Oggi sono qui per parlarvi di un'altra bellissima opera arrivata nelle nostre librerie e online.
Come sapete sono una grande amante del genere, quindi potevo mai farmela scappare? Assolutamente no.
In un appartamento troppo stretto per contenere sogni e fallimenti, tre fratelli condividono più che un tetto: condividono la sensazione di essere rimasti indietro. Nostra signora che sei nell’attico è una commedia familiare dal retrogusto amaro, che racconta con ironia e lucidità le dinamiche di una famiglia disfunzionale, dove l’eredità non è solo economica, ma soprattutto emotiva.
Tre fratelli, una nonna e un’eredità che non arriva mai
Simon, Lia e Valerio sono cresciuti tra assenze e promesse mancate. La madre è sparita da tempo, i padri (ognuno il proprio) sono figure evanescenti, e l’unico punto fermo è Franca, la nonna: una donna devota solo a sé stessa, che brandisce il rosario come un’arma e l’eredità come una catena.
Ogni domenica, i tre si alternano al suo capezzale, sopportando umiliazioni e frecciate velenose nella speranza di essere “scelti”. Ma quando Franca affida a Simon un incarico apparentemente innocuo, la situazione precipita in una spirale di equivoci, bugie e tentativi maldestri di ribaltare i ruoli.
Una satira familiare tra sarcasmo e malinconia
Federica Bosco firma una storia che fa ridere e riflettere, con uno stile brillante e dialoghi che sembrano usciti da una pièce teatrale. L’umorismo è tagliente, ma mai gratuito: ogni battuta nasconde una ferita, ogni scena grottesca rivela una verità scomoda.
L’autrice gioca con i cliché della famiglia italiana, ma li ribalta con intelligenza, mostrando come l’amore possa sopravvivere anche sotto strati di rancore, silenzi e sarcasmo.
Conclusione: una commedia umana che colpisce nel segno
Nostra signora che sei nell’attico è un romanzo che racconta la fatica di crescere quando nessuno ti ha insegnato come si fa. È una storia di legami tossici, di illusioni e di piccoli atti di ribellione quotidiana.
Perfetto per chi ama le storie familiari con una vena di follia e per chi sa che, a volte, ridere è l’unico modo per non crollare.