Bella e Felice sono destinati l'uno all'altra. Soprattutto perché Felice ha commissionato Bella a Dio, che assembla esseri umani cucendo assieme pezzi di carne dentro un mattatoio. Felice ha scelto con cura i pezzi con cui fare Bella, senza neanche farsi troppi scrupoli per ottenere i migliori. Ma la dovrà trovare là fuori nel mondo, questa è la regola di Dio. E il loro mondo è fatto di guerra, tutti contro tutti, una città contro l'altra, senza neanche più sapere chi è il nemico, in un'ipotetica Italia futura dal sapore mitteleuropeo, devastata e abitata da un'umanità corrotta in totale disfacimento. Bella, che non è la classica principessa in attesa di un eroe, vagherà in questo mondo in putrefazione, fatto di violenza e depravazione e imparerà a sopravvivere, suo malgrado in attesa del suo incontro con il destino e con Felice, che nel mentre la cerca e che a sua volta non ha proprio le caratteristiche del principe azzurro. Omaggio al Frankenstein di Mary Shelley, declinato al femminile, dal sapore letterario e underground, parla di carne, di putridume, immondizia materiale e umana, grottesco e orrorifico con un inaspettato ma chiaro sguardo di genere che dà un sapore tutto nuovo a tutto questo marciume, solitamente raccontato con voci maschili.
raga io ve lo giuro, se vi becco un'altra volta a parlare di rom e sinti come z* o ""gitani"" giuro che non rispondo di me.
A parte questa mia piccola osservazione, voglio indietro l'ora e mezza della mia vita che ho passato a leggere questa brutta copia di Frankenstein e Volodine.
"… le ha raccontato del reflusso e della definitiva estinzione di ideologie marxiste di stampo leninista, della resistenza di sacche anarchiche, del ritorno delle destre, del regionalismo autarchico, del collasso definitivo dell'illusione democratica di internet e del mercato globale, fino alla guerra cronica a oltranza."
Il racconto di Valentina Ramacciotti mi ha conquistato, grazie a una prosa al contempo raffinata e grottesca. Per quanto la parabola di Bella possa ricalcare il Frankenstein di Shelley, come segnalato nelle varie recensioni – anche se trovo abbia più senso associarla a Povere Creature! di Alasdair Gray –, le tematiche socio-politiche messe sul piatto da Ramacciotti avvolgono il trope dell’innocente creatura in balia di un mondo corrotto, proponendo sfumature critiche altrettanto fondamentali per comprendere la storia.
L’Italia distopica, di un futuro non identificato, si discosta da quella illuminista e vittoriana dei romanzi sopracitati: ciò che troviamo in questo racconto è un ritorno al degrado, dopo un lungo periodo di civilizzazione, che ha visto regredire la popolazione a causa di una perpetua guerra di trincea. Il tema del femminile è al centro del racconto: viene rappresentato da una parte come vittima – l’ingenuità di Bella e l’oggettificazione del suo corpo la portano a subire oscenità d’ogni tipo, che le negano la possibilità di esplorare il bello della vita –; ma, dall’altra, viene narrato che l’azzeramento della natalità sia frutto dell’autodeterminazione procreativa delle donne. In pratica, il punto è mettere in luce quanto la libertà individuale possa comportare un cedimento dell’equilibrio globale, in una società basata su dogmi conservatori.
In questa cornice di ambiguità, le prevaricazioni che la protagonista subisce – dalla sua creazione all’incontro predestinato con “l’amore” – sono descritte con una cruda disillusione, che ben presto diventa lo stato in cui verterà Bella, fino a raggiungere l’apice nell’epilogo. Un viaggio nell’interiore, ma anche e soprattutto nell’esteriore: l’essere umano non può fare a meno di sfogare le proprie frustrazioni su ciò che lo circonda, causando un lento declino collettivo. Niente di meglio di un godibile racconto stratificato, brava Eris Edizioni!
Bella e Felice di Valentina Ramaciotti é un racconto che ti invita a guardare cosa succede quando l’amore diventa possesso, quando la creazione diventa pretesa, quando Dio è un macellaio e il mondo un campo di battaglia in decomposizione
Bella e Felice sono “destinati” l’uno all’altra. Ma chi lo ha deciso? Felice, che ha ordinato Bella come si ordina un oggetto, un’arma, un corpo perfetto. E Dio — un dio assente, crudele, che cuce carne nel buio — acconsente.
In un’Italia distopica, tra macerie e cenere, Bella si muove tra resti umani e morali, in un mondo dove il male é a cielo aperto: la violenza, la sopraffazione, il desiderio malato di controllo. E intanto Felice la cerca. Non per amarla. Per completarla. Perché Bella, in fondo, è sua. O così crede.
