Credevi fosse vero amore, ma non ha funzionato. E non funzionerà mai finché non capisci perché tutte le storie finiscono sempre allo stesso modo, anche iniziando all'apparenza diversamente. Senza la capacità di guardarti dentro - di capire cosa provi e cosa sentono gli altri - senza una mappa che ti spieghi per filo e per segno come sono fatte le emozioni - a cosa servono, come mai sono necessarie alla tua sopravvivenza, perché molte le reprimi - continuerai ad averne paura, a sentirti una persona sbagliata o rotta, incapace di amare e di lasciarti amare. Non è amore se le sue idee diventano tue, se curi per farti amare, se ti sostituisci all'altro, se non te ne vai perché hai paura di fare del male, se i tuoi obblighi si confondono con i tuoi bisogni e cancellano i tuoi desideri. Perché per quanto romantica possa sembrare la tua idea dell'amore, il romanticismo, ti ricordo, prevede vittime. E la vittima è il risultato della guerra, non della coppia. Se hai paura che il tuo cuore non guarisca più, se qualcuno ti manca, se ti chiedi se hai fatto abbastanza, se vali abbastanza, guarda dentro di te e poi dammi la sei un essere straordinario, ora tocca a te avere coraggio e fare di te una persona intera, ho fiducia in te, non avere paura. Cominciamo.
Maria Beatrice Alonzi è scrittrice, esperta di comunicazione e nuovi media, specializzata nella gestione della reputazione, cultura ed etica degli spazi digitali. Oltre la laurea in Scienze Umanistiche – dell’Università Statale di Milano – ha un master in Tecniche e Metodi di Analisi Comportamentale e Analisi Scientifica del Comportamento non-verbale; è speaker di TEDx, relatrice per l’Università Sapienza di Roma e divulgatrice scientifica con focus sulla salute mentale. Dal 2019 ha scritto quattro saggi e un romanzo, tutti best-seller, tradotti in più di 15 Paesi. È inoltre editorialista televisiva e, sceneggiatrice.
Sta lavorando al suo prossimo libro, in uscita in primavera 2026 per Mondadori, e sta curando per Colorado l’adattamento audiovisivo della trilogia “Kiss Me Like You Love Me” di Kira Shell, scrivendo il soggetto e la sceneggiatura del primo film della saga.
Perché finisce è un libro che mi è piaciuto, senza però lasciarmi un’impressione fortissima — da qui le mie 3 stelle. L’ho trovato interessante soprattutto per come ripercorre il ruolo delle emozioni: perché le proviamo, a cosa servono, da cosa nascono.
Non è un saggio pesante, ma piuttosto un invito a riflettere su come ci relazioniamo con il dolore, la fine delle cose, e la nostra capacità di trasformare quello che ci fa male in qualcosa di utile. Lo consiglierei a chi sta attraversando un momento di chiusura o cambiamento, ma senza aspettarsi risposte assolute. Più che dare soluzioni, offre spunti di consapevolezza.
Ci sono degli spunti interessanti da cui effettivamente si può riflettere e portare a casa qualcosa. Il modo in cui però vengono trattati certi argomenti è un po’ riduttivo e semplificato al midollo. Il libro, per l’aggiunta, è direttamente pensato per una specie in particolare di persone… In sostanza, bisogna un po’ filtrare quello che c’è scritto, però l’idea mi piace.
Purtroppo a parte due o tre concetti interessanti, la lettura è arrovellante, non sembra esserci direzione ma un flusso di concetti che non sembra concludersi mai.
Ci sono degli spunti di riflessione interessanti. Tuttavia il limite credo sia voler toccare e condensare tanti argomenti complessi (relazioni, attaccamento, ecc.) in così poco spazio.
Credo di aver capito che questo tipo di ‘guide’ non sono il mio genere. Ho trovato questo libro inevitabilmente riduttivo, per quanto l’autrice si sforzi di includere tutti i casi e situazioni possibili è un argomento troppo complesso e diverso da persona a persona per essere trattato in questo modo. Alcuni concetti sono interessanti ma tanti altri, forse dipendendo dal tuo grado di introspezione, piuttosto banali. In linea di massima l’ho trovato drammatico e un po’ stereotipato. Vorrei avere l’opinione di qualcuno che si è rivisto davvero in queste descrizioni tanto da faticare nella lettura e avere bisogno di quelle pause e di tutte le sue guide e parole di conforto. Forse non era solo il mio momento per leggerlo.