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Un venerdí di aprile: Storia di suicidio e sopravvivenza

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Il venerdí di aprile del 2006 in cui sale sul tetto del suo palazzo di Brooklyn, Donald Antrim ha la percezione che il mondo stia urlando. Infreddolito e senza scarpe, non sta facendo «una scelta né una minaccia né un errore». Che cosa, allora? Partendo da quel lontano pomeriggio, Antrim racconta e analizza i suoi ricoveri in ospedale, le «guarigioni, ricadute e guarigioni», i ricordi famigliari, le sensazioni di dolore, i progressi e le terapie, ma anche gli errori che da sempre facciamo nel leggere una storia come la sua.

«Il memoir di Antrim è triste, ma anche commovente, acuto e, per il fatto stesso che è stato scritto, pieno di speranza».
«New York Journal of Books»


Un venerdí di aprile, la sera scende sui palazzi di Brooklyn. La gente rientra dal lavoro, il cielo vira dall'arancione al blu. Un uomo aggrappato alla scala antincendio del suo condominio si lascia penzolare nel vuoto. Questo, per Donald Antrim, non è un inizio - «sul tetto avevo la sensazione che stessi morendo da sempre» - e non è una fine, ma un punto di svolta, quello da cui sceglie di partire per raccontare la storia di una lunga «preferisco chiamarla suicidio». Antrim non elude, non edulcora, non drammatizza. Ripercorre i ricoveri in ospedale dopo il pomeriggio sul tetto, le terapie - compresa quella elettroconvulsivante, a cui si sottopone su suggerimento del collega David Foster Wallace -, le guarigioni e le ricadute, ma va anche all'indietro nel tempo; ripesca attimi dolorosamente nitidi di un'infanzia passata fra traslochi e crisi famigliari, torna a piú riprese sui genitori alcolizzati, l'insonnia, la sfilza di farmaci, terapeuti, angosce, approcci, sintomi. Resoconto analitico, cronaca dal di dentro, quello di Antrim è un memoir spiraliforme che restituisce idee molto precise su che cos'è il suicidio - un male sociale - e come lo si dovrebbe trattare. È una storia di dolori e tremori che risale la «dobbiamo distinguere tra cervello e corpo? Il cuore mi batte forte per l'ansia o sono ansioso perché il cuore mi batte forte?» A guidare ogni riflessione, a innervare il racconto, è sempre l'umanità, il contatto con gli eluso, inseguito, perso, ritrovato, è il fulcro delle pagine che Donald Antrim scrive, a distanza di anni, mentre guarda la scala antincendio fuori dalla sua finestra.

109 pages, Kindle Edition

Published March 18, 2025

82 people want to read

About the author

Donald Antrim

25 books180 followers
Donald Antrim is an American novelist. His first novel, Elect Mr. Robinson for a Better World, was published in 1993. In 1999 The New Yorker named him as among the twenty best writers under the age of forty.

Antrim is a frequent contributor of fiction to The New Yorker and has written a number of critically acclaimed novels, including The Verificationist and The Hundred Brothers, which was a finalist for the 1998 PEN/Faulkner Award in fiction. He is also the author of The Afterlife, a 2006 memoir about his mother, Louanne Self. He has received grants and awards from the John Simon Guggenheim Memorial Foundation, the National Endowment for the Arts, and the Dorothy and Lewis B. Cullman Center for Scholars and Writers at the New York Public Library.

Antrim is the brother of the artist Terry Leness and the son of Harry Antrim, a scholar of T. S. Eliot. Antrim has been associated with the writers David Foster Wallace and Jonathan Franzen, and the visual artist Christa Parravani.

He has taught prose fiction at the graduate school of New York University and was the Mary Ellen von der Heyden Fellow for Fiction at the American Academy in Berlin, Germany, for spring 2009. Antrim teaches in the MFA program at Columbia University. He lives in Brooklyn.

