È un paese pieno di meraviglie, misteri e sussurri, quello in cui vive Albertina. Si dice che durante la Prima guerra mondiale, dodici soldati preferirono gettarsi nel fiume piuttosto che tornare al fronte. Da allora, di notte, i fantasmi degli annegati riemergono dall’acqua, mentre tutt’intorno si solleva una nebbia densa e filamentosa che si insinua fra le case, fa morire i bambini e terrorizza gli abitanti del borgo. "Chi c’è nel fiume? Chi c’è?" chiede ossessivamente il matto del paese. Con l’aiuto degli amici Vero e Celso, di un ricamo prodigioso e di alcuni partigiani mai scesi dalle montagne, Albertina è decisa a scoprire cosa si cela dietro il mistero dei fantasmi e a liberare il paese dalla morsa della paura e della vergogna.
La cosa importante da dire su questo libro è che mi è piaciuto. Tanto, tantissimo: è sicuramente una delle letture migliori fatte nell'ultimo periodo. E credo sia importante dirlo subito e chiaramente, prima di cominciare a pasticciare cercando di mettere insieme riflessioni e commenti.
Ciò detto, mi è piaciuto moltissimo perché l'ho trovato di una sincerità che raramente riscontro in libri pensati (anche) per lettori giovani. Proprio a questo proposito, inizialmente sono rimasta un pochino confusa da questo libro, perché ho letto l'indicazione "a partire dagli 11 anni", mi sono figurata gli undicenni con cui mi relaziono e mi sono chiesta se fossero davvero in grado di approcciarsi a questo libro: non tanto per la complessità dei temi (che pure possono essere analizzati anche in una prospettiva più complessa), ma proprio per il tipo di approccio utilizzato dall'autrice nel dare vita a personaggi giovanissimi. Trovo che nulla sia "filtrato" con la lente del target: non so se riesco a spiegarmi, ma talvolta leggo libri per ragazzi in cui i protagonisti non sono per davvero dei ragazzini, ma sono quello che gli adulti immagiano vogliano essere i ragazzini. Altre volte, invece, i ragazzini nei libri non subiscono lo stesso rapporto causa-effetto della realtà: insomma, c'è quel grado di sospensione della realtà che accetto con gioia e che in fondo non mi turba, perché sì, perché mi piace anche leggere storie in cui è facile distinguere i buoni dai cattivi, in cui i deboli possono alzare la testa e prendersi la propria rivalsa senza correre il rischio di farsi davvero, davvero male. Insomma, voglio immergermi in una storia in cui l'infanzia sia comunque protetta da una sottile imbottitura che permette ai protagonisti di ammaccarsi un po', sì, ma senza mai rompersi. Quando però i protagonisti di un racconto per ragazzi sono ragazzi veri, che affrontano il mondo senza casco e pronti a portarsi appresso ogni ferita data dalla loro caduta, ammetto che la lettura risulta molto più soddisfacente, per me. In questo caso, la protagonista del libro (e anche i suoi amici) non conosce alcuna protezione: nemmeno quella della famiglia, perché il contesto storico e geografico è quello rurale del dopoguerra, quando le famiglie sono abiutate a non aspettarsi che la maggior parte dei figli raggiunga l'età adulta, quando i figli sono anche forza lavoro dentro e fuori casa, quando è più facile affidare un figlio che non si può sfamare a parenti più o meno vicini. L'estremo realismo con cui ogni cosa è descritta mi ha fatto domandare se davvero un ragazzino di undici anni sarebbe in grado di seguire il passo di questo libro: non lo so, forse no. Non i miei ragazzini, almeno. O forse sì, perché di nuovo, siamo abituati a non dare la giusta fiducia ai ragazzi. O forse, come sempre, non è poi così importante trovare una risposta precisa, perché tutti i discorsi sulle fasce d'età del pubblico hanno molto senso e al tempo stesso non ce l'hanno per niente.
Insomma, io undici anni li ho avuti già tre volte, ma questo libro l'ho apprezzato davvero tantissimo. Ho amato lo spaccato di vita quotidiana lontano nel tempo, ma vicinissimo come radici, quel modo di vivere che non è mai stato nostro, ma che ha dato forma alle nostre radici in modo tale che possa essere riconosciuto quasi a istinto. E ho amato come questo estremo realismo si combini perfettamente con una trama dove il mistero è tutto giocato su vecchie superstizioni, favole, filastrocche e quell'interrogarsi su quale sia il confine tra realtà e mondo altro. Sono due atmosfere apparentemente contrastanti, ma che Gramantieri riesce a bilanciare e rendere perfettamente coerenti e compenetrate l'una all'altra. C'è tutta la storia dell'Italia fra le Guerre e dopo le Guerre, così come è stata vissuta dalla gente comune, con le sue piccole grandi miserie che sono poi tutto ciò che conta. Un libro perfettamente bilanciato, affascinante, dalle atmosfere tangibili e con una trama impossibile da interrompere.