la distanza (il distacco), la trasparenza del vetro, che sottolinea, addirittura acuisce il senso di silenzio che la sua narrativa trasmette.
Ci sono dodici racconti, tutti narrati da io omodiegetico, e sono dodici storie che hanno a che fare con l’amore: incontri, amori che nascono, che finiscono, cercati, consapevoli, dimenticati, difficili… La paura del cambiamento. Il passato che ritorna sbattendo le porte.
Piersanti non giudica, partecipa. Ma con sapiente distacco. E come sempre con Piersanti, il silenzio sembra comunicare più delle parole dette. Infatti, il sommo Pier (Pier Vittorio Tondelli) scrisse all’uscita di questa raccolta: Il silenzio è la vera forza di questi racconti.
E può darsi che la sensazione di “esilio volontario”, di silenzio, di mondo visto attraverso una finestra, sia rafforzata dalla tranquilla scelta di vita solitaria dello scrittore Piersanti che ci tiene a distinguere tra isolamento e solitudine, tra la solitudine scelta e quella forzata. Solitudine che non è sofferenza, ma è riservatezza, pudore. Saper stare con se stessi è arte che Piersanti sembra conoscere, e sicuramente apprezzare. Secondo me è abilità sopraffina.
A fianco, immagino soprattutto per ragioni alimentari, ma data la quantità, forse anche per un pizzico di vanità, c’è un’intensa attività da sceneggiatore, di titoli non sempre all’altezza: si passa da una lunga collaborazione con Carlo Mazzacurati (quattro film sparsi in oltre un decennio), a Pupi Avati e Luigi Magni, attraverso Riccardo Milani e Maurizio Sciarra, senza dimenticare il figlio di Nino Manfredi, Luca. Un’attività che sembra conciliarsi così così con la sottolineata scelta esistenziale di riserbo e distanza.
Gianni Celati accompagna, più che presentare, i racconti di Piersanti componendo la quarta di copertina, dalla quale mi piace estrapolare questa frase: A volerle aprire come ostriche, a volerle forzare a disvelarci qualcosa, queste storie svaporerebbero. Precisamente questo credo sia il modo in cui il pudore diventa forma, o meglio, la forma tangibile del pudore nella scrittura.
Racconti pervasi di malinconia - i rari spiragli di serenità e speranza regolarmente e rapidamente soffocati. L’amaro in bocca, poi, si acuisce sulle frequenti chiusure tronche, come pure su certi passaggi nei quali la semplicità della scrittura, generalmente controllata, perde in accuratezza (es.: “La moglie gli era morta giovane” è una frase semplice, corretta... ma cacofonica). Riguardo ai pregi, Pier Vittorio Tondelli - in quarta di copertina - ha probabilmente colto tra le righe il più consistente: “I silenzi e le pause sono la vera forza di questi racconti”. Ma si vorrebbe di più.
Brevi racconti, piccole storie di umanità, di vicinanza, di bisogni, di amori, di ricerca di compagnia, di anziani, di ragazze e ragazzi, di padri e figli, di amanti, tutti indissolubilmente legati dalla semplicità dei desideri e delle cose che accadono. Nostalgia, passato remoto e futuro, rassegnazione e voglia di vivere, l'amore degli adulti è la possibilità che riemerge con la consapevolezza di ciò che può essere ancora buono, bello, confortevole e che può generare inaspettato stupore.
Raccolta altalenante composta di racconti accomunati dal tema principale già ben esplicitato nel titolo, delineato poi in varie forme e situazioni ed espresso con una cifra stilistica misurata, vera e propria croce e delizia del libro, tendendo nel corso delle pagine a risultare un po’ troppo fredda e correndo il rischio di appiattire le tante emozioni/reazioni messe in gioco nelle diverse storie. Oltre a quello che dà il titolo alla raccolta, tra i migliori racconti: “Il cavalcavia” (escluso prima della riedizione in economica), “La piccola Alberta in volo”, “Un uomo perbene” e “Progetti per un matrimonio”.