Il racconto è un omaggio a Frankenstein, ma qui il corpo femminile é un terreno di conquista. Il mito romantico fatto a brandelli, ripulito dalla patina e riconsegnato in forma di carne viva e marcia. È una storia che mi ha donato rabbia, una rabbia necessaria, sporca e feroce. Una storia che nonostante la brevità colpisce al punto e fa riflettere come non mai…
La scrittura dell’autrice mi ha colpita per il suo minimalismo, poiché spogliata fronzoli lascia spazio a un’intensità emotiva che arriva improvvisa come uno schiaffo, vorrei sicuramente leggere altro di suo. Non é adatto peró a chi é debole di stomaco, perché nonostante la brevità é molto cruento, ma io lo consiglio assolutamente, come tutti i libri che ho letto di Eris Edizioni.
Una donna molto bella viene creata da un tizio - un macellaio - che si fa chiamare Dio. Dio l'ha creata per un uomo, Felice. Felice, quando la trova, dopo che lei è stata usata-stuprata-malmenata, decide che Bella è solo sua, e la imprigiona.
Bella e Felice m'è sembrata la storia di una donna più o meno normale, forse maledetta dall'essere bellissima in un mondo in cui non sembrano esistere donne bellissime. Bella e Felice forse è la storia di Frankestein se la Creatura fosse stata una donna molto bella.
Ammetto di non sapere bene come approcciarmi a questo breve racconto di Ramacciotti.
La prosa dell'autrice è, fin dalle prime pagine, cruda, cinica, chirurgica: con pochi e definitivi tratti, riesce a dipingere un mondo fatiscente e marcio fino al midollo, dominato solo dagli istinti umani più bassi e violenti, al punto da sembrare una vera e propria discesa in un girone infernale. Bella — figura ispirata liberamente alla creatura di Frankenstein, sebbene a mio avviso non ne raggiunga la complessità intima e filosofica — incarna inizialmente un’innocenza infantile, pura e fragile, destinata a essere straziata, sfruttata e piegata al servizio dello sguardo e dei desideri macabri dei personaggi maschili, espressione di una cultura machista e patriarcale. Il suo percorso si apre sotto il controllo di un Dio-macellaio che ne assembla il corpo, e si conclude con una liberazione fisica tanto violenta e crudele quanto lo è la realtà in cui si muove e da cui non può sottrarsi.
𝘉𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘦 𝘍𝘦𝘭𝘪𝘤𝘦 non è stata affatto la lettura che mi aspettavo: è una storia controversa e disturbante, in cui il corpo femminile diventa — letteralmente — carne da macello, e in cui l’emancipazione finale non riesce, almeno per me, a costituire un climax pienamente soddisfacente o risolutivo, soprattutto a fronte della passività costante della protagonista lungo l’intera narrazione. La bellezza femminile è rappresentata come una condanna senza ritorno, posta sempre in contrasto con la vecchiaia e la bruttezza degli altri personaggi femminili, verso cui si riversa una repulsione costante. Una dicotomia forse banale, ma con ogni probabilità volutamente esasperata.
Lo stile dell’autrice è sublime e senz'altro consapevole, ma nonostante ciò, non riesco a togliermi la sensazione che qualcosa in fondo continui a non convincermi del tutto: una perplessità che mi ha accompagnata per l’intera lettura fino alla sua conclusione.
Ho trovato questo libro per caso da @letteraventidue dopo aver letto la trama, ero veramente curiosa di leggerlo. Mi è piaciuto molto, è proprio una lettura che grida il mio nome. Riconosco l'omaggio a Frankenstein, che purtroppo non ho ancora letto. Ci troviamo in un Italia durante una guerra. Abbiamo questi due protagonisti Bella che è la nostra Frankenstein e Felice quest'uomo che la realizza non per amore ma per possederla, in ogni senso. Ho provato tanta rabbia e disgusto, in diversi punti di questo racconto breve. Mi è piaciuta molto la parte di scoperta per Bella, che non so perché mi ha ricordato moltissimo "Povere creature" il film. La scrittura è stata asciutta e senza troppi sproloqui, di solito non apprezzo questa scelta, ma qui l'ho percepita come necessaria per raccontare in maniera più cruda e diretta. Lo consiglio? Se siete degli amanti del genere fantascientifico e femminista è perfetto per voi.