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Displaying 1 - 9 of 9 reviews
Profile Image for Luisa.
44 reviews2 followers
May 16, 2025
“La morte è il nostro peso e la nostra consolazione. Nessuno deve scoprirlo.
Se lo scoprono, si preoccupano o si spaventano, o minacciano di portarci in ospedale. Ci dicono che la vita è bella; che ne abbiamo solo una e che vale la pena di viverla. Non è giusto morire cosí.
Cerca di non perdere la speranza, dicono. Cerca di essere ottimista. Abbi fede. Se ci perdessero, dicono, per loro sarebbe la fine.
Ma per il suicida la speranza è una condanna a morte. Il suicida non nutre né vive di speranza. La nostra speranza non c'è piú.”
Profile Image for spunti_di_lettura.
90 reviews104 followers
April 15, 2025
Ancora memoir? Non se ne può più. E, invece, tocca ammetterlo. In alcuni casi, rari ma esistono, ce n’è davvero bisogno. Perché Donald Antrim non avrebbe potuto raccontare in nessun altro modo quello che ha vissuto. Perché nessun’altra forma ci avrebbe permesso di avvicinarci così tanto alla sua interiorità. Perché per provare a dire cosa sia quella malattia chiamata depressione e che lui preferisce indicare con il termine suicidio non ci sono parole più giuste di altre, ma sicuramente ci sono parole più sincere e sono proprio quelle di chi ha vissuto un certo stato emotivo e lo descrive senza fronzoli né sbavature con una scrittura così limpida da toccare il cuore. Donald Antrim si avvicina al centro delle cose e lo sfiora con delicatezza.

Per certi versi angosciante, per altri illuminante, è un libro che non dimenticherò e che mi ha fatto ripensare a “L’uomo che trema” di Andrea Pomella - anche quello super consigliato.
Profile Image for Costanza.
49 reviews6 followers
July 9, 2025
Un memoir che riesce a far avvicinare all’interiorità di un paziente psichiatrico. La vita di persone spesso emarginate dalla società, che vivono lo stigma e scelgono per questo di nascondere la propria malattia perché troppo difficile da spiegare… Donald Antrim riesce a fare entrare nella sua esperienza, sottolineando come ci siano anche delle cure. Allude alla possibilità che si tratti di un capitolo transitorio nella propria storia, ma inevitabilmente sia sempre alta l’attenzione nel vigilare il proprio stato d’animo e rendersi conto di eventuali campanelli di allarme. È difficile, secondo me, riuscire a spiegare questo aspetto a persone che non hanno vissuto di malattia mentale profonda… La scelta del suicida, come l’autore sceglie di denominare personə affette da depressione, è di sopravvivere. Altrimenti non ci esisterebbe questo libro, non ci sarebbero lo struggimento e i tentativi inesorabili di non soccombere alla malattia, anche in funzione dei propri cari (come sottolineato in un estratto che riporto in seguito).
Troppo spesso si confondono l’apatia, la rassegnazione, con la malattia. I sopracitati sono sintomi, così come la mancanza di desiderio sessuale, disturbi del sonno; tutti sintomi di una grande malattia che penalizza tutti gli aspetti della vita del paziente.
Questo libro non è un manuale da prendere ad esempio per empatizzare con qualsiasi persona soffra di questi disturbi. Ogni persona è a sè, specialmente con questo tipo di malattie. Ma sicuramente la storia di un sopravvissuto è raccontata in maniera sincera e capace di arrivare a chi ha un orecchio attento.
È difficile da comprendere, ma finché ci saranno testi come questo che cercano di avvicinare personə interessate a capire, un passo ed una mano di aiuto è tesa verso la suicida 🖤

« La morte è il nostro peso e la nostra consolazione. Nessuno deve scoprirlo.
Se lo scoprono, si preoccupano o si spaventano, o minacciano di portarci in ospedale. Ci dicono che la vita è bella; che ne abbiamo solo una e che vale la pena di viverla. Non è giusto morire cosí.
Cerca di non perdere la speranza, dicono. Cerca di essere ottimista. Abbi fede. Se ci perdessero, dicono, per loro sarebbe la fine.
Ma per il suicida la speranza è una condanna a morte. Il suicida non nutre né vive di speranza. La nostra speranza non c'è piú. »

