Questo libro mi ha confermato l’impressione che già avevo, ossia che Vitali va letto a piccole dosi, al massimo 1 o 2 libri all’anno, altrimenti diventa stucchevole. Anche in questo libro ci sono personaggi interessanti, tutti con nomi inverosimili (anche se chi conosce Vitali sa che questi nomi saranno pure inverosimili, ma sono addirittura veri, ossia nomi e cognomi che nella storia sono capitati a qualcuno).
C’è da dire che in questo libro ci sono molti meno protagonisti che di solito: direi che al massimo ce ne sono tre degni di nota, ossia Cletto, il marito, Gioietta, la moglie, e la Castica, la suocera di Cletto e mamma di Gioietta. Ci sono tutti gli ingredienti che Vitali ci ha abituato a trovare, come le località attorno a Bellano, sul lago di Lecco, e anche tutti i “personaggi minori”, quanto di più strano può esistere, ma che sappiamo esistere anche nelle nostre vite. In questo libro, quello che resta dopo aver vissuto insieme ai protagonisti le loro varie avventure e disavventure, è una morale abbastanza chiara, ossia che se si fonda la propria vita sulle menzogne (anche se all’inizio possono sembrare innocenti) alla fine si va a finir male. C’è, più che in altre volte, un’amarezza di fondo che aleggia in tutta la trama, legata alle misere vite che conducono un po’ tutti i personaggi, anche quelli apparentemente più benestanti: miserie legate allo stato economico, oppure legate ad ambizioni non corroborate da adeguato impegno, o miserie legate a desideri immorali o a meschinità di vario genere. C’è un’umanità più sbilanciata verso il basso in questo libro di Vitali, dove sono assolutamente assenti personalità positive: magari è un periodo così della vita dell’autore, chi lo sa. Tre stelle, perché il libro si lascia leggere, ma adesso un po’ di stacco.