Not exactly sure what to feel to be honest, but I definitely did feel. I think I liked the ending, at least that seemed somewhat hopeful. Most of the rest is kinda depressing, disgusting and more. But who's to say that that's not exactly something art should be doing as well. I phrased that horribly. Anyway, I felt for Bella. She is kinda literally born at the start of the story and to throw her into this horrible world is kinda just... I don't know. The writing was beautiful, if a little pretentious at times. Oh and the edition and cover of this book are gorgeous! When I saw it at the store I immediately knew I had to buy it and I am glad I did.
#RECENSIONE 🪴 📖 una realtà distante, con un dio in grado di generare vita dalla carne in un mondo senza fanciulli in grado di nascere e crescere, possiamo rivederci il nostro mondo se non persino noi stessi? è proprio questo che mi ha dato leggere il nuovo racconto 'Bella e Felice', in arrivo proprio al Salone del Libro per la collana 'I Tardigradi' di @erisedizioni che ringrazio per la copia digitale. 📖 in questo breve racconto, valentina ramacciotti ci racconta di una società che dovrebbe risultare al nostro sguardo 'distopica', ma che tanto lontana da essa non è poi così tanto. infatti la protagonista, bella, non è altro che la donna più bella del mondo e che nasce con lo scopo di rendere Felice, il suo futuro compagno e dunque promesso, felice (scusate il gioco di parole, ma il senso credo sia proprio quello). senza entrare troppo nei dettagli, l'autrice mostra una realtà dove il femminile viene inabissato dal senso di potere maschile che ricalca la nostra realtà. nel corso della lettura mi è infatti subito saltato all'occhio come i due nomi dei personaggi richiamino non solo i ruoli dei due personaggi, ma anche quasi gli 'archetipi' che rappresentano all'interno della società, gli stereotipi di un genere che ancora ci legano al vivere. 📖 in generale mi è piaciuto molto, si legge in fretta (d'altronde si parla di un racconto) e colpisce nei punti giusti quando deve, con i vari richiami palesi e che sono resi espliciti sin dalla trama: mary shelley tra questi. se devo trovare un difetto che ha reso un po' più difficile la lettura è sicuramente l'accostamento ad un'altra opera molto conosciuta grazie al suo film, ovvero povere creature, che è molto presente come riferimento all'interno del racconto, direi forse un po' più del previsto. ad ogni modo, lo consiglio volentieri!
Atratta dalla premessa secondo vui era un retelling di «Frankenstein» mi sono lasciata convincere a leggerlo, anche atratta dall'interessante premessa femminista, ma inevitabilmente mi è risultato grottesco in un modo spiacevole e decisamente eccessivo con una crudeltà e una grossolanità che inevitabilmente mi ha lasciato disinteressata solo rivoltata dalla volgarità senza scopo. Un'idea carina ma la realizzazione è indecente.
Minimale, crudo, violento. Questi gli aggettivi per il destino di Bella, nata per pretesa di qualcuno e per compiacere gli sguardi e le voglie altrui. Una storia cruenta, che non risparmia, sebbene non mi abbia convinta completamente.
Si legge in un soffio. Non è tanto la storia in sé a meritarsi 5 stelle (il trope è abbastanza macinato, diciamo così) ma la scrittura impeccabile. Una narrazione scorrevole, minimale, cruda, che però mantiene un uso del lessico sublime, minuzioso.
nel weird girl book club entra a pieno diritto questa splendida lettura titolo che dovreste già iniziare a mettere in lista, perché in fondo se c'è una tipologia di letture che non stanca mai, sono proprio quelle letture strane con protagoniste iconiche (e alle volte folli)
•Bella è stata creata da Dio, è nata cucendo e raggruppando parti del corpo presi da c4d4v3r1, pezzi rigorosamente selezionati da Felice, che ha scelto le carni migliori per permettere a Dio di creare la sua donna ideale
E mentre Felice vaga alla ricerca della ragazza, Bella viene gettata in un mondo in guerra, in un mondo devastato dalle v10l3nz3 e dagli 4bus1
Intorno a lei città devastate, di cui non rimane altro che macerie, carcasse, immondizia e putridume in mezzo a questa devastazione Bella dovrà imparare a sopravvivere ma la cosa più importante che imparerà è che non può fidarsi degli uomini e tra loro è compreso Felice, l'uomo a cui sembra essere destinata
e -we support that- questo insegnamento Felice lo pagherà caro
Bella e tutte le parti che l'hanno formata riusciranno a riprendere il controllo del proprio corpo, finalmente libere da un mondo e da un uomo che le vuole sottomesse
'Bella e Felice' è una lettura perfetta per le Mary Shelley daughters, ma anche per chi ama le atmosfere distopiche con ambientazioni grottesche (e con un pizzichino di feminine rage)