«È graffiante ed elaborata la penna di Paola Cereda… nel restituire al lettore queste “vite minuscole”.» Flaminia Marinaro, «Il Foglio»
«Con una scrittura elegante e al contempo allegra Paola Cereda riesce in un compito mai semplice, riportare alla memoria una vicenda poco raccontata, se non dimenticata e taciuta.» Lorenzo Marone, «Tuttolibri, La Stampa»
«Con scrittura ironica e sorvegliata, Paola Cereda ci consegna un microcosmo appassionato.» Brunella Schisa, «il Venerdì, la Repubblica»
I trentenni Leonardo e Gioia vivono a Pietra Alta, quartiere periferico di Torino. Le loro vite cambiano quando decidono di ospitare Momogol, un ragazzino senegalese che ha lasciato il suo villaggio per andare ad allenarsi a Dakar in un’improvvisata accademia di calcio che, in cambio di denaro, dovrebbe trasformarlo in un campione e garantirgli così un contratto con una squadra europea. Dopo un periodo nella capitale, un falso procuratore lo fa arrivare in Italia dove Momo scopre l'amara verità: per lui non ci sono né provini né grandi squadre. Il calcio smette di essere una possibilità e crescere lontano da casa e dalla madre si trasforma nella sfida più importante. Ci sono storie che diventano speciali solo se qualcuno le racconta, e quella di Momo ha due possibilità: esistere insieme al suo protagonista oppure restare invisibile insieme a quella di altri sessantamila non protagonisti che, come lui, nell’ultimo decennio sono caduti nella rete del football trafficking. In questo romanzo, Paola Cereda dà voce a una storia vera che pochi conoscono, raccontando l’attualità di due periferie del mondo geograficamente lontane eppure vicine nelle loro dinamiche e in una delle sfide più impedire che ai giovanissimi – e a noi tutti – vengano rubati i sogni.
Libro con una storia nuova, una narrazione di storie di migrazioni diverse, che mette in luce un traffico diverso dai soliti che siamo abituati a leggere e sentire. Finale interessante, anche per il modo in cui è narrato.
Bel libro, apre uno cono di luce su un fenomeno, quello del football trafficking, che è un fenomeno che accade in Africa oggigiorno per cui giovani ragazzi che aspirano a giocare in una squadra prestigiosa di calcio vengono allontanati dalle famiglie che subiscono estensioni e economiche per essere dirottati in presupposti campi sportivi, finendo in realtà a fare gli schiavi. Il libro parla di un ragazzino col sogno di fare il calciatore, che finisce in Europa - Torino - dopo essere stato ingannato da una queste organizzazioni in una casa alloggio e che viene adottato da una coppia di giovani che gli garantisce una vita sostanzialmente agiata e gli permette l’accesso a quel mondo da lui tanto auspicato. Ho scritto un libro, tempo fa, in cui descrivevo la vita sfortunata di un giovane calciatore dal passato difficile che non riusciva a reagire agli eventi luttuosi che il suo passato si portava dietro, distruggendo così la sua vita e le sue speranze. Questo libro mi sembrava un controteorema. Un giovane calciatore dal passato difficile che viene spinto in alto dall’umanita felice che incontra. Mi piaceva. E invece nelle ultime pagine la Cereda ha scelto di avvalorare il mio teorema. Niente di buono per chi ha avuto in sorte le carte sbagliate Un po’ mi è spiaciuto, perché aveva costruito dei presupposti bene, e mi sembrava una bella impalcatura Il voto è perché il libro è ben scritto, la scrittura è solida, forse un po’ troppo divagante per i miei gusti
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Nel romanzo di Paola Cereda L’unico finale possibile (Bollati Boringhieri), il quartiere periferico di Torino di Pietra Alta confina con una delle periferie del mondo contemporaneo: un villaggio nel Senegal dove i bambini diventano adulti presto e i sogni si vestono con le maglie di calcio di atleti che giocano in Europa. Sembra una connessione improbabile, lontanissima, ma si tratta di una vicinanza emotiva più che geografica, che mette in relazione un quartiere dove già vivono geografie diverse alla vita di Momogol, che arriva dal Senegal per giocare a calcio in Europa, con i documenti e la promessa del benessere, e all’aeroporto di Malpensa scopre il suo reale destino, finendo per viaggiare su un autobus in direzione Torino da irregolare.