È sempre difficile parlare di questa autrice e delle sue opere, perché sono estreme, surreali, trascinanti e volutamente opache. Qui, come in dialoghi con il cielo, ci troviamo davanti a racconti, che hanno molto in comune pur rimanendo autonomi: potrebbero fare parte di un unico mondo alterato. La lente distorta ci porta a pensare a noi, al nostro rapporto con gli altri e con la realtà, la psicologa dei personaggi è deformata eppure iperrealistica in un grottesco gioco di specchi dove il lettore si vede riflesso mille e una volta fino a perdere l'orientamento e la chiarezza dello sguardo. Il fumo del primo racconto, che da il titolo a tutta la raccolta, confonde i contorni, oscura il paesaggio ma forse amplifica il pensiero, i protagonisti ne sono affascinanti e, quasi dimenticandosi il prima, lo considerano un vantaggio: sarà una percezione reale o frutto di una follia collettiva, un meccanismo di accettazione, un'allucinazione lucida? Come sempre le domande superano le risposte, ogni volta che cerchiamo di afferrarle ci sfuggono sbeffeggiandoci