I racconti di questa raccolta mettono in scena mondi paralleli dalla natura meravigliosa, spesso ineffabile, in cui i personaggi si confrontano costantemente con l'enigma e la sorpresa. In una storia, per esempio, la protagonista parte alla ricerca di un fratello del quale non ha più notizie, e che sembra non volersi far trovare, mentre in un'altra un esperto conoscitore di musica riesce a mettere in contatto i vivi e i morti, creando un ponte tra l'esistenza terrena e quella successiva. Mentre gli abitanti di una città si abituano a vivere in una quotidianità avvolta dal fumo dove tutti i contorni sono confusi, un villaggio viene invaso da pietre che spuntano dal terreno, e una vecchia cicala guida il canto estivo dei suoi simili per poi smembrarsi e reincarnarsi in una nuova ibrida creatura. I confini tra la vita e la morte si fanno sempre più labili e incerti, e il mistero regna sovrano.
Can Xue (Chinese: 残雪; pinyin: Cán Xuĕ), née Deng Xiaohua (Chinese: 邓小华), is a Chinese avant-garde fiction writer, literary critic, and tailor. She was born May 30, 1953 in Changsha, Hunan, China. Her family was severely persecuted following her father being labeled an ultra-rightist in the Anti-rightist Movement of 1957. Her writing, which consists mostly of short fiction, breaks with the realism of earlier modern Chinese writers. She has also written novels, novellas, and literary criticisms of the work of Dante, Jorge Luis Borges, and Franz Kafka. Some of her fiction has been translated and published in English.
ma cosa cavolo… forse se lo leggi impari a pensare come una pietra… e a fare un po’ di circo fino a quando non ti rarefai… ad avere un cugino che vola in mongolfiera e che è anche un airone che è anche una luce bianca… la prossima volta che mangeró patate dolci penseró ai labirinti sotto la neve…
È sempre difficile parlare di questa autrice e delle sue opere, perché sono estreme, surreali, trascinanti e volutamente opache. Qui, come in dialoghi con il cielo, ci troviamo davanti a racconti, che hanno molto in comune pur rimanendo autonomi: potrebbero fare parte di un unico mondo alterato. La lente distorta ci porta a pensare a noi, al nostro rapporto con gli altri e con la realtà, la psicologa dei personaggi è deformata eppure iperrealistica in un grottesco gioco di specchi dove il lettore si vede riflesso mille e una volta fino a perdere l'orientamento e la chiarezza dello sguardo. Il fumo del primo racconto, che da il titolo a tutta la raccolta, confonde i contorni, oscura il paesaggio ma forse amplifica il pensiero, i protagonisti ne sono affascinanti e, quasi dimenticandosi il prima, lo considerano un vantaggio: sarà una percezione reale o frutto di una follia collettiva, un meccanismo di accettazione, un'allucinazione lucida? Come sempre le domande superano le risposte, ogni volta che cerchiamo di afferrarle ci sfuggono sbeffeggiandoci
Come pensavo già conoscendo l'autrice, un po' troppo surreale e enigmatico per me. Comunque è stato interessante e da apprezzare per la sua fantasia...
Questi racconti sono oscuri al punto da essere un po' noiosi. E ci sono passaggi strambi, non so se figli di una traduzione infelice, o di un sentire che ho trovato molto lontano e ostico.
Rispetto alla precedente raccolta di racconti, Dialoghi in cielo, Can Xue adotta un approccio più strutturato e controllato in La città del fumo. La scrittura appare più razionale, volta a costruire narrazioni che si configurano come epopee etico-morali, in linea con lo stile de Le mille e una notte. Questo approccio evita trame lineari, invitando il lettore a trarne insegnamento. Pur mantenendo uno stile onirico e disturbante, la raccolta non raggiunge la stessa intensità emotiva delle opere precedenti. L’astrazione, a tratti, rischia di allontanare il lettore anziché coinvolgerlo. Il tentativo di evitare una tensione autentica, fermandosi a un livello di astrazione più elevato, genera una sensazione di incompletezza. L’enigma del tutto, elemento cardine della poetica di Can Xue, nelle opere precedenti creava un vortice ipnotico, mentre in questa raccolta risulta a tratti faticoso. Manca l’impulso emotivo che stimola il lettore a decifrare il codice narrativo, lasciandolo spettatore di un mistero apparentemente inaccessibile. La prosa di Can Xue rimane quella di una grande scrittrice d’avanguardia, ma La città del fumo soffre il confronto con le sue opere maggiori. L’opera appare come un esercizio preparatorio o una variazione sul tema, che tuttavia ruota eccessivamente su sé stessa senza mai raggiungere un punto di esplosione narrativa.
Le recensioni sul retro del libro sono corrette: Can Xue ha davvero una voce unica, che può ricordare Kafka e Calvino, e questi racconti surreali, sempre al limite tra il sogno e il poetico, sono stati una sorpresa. Il problema è stato finirli, perché l’impressione è che i primi 4/5 (in particolare la città del fumo, il villaggio delle pietre, il giovane tamburino) siano davvero belli, mentre gli ultimi 5 diventino davvero troppo ostici da seguire e da leggere con passione.
Dopo aver letto "La strada di fango giallo" della stessa autrice ho riprovato con i racconti. "La città del fumo" che dà nome alla raccolta è un mix di ritmo, suspance e triste indefinitezza che soffoca; bellissimo. Altri racconti li ho trovati così indefiniti da faticare a trovare anche una sola chiave di lettura. Venendo meno quella, non ho trovato nemmeno virtuosismi stilistici se non pura fantasia. Forse un passa indietro per le mie aspettative...
non so esattamente cosa ho letto e ancora più importante non ho capito se mi é piaciuto oppure no
le impressioni erano le seguenti - un binomio tra le città invisibili di Italo Calvino, scritte sotto psicoattivi e quando vedi alcune scene di Myazaki e proprio non capisci neanche cosa dovresti capire
overall devo dire mi sono divertita e a tratti annoiata - ma da una raccolta di racconti ci può stare
Raccolta di racconti surreali molto originale. Su tutto domina un senso di mistero impossibile da scogliere anche se qualche flebile risposta si può intravedere quando una dimensione "altra" si sovrappone alla nostra. Finali sospesi in attesa di un'epifania che in qualche modo mi hanno ricordato una versione "fantastica" dei racconti di Carver.