« Non ho mai voluto morire. E voi? E adesso, volete morire? In quale fase della malattia si affacciano certi desideri? Sono davvero desideri? Potremmo dire che rimuginiamo, ossessionati dalla morte, ci consumiamo.
Potremmo chiamare le nostre ossession1 pensieri intru-sivi, o ideazioni, come se avessimo idea di morire, ma in realtà è una certezza. Quando è stata la prima volta che avete preso coscienza della vostra morte? Sarebbe un sollievo per voi lasciare le persone e il mondo? Temete non capiranno mai che state morendo? Quando è stata la prima volta in cui vi siete figurati la vostra morte?
Potete indicare il giorno, l'ora? Che cosa avete visto? »

« Gran parte di quello che diciamo del suicidio non c'entra niente con il suicidio. Crollo non è la parola adatta per definire il suicidio, non piú di quanto lo sarebbe per la tubercolosi o per il cancro. Depressione è un altro termine fuorviante, cosí come pazzia, follia, isteria, malinconia, disperazione eccetera: tutte parole che rimandano alle apparenze, o all'atteggiamento e al comportamento disordinato del paziente. Ma il paziente che muore suicida non deve necessariamente sembrare matto o folle o disperato. È molto probabile che non sembri affatto «fuori di testa».
I termini che usiamo per descrivere la malattia possono favorire o intralciare la nostra comprensione. » Pag.88

Pag. 111
Pag. 114
Profile Image for Stefan Ballson.
1 review
September 4, 2025
This books started off as a somewhat clichè suicide story, with the main character also being the author, hanging by the railing of the emergency stairs of his building, he wants to end it, his pants are about to fall off, his shirt is unbuttoned.
After that he gets taken to the hospital by his girlfriend and his friends and ends up moving from hospital to hospital until he's put in a psychiatric ward.
He describes suicide as an illness that has been misinrerpreted by doctors and scholars throughout history, given different names such as insanity, despair or depression, but he contradicts this, as it puts patients in a position of disability, when in reality anyone around you, who might look fully functional and healthy, can be suicidal.
He describes hospitals, his interactions with nurses and doctors, other patients, the trauma that got him to this point (abusive and alcoholic parents), he meticulously names each type of medicine that he's taking, their effects and side effects.
He gets in and out of the hospital, feeling healed, feeling better, able to live again and take care of himself. He ends up in the hospital again when the person who proposed to him ends up falling in love with another man.
This book seemed boring and depressing at first, but i ended up loving it towards the end. He says something very important on writing; if you have a story to tell a friend, remember to write it in a way so that they can imagine it well. Everyone has a unique story to tell that could change the world.
This entire review has been hidden because of spoilers.
Profile Image for Francesca.
1,975 reviews160 followers
April 1, 2025
So di avere un problema quando approccio libri (in particolare se parlano, in modo più o meno romanzato) di salute e salute mentale: o il tema, il vissuto viene narrato facendo percepire l’abisso atroce vissuto, in modo realistico e oggettivo, non melenso, diversamente mi lasciano alquanto tiepida.

Li considero una testimonianza, interessante e credo anche importante – soprattutto dei temi di salute mentale è fondamentale parlare e far capire di chiedere aiuto -, comprendo perché lo stile risulti scarno e diretto, ma il coinvolgimento emotivo latita.
Profile Image for Ligeia.
659 reviews102 followers
May 19, 2025
Avevo letto La Vita dopo
e allora non sapevo che gli fosse costato tanto
come non sapevo che DFW gli avesse telefonato per consigliargli di fare la Terapia elettroconvulsivante

Quello che sapevo già è che dalle sue opere si intuisce uno spiccato tratto depressivo
le persone danneggiate hanno sempre molta storia da raccontare per chi vuole ascoltare

io lo voglio
Profile Image for Kittaroo.
355 reviews36 followers
April 12, 2025
Interessante scritto sul suicidio da parte di uno che ci ha seriamente pensato. Un modo di raccontare cosa sia la malattia mentale dal di dentro.
È bello che Antrim l’abbia scritto, però l’ho trovato un po’ algido.
Profile Image for Laura Gorla.
19 reviews
August 11, 2025
A partire dall’esperienza personale dell’autore, si apre un dialogo e una riflessione sulla malattia psichica e sul suicidio, con alcuni spunti interessanti (altri un po’ banali, ma va bene così). Scritto bene, mi è piaciuto.
Profile Image for annet.
10 reviews
October 27, 2025
Brutally realistic about mental health and how a mind works when struggling with depression.
Displaying 1 - 9 of 9 reviews

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