Sulla riviera romagnola, a due passi da un Adriatico di piombo, nel silenzio di gennaio, si trova il Condominio Oltremare. Le "seconde case" fuori stagione - allegoria lancinante di un presente assiderato, spoglio, eppure infinitamente enigmatico - attendono quiete, in solitudine, il ritorno dei loro proprietari. Un quarantacinquenne in fuga da Milano ripercorre, a ritroso, vicende collettive ridotte a frammenti (l'arrivo degli "uomini delle berline nere", fra i quali Michele Sindona, che costruirono il petrolchimico di Ravenna e gli impianti balneari; la famiglia dei "tedeschi di Pomposa", che finì tra le vittime della Strage di Bologna) e si interroga su se stesso, sui genitori defunti, sulla comunità assente. Fotografie non meno enigmatiche restituiscono la medesima sostanza feriale di questo tempo senza tempo. Non c'è autore, oggi, che quanto Falco interagisca con poetiche e prassi dell'arte fotografica. Le immagini di Sabrina Ragucci, sua compagna di sempre in questa e altre avventure, costruiscono una vera e propria traccia visiva, un "racconto" che non si sovrappone a quello scritto ma lo raddoppia in un controcanto di concretissima allusività.
«Proseguo vinto dalla seduzione che l'ignoto ha quando attraversiamo ciò che è molto abituale.»
Tornare a ripercorrere fuori stagione i luoghi dell'infanzia, i vialetti disadorni, ad aprire cancelli, come luoghi della memoria, arrugginiti, porte e luoghi privi di identità, dietro ai quali si annidano ricordi e fantasmi. Una casa, quella del mare, ereditata dopo la morte dei genitori, dalla quale è stato assente per decenni. Un protagonista, sospeso tra il disagio e la malinconia, tra l'essere fuori posto e l'essere muto oggetto d'arredo dello stesso (non) luogo, corpo estraneo e ago della stessa bussola. Un luogo, il Condominio Oltremare, enigmatico, deserto, miraggio e simbolo di un'epoca - gli anni (i primi degli anni Sessanta del Novecento) in cui si poteva vendere e acquistare un sogno accendendo un mutuo, regalarsi una seconda casa (al mare), come i ricchi, senza esserlo affatto, ricchi. - «Bastava entrare negli uffici milanesi della Nesco, sedersi a un tavolo e indicare la piantina della villetta con il dito, lo stesso che attivava il cuore dell'uomo.» Fotografie, quelle di Sabrina Ragucci, compagna dell'autore, che mute seguono, indicano, raccontano silenziose, senza interferire, mimetizzandosi fra le parole.
Una costa turistica - quella che da Lido delle Nazioni si allunga attraverso il Lido degli Scacchi, Porto Garibaldi, fin verso il Lido degli Estensi - nei pressi di Comacchio e delle Saline - strappata alle paludi, ai cacciatori e ai pescatori, per quattro spicci dalla finanziaria degli uomini con le berline nere (a capo della quale manovrava già, come un occulto burattinaio, Michele Sindona) - che non esisteva, ma che con chilometriche gettate di sabbia di riporto diventava la spiaggia del Nord Italia, la riviera degli impiegati. Luoghi, come quello del Condominio Oltremare, in cui la vita si anima solo d'estate, e dove, dall'incipit eloquente, non c'è il cimitero. Nemmeno uno di quei piccoli cimiteri abbandonati, dove la natura recupera se stessa, a indicare che non c'è nulla che assomigli a un insediamento sociale, ma solo agglomerati urbani a tempo determinato, stagionale. Una scrittura evocativa, geografia dell'essere, ricerca dell'essere, orientamento dell'essere, puntello dell'essere: accusa, pentimento, indifferenza, ignavia, reminiscenza. Una scrittura, quella di Falco, sorprendente, indagatoria, misurata, esatta. Un'edizione, quella de L'Orma, al solito curata e preziosa, nel mio caso battezzata con un bicchiere di Rosso inclinatosi pericolosamente, e a sorpresa, e ora impresso sulla carta a futura memoria.
«Gli uomini delle berline nere sono arrivati fino a qui, dove non c'è il cimitero, nel tratto di terra tra la foce del Reno e quella del Po, venticinque chilometri a nord del petrolchimico, per riscrivere la geografia. Sono arrivati nuovi camion, gru cingolate, ruspe, hanno replicato quanto accaduto nell'area del petrolchimico e abbattuto pini marittimi, prosciugato lagune, gestito il paesaggio mutevole e nomade di ogni località marina vicino alle foci, la morfologia condizionata dall'azione costruttrice e distruttrice del mare e dei fiumi, in un'area molto più estesa del petrolchimico. Da sud a nord, si chiamano ancora oggi Lido di Spina, Lido degli Estensi, Porto Garibaldi, Lido degli Scacchi, Lido di Pomposa, Lido delle Nazioni, Lido di Volano.»
Riuscito esperimento di dialogo fra testo e immagine. Laddove a farla da padrone sono le parole di Falco, che cesellano, mettendo in fila ricordi e sensazioni, uno spaccato sociologico dell'Italia (non solo della riviera romagnola) anni '80, il controcanto è rappresentato dalle fotografie di Ragucci, quasi mai un commento letterale ma sempre un rimando che allarga il campo e allunga i tempi del racconto, nella sedimentazione del tempo delle cose, esposte all'occhio di oggi, che recano memoria del passato in cui scava il testo principale.