"Lo stile, in un grande scrittore, è sempre anche uno stile di vita, non certo nel senso di qualcosa di personale, ma come invenzione di una possibilità di vita, di un modo di esistenza". Per Deleuze, se la vita attraversa le opere degli scrittori, questo attraversamento non avviene senza sofferenze, lacerazioni e fughe verso la follia. Etica, clinica ed estetica si intrecciano nello stile dello scrittore, ne fanno un medico della civiltà, folle e sintomatologo. La letteratura corrisponde così a un processo di interrogazione politica, dimostrandosi il grimaldello con cui Deleuze sblocca le serrature disciplinari di psicoanalisi, fenomenologia e linguistica. Il confronto deleuziano con gli scrittori libera la letteratura dagli accademismi e dai formalismi a cui è soggetta; sul sentiero tracciato da questa "selvaggia" critica letteraria si incontra la suggestione della lingua animale, creata dagli scrittori più cari a Deleuze, tra cui Masoch, Melville, Kafka e Artaud. La lingua animale è il divenire della lingua e si esprime al confine tra scrittura e vita, tramite un processo di liberazione della soggettività.
Scrivere è liberare la vita da ciò che la imprigiona.
Leggere Deleuze è una continua lotta. Questo libro restituisce molto puntualmente, passo dopo passo, linea dopo linea, questo "spirito" introducendoci al rapporto di Deleuze con la letteratura. Ma fa anche di più: ci spinge verso il fuori, verso quella sperimentazione creativa che accomuna letteratura e filosofia.