«Questo libro ha a che fare con la linguistica come io assomiglio a un orso bianco o se preferite nero. Non ho nessuna intenzione di sciorinarvi un'opera corretta, metodica, e men che meno colta, accademica, incomprensibile ai più e infine del tutto inutile a chi sfaccenda pieno di cazzi suoi col tempo che vola. D'altronde non ho neanche voglia di mortificare una scienza (arte?) meravigliosa riducendo tutto all'osso e tirar fuori un "bigino" per deficienti. L'intento è un altro: è quello di farvi innamorare. Avete letto bene! Farvi innamorare della parola. Penserete "questo è matto". Scommettiamo? Sono i miei ottant'anni d'amore, raccolti da decine e decine di fogli sparsi qua e là nel tempo, stipati in block-notes, quaderni, schemi per lezioni, sghiribizzi personali, letture sottolineate, ricerche notturne, confronti, domande infinite, scoperte mai immaginate da altri, un gioco famelico a sapere e chiarire, un'ubriacatura di luci intermittenti, ipnotiche, fatali, perché più ci entravo in quelle parole, più sentivo una foga irrefrenabile a entrarci, e capivo, comprendevo a pieno la "vera" essenza di tutto, la corposità, la fisicità di quelli che pensiamo solo suoni e invece sono codici risolti perché perfette in noi si rivelino le emozioni, le commozioni nostre e degli altri; le parole sono un groviglio logico di foni, suoni che specchiano l'uomo. Questa era la mia felicità.»
Forse 3,5⭐️ Il contenuto e l’idea sono molto buoni, peccato perché con qualche cura in più poteva veramente essere ottimo. Purtroppo ci sono dei passaggi estremamente stancanti e l’esperienza di lettura ovviamente ne risente. La sezione con gli appunti scannerizzati è stata paradossalmente una delle mie preferite, ma va detto che la sua fruizione è quasi impossibile senza la trascrizione in appendice sottomano.
Nonostante non le abbia studiate, trovo che linguistica e filologia siano due aree molto interessanti e piene di curiosità relazionate con l’uso quotidiano della parola. Mi sembra che il libro sia costruito con la volontà di fare un testo divulgativo indirizzato ai non addetti ai lavori però l’ho trovato abbastanza confusionario e senza un filo conduttore che risulta difficile collegare tra loro le sue diverse sezioni. La parte più interessante è forse quella centrale proveniente da appunti scritti a mano e in cui si trovano curiosità intriganti e stimolanti.
Uffa, speravo davvero di amarlo. Parte col botto, una delle migliori prime pagine che abbia letto negli ultimi anni. Rimane a mio parere un saggio di per sé solido, divulgativo per dichiarato intento: il problema sono io, troppo "addetta ai lavori", che ho studiato linguistica e filologia per troppi anni. Non sono io il pubblico di questo libro, vabbè. Non tutto è per tutti.
Questo saggio celebra la potenza e la bellezza delle parole, portando il lettore a riscoprirne il valore. Ecco l’unica cosa è che l’assenza di una struttura lineare potrebbe disorientare i lettori.
Peccato. Non sono riuscita a finirlo: troppo accademico (contrariamente alla premessa), e non particolarmente piacevole o interessante. Sicuramente i limiti sono miei.
Ho sempre avuto una grande stima per Roberto Vecchioni, per cui mi sono avvicinato a questo libro con alte aspettative. Purtroppo sono rimasto molto deluso da questo volume. Sono molte le cose che non ho apprezzato:
Linguaggio: vorrebbe essere "appealing" per le giovani generazioni, ma c'è un certo divario tra ciò che un ottantenne crede sia il linguaggio dei giovani e il linguaggio che i giovani effettivamente usano. Non basta spruzzare a casaccio qualche parola scurrile per connettersi alle giovani generazioni. Fosse così semplice.
Contenuto: nel libro c'è un po' di tutto, in modo disordinato. Ci sono riferimenti obsoleti alla preistoria e alla linguistica (caro Vecchioni, devi studiare di più se vuoi parlare di queste cose). Molte parti del volume vorrebbero essere pillole di saggezza, ma sono solo chiacchiere da Bar Sport (non quello di Benni, quello qui all'angolo). Da buon anziano, Roberto pontifica su tutto, anche su argomenti di cui sa davvero poco o nulla.
Tono: informale, con un paio di ca**o qui e uno là, tanto per alleggerire (o degradare, dipende dai punti di vista); abbondano riferimenti superficiali a personaggi e opere, senza alcun approfondimento né contestualizzazione, quasi a voler impressionare noi lettori. Come lettore, oscillo costantemente tra pensieri come "Avendo letto Chomsky, credo che qui Vecchioni stia semplificando internazionalmente..." e altri come "Non immaginavo di essere così ignorante perché non ho mai sentito neppure nominare questi autori che però vengono citati da Vecchioni come se li avessero ovviamente letti tutti".
Formattazione: sappiamo che le case editrici sottostimano profondamente il numero di lettori di eBook come me. Ad esempio, questo volume contiene un "a capo" messo più o meno a casaccio ogni due pagine che spezza inutilmente il flusso di lettura.
Minuzie: questa nota l'avrei risparmiata a qualunque altro autore, ma, essendo stato Vecchioni un insegnante, non posso esimermi dal segnalare che ci sono alcuni piccoli dettagli grammaticali errati. Faccio un esempio: DNA (acido desossiribonucleico), essendo un acronimo, si scrive in maiuscolo, non Dna.
Conclusione: ci sono molti giovani autori che hanno bisogno del nostro supporto. Compriamo i loro libri e lasciamo sugli scaffali le vecchie glorie ("old farts", direbbero gli americani) come Roberto Vecchioni che ci hanno dato tantissimo in passato ma che ora, spiace dirlo, si sono inariditi e prosciugati.