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Di qua dal faro (Scrittori italiani e stranieri)

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Italian

286 pages, Hardcover

First published January 1, 1999

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About the author

Vincenzo Consolo

53 books13 followers
Vincenzo Consolo (born in Sant'Agata di Militello on February 18, 1933) is an Italian writer. He has lived in Milan since 1969. He debuted in 1963, but gained wider attention in 1976 with Il sorriso dell’ignoto marinaio (The Smile of the Unknown Mariner) and has since become an awards wining author. He is convinced that ""non si possono scrivere romanzi perché ingannano il lettore", and writes novels with a poetic influence.

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Profile Image for Rosaria.
64 reviews2 followers
June 10, 2018
Questo libro è per coloro che amano il mare e la terra, la storia e il mito, la letteratura e la politica.
È un racconto e un saggio sulla Sicilia e sul Mediterraneo che la circonda, sull’Italia e su quelle culture straniere che si sono avvicendate, incontrate, intrecciate sulle nostre terre, nelle nostre vene, nel corso dei secoli.
Consolo è una delle penne migliori della letteratura italiana contemporanea e con questo libro, che cattura e istruisce, affascina e arricchisce, ne dà prova.
Profile Image for ferrigno.
554 reviews111 followers
September 14, 2012


Una raccolta di saggi sulla sicilia, la storia della sicilia, le dominazioni in sicilia, gli scrittori siciliani.
Lo stile è quello massimalista, ricco, manierista di Consolo, ma al di là dello stile c'è impegno, anzi passione civile e una grande ricchezza di rimandi culturali. Un libro che invoglia a leggere altri libri e rileggerli con i nuovi strumenti critici messi a disposizione da Consolo.

Segue uno stralcio dal saggio "La conversazione interrotta" su Sciascia, che mi fa ripensare ai saggi sul noir di Gilles Deleuze. ( http://www.24sette.it/contenuto.php?i... )
"Ad un letteratino che manifestava antipatia nei confronti del romanzo poliziesco, per la mancanza di scrittura, diceva, o meglio per la presenza di una scrittura funzionale che questo genere letterario ha di solito, per il prevalere in esso del contenuto sulla forma, della comunicazione sull'espressione, per il suo meccanico ingranaggio che lascia fuori la poesia, Leonardo Sciascia, sorridendo di un sorriso gra l'enigmatico e il divertito, cercava di far capire che il romanzo poliziesco è importante, a volte necessario, e pazienza se risulta privo di forma e carente di poesia (peggio per la forma e peggio per la poesia, avrebbe detto). [...]
Capì allora il giovane letterato che cosa nascondeva il sorriso di Sciascia, capì cos'era per lo scrittore il racconto poliziesco: uno strumento-il più opportuno e il più valido, il più robusto e più appuntito, il più lucido senz'altro- per affrontare la realtà, la oscura, terribile realtà siciliana. [...]
Lo scrittore si calava con la sua lampada da minatore nei sotterranei del potere e, illuminando, ecco che si aprivano allo sguardo, si scoprivano nuove, occulte gallerie, insondabili, paurosi meandri. I suoi polizieschi non erano dunque che amare e dolorose metafore della realtà politica italiana."
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