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Per espresso desiderio

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Ci voleva forse un romanzo come Per espresso desiderio per raccontare uno scrittore, un critico e un poeta come Paul Léautaud, morto ultraottantenne nel 1956, ormai da quarant’anni lontano dal mondo letterario, isolato, ostile a tutto quello che lo circondava. E ci voleva un autore come Edgardo Franzosini, noto per i suoi libri meticolosi e nitidi, per svelare il nodo che ha tormentato il poeta francese per buona parte della sua esistenza.

“Ho trovato cosa mettere come epigrafe sulla mia tomba,” scriveva Léautaud nel settembre 1921: “Rimpiango tutto”. Tra le occasioni mancate, affidate alle 6500 pagine del suo diario, c’era posto anche per “il rimpianto di essere stato così sciocco davanti ai suoi no quella sera che ero in camera sua e lei si stava spogliando per andare a letto”.

La lei a cui si riferiva era la madre, Jeanne Forestier, nata a Parigi nel 1852 da una modesta coppia di borghesi. Una domenica Jeanne, che non ha ancora sedici anni, va a far visita alla sorella Fanny e al suo compagno, Firmin Léautaud, un attore della Comédie Française, e ne diventa l’amante. Da uno di questi incontri, il 18 gennaio 1872, nasce Paul, che la madre abbandona subito per seguire la sua vocazione di attrice. Il futuro scrittore avrà modo di rivederla solo in quattro occasioni.

Ma l’incontro cruciale avviene nell’autunno del 1901 a Calais. Paul ha quasi trent’anni, finsero dapprima di non conoscersi, poi, qualche ora dopo, caddero “l’uno nelle braccia dell’altra”, come scrisse Léautaud, ammettendo però che stava forzando i toni. Dopo quella volta non si videro più. Si scambiarono lettere solo per qualche mese. E lui non dimenticò mai quei giorni passati con la madre.

Edgardo Franzosini ha cesellato questo piccolo gioiello, che racconta un incesto immaginario. Lo ha fatto trattando una materia bruciante come fosse un entomologo, in un libro eccentrico e appassionante.




“Con un’amante la soluzione è una sola, semplice,” pensa Léautaud sprofondando la testa nel cuscino. “Quando è finita con una si comincia con un’altra. Ma con una madre? È come con la vita. Non ne puoi avere due. Se hai fallito con una, hai fallito per sempre.”





“Franzosini lavora sui dettagli, costruisce i suoi libri tessendo fatti insoliti, curiosità, aneddoti che divertono senza che il riso allontani il loro mistero.”

Andrea Cirolla, L’Indice dei libri

“Franzosini scava nelle pagine, raccoglie un nome e va alla ricerca di ogni dettaglio della sua esistenza, da una storia di poche righe squaderna una vita.”

Chiara De Nardi, Doppiozero

135 pages, Kindle Edition

Published April 8, 2025

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Edgardo Franzosini

18 books9 followers

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Profile Image for marco renzi.
300 reviews101 followers
May 23, 2025
Potrebbe essere definito un narratore di vite minuscole, Edgardo Franzosini: lo abbiamo visto alle prese, tra le tante, con quella dello scultore Rembrandt Bugatti (fratello di quel Bugatti, per intendersi) in Questa vita tuttavia mi pesa molto, o con il declino di Dracula/Bela Lugosi nel romanzo che ne porta il nome. Le potremmo chiamare vite sommerse, dimenticate; oppure semplicemente poco conosciute, quantomeno nel nostro paese.

Di certo non è nota ai più la vicenda umana e artistica di Pierre Léautaud, scrittore francese classe 1872 che ha vissuto in pieno la prima metà del Novecento (muore nel 1956). Conosciamo la sua biografia perlopiù dagli scritti privati e dalle lettere, e si sa che fu anche critico teatrale. Per espresso desiderio non ambisce – come al solito avviene con Franzosini – a ricostruire ogni passaggio in modo esaustivo, ma si concentra su due episodi cruciali, non certo secondari, della vita di Leataud: il primo riguarda il ricongiungimento con la madre; il secondo, la pubblicazione di Le petit ami, il suo esordio letterario.

Il rapporto con la madre segna indelebilmente tutto il vissuto di Leautaud, giacché da lei, che lo ebbe giovanissima, viene abbandonato in tenera età, per tentare la carriera da attrice.
Nel 1901, sulla soglia dei trent’anni, il futuro scrittore, già collaboratore di una rivista, si reca a Calais al capezzale di una zia, dove incontrerà la madre Jeanne, nel frattempo rifattasi una famiglia in Svizzera.
È come fosse un primo incontro, ma entrambi sanno che non è così. E se dapprincipio il legame madre-figlio pare funzionare e riprendere quasi come non ci fosse stato alcun abbandono, proseguendo poi con una fitta corrispondenza, pian piano tutto si sfalda e al contempo s’incrina; Jeanne invita Pierre a non scriverle più, e per lui è a tutti gli effetti un secondo abbandono, più forte del primigenio.

Impressionano la maestria e il distacco, forse solo apparente, impiegati da Franzosini nel raccontare una storia dai tratti tanto delicati quanto morbosi, fitta di parole, di domande, di richieste mai esaudite e di disperazione.
Il bello è che l’autore sembra farlo con la stessa precisione e la medesima esattezza che Leautaud chiedeva alla sua prosa: tali riflessioni, in chiave anti-flaubertiana, emergono nelle pagine dedicate al tribolato percorso di scrittura e pubblicazione di Le petit ami, del quale lo scrittore non sarà mai del tutto soddisfatto, e che tuttavia incarnerà la sua dichiarazione di poetica.

Di dichiarazioni, invece, Franzosini non ha da farne, tanto sono ormai cristallini il suo stile e la sua posizione di venerato maestro all’interno della nostra letteratura. Scoprire i suoi piccoli grandi libri, splendidi nella loro inattualità e perciò tremendamente capaci di parlarci, è uno dei migliori regali che un essere umano possa farsi in questi tempi bui – non solo per la parola scritta, ahinoi.

(recensione uscita su «IL FOGLIO» di giovedì 22 maggio 2025)
Profile Image for Grazia.
510 reviews219 followers
July 7, 2025
"Non si dovrebbe vivere che di notte"

Le ombre in letteratura sono ciò che mi affascina. In alcuni casi però non sono certa, se l'indagine risulta fine a se stessa, che il mettere luce in quella zona oscura sia cosa utile piuttosto che un mero esercizio di stile. E in questo caso sullo stile niente da dire.

"Ho chiuso il libro tracciando un confine: non tutto ciò che turba merita approfondimento. Qualche ombra va riconosciuta e lasciata dietro la porta."


Queste le parole che ha scelto L'être et le néant parlando di questo libro: mi ritrovo talmente tanto nella sua bella recensione (qui il link https://www.anobii.com/books/per-espr... ) che dubito potrei aggiungere qualcosa di originale ad essa.

Forse che sia giunto anche per me il momento delle penombre, come osservava Silvia qualche giorno fa nelle sue note a commento di una lettura che l'aveva lasciata perplessa.

Profile Image for Vic.
122 reviews3 followers
November 9, 2025
Forse è solo un problema mio, ma.
Displaying 1 - 3 of 3 reviews

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