Un uomo, spinto dalla curiosità, si addentra in una foresta e scopre un antico manoscritto. Il testo racconta la storia di un eremita che vive in una casa solitaria, arroccata su una scogliera e sospesa sopra un abisso insondabile. Quella che inizia come la semplice cronaca di una vita isolata si trasforma presto in un incubo orrori innominabili emergono dall’oscurità sottostante, creature mostruose dai contorni indefiniti assediano la casa, mentre il protagonista sprofonda in un’angoscia crescente, in bilico tra follia e realtà. Mentre il confine tra il mondo conosciuto e l’ignoto si dissolve, il lettore viene trascinato in un vortice di visioni oniriche e scenari apocalittici, fino a una rivelazione finale sconvolgente. La casa sull’abisso è un viaggio allucinante nei recessi più oscuri dell’universo e della mente umana, un’opera che ha influenzato profondamente il genere horror, anticipando le atmosfere lovecraftiane. I classici dell’orrore, riediti in chiave moderna e raccontati con musiche e suoni.
William Hope Hodgson was an English author. He produced a large body of work, consisting of essays, short fiction, and novels, spanning several overlapping genres including horror, fantastic fiction, and science fiction. Early in his writing career he dedicated effort to poetry, although few of his poems were published during his lifetime. He also attracted some notice as a photographer and achieved some renown as a bodybuilder. Hodgson served with the British Army durng World War One. He died, at age 40, at Ypres, killed by German artillery fire.
Pensavo meglio, e lo pensavo dopo il primo ascolto. Al secondo, però, la trama ha perso consistenza, senza arrivare a svuotarsi del tutto, perché le basi ci sono. Si dice che Edgar Allan Poe sia stato influenzato questo autore: non sono un’esperta di Poe, ma Hodgson sa il fatto suo. Sa scrivere, e soprattutto si sente che gli piace scrivere. Me lo immagino intento a comporre questo libro a mano, con passione e dedizione.
Il problema è che, a un certo punto, sembra essersi lasciato prendere un po’ troppo dalla propria visione, quasi filosofica, appesantendo il racconto e indebolendo la struttura narrativa più concreta.
La storia è molto affascinante: il narratore trova un quaderno di un uomo in cui c’è scritto ciò che ha vissuto in una casa costruita sull’orlo di un abisso, in una situazione misteriosa, oscura e incomprensibile. L’idea è spettacolare e intrigante, così come il modo in cui il diario racconta le esperienze vissute in quella casa.
Tuttavia, le divagazioni meno concrete – che assumono spesso la forma di visioni cosmiche o apocalittiche – sono troppe e, alla lunga, risultano ripetitive e noiose. Senza queste parti, il racconto sarebbe stato più diretto e incisivo.
Non c’è una vera conclusione né una spiegazione definitiva, e questo, in realtà, funziona: il mistero rimane tale, ed è una delle cose migliori del libro. Mi è piaciuta molto l’idea del quaderno ritrovato, scritto a mano e pieno di eventi inquietanti e incredibili.
Avrei preferito, però, una narrazione più concreta e meno dispersa in riflessioni e visioni fuori da ogni logica narrativa.
Ciò che ho apprezzato di più è il metodo di scrittura: solido, curato, fatto con sentimento, dedizione e mestiere. Si percepisce la mano di un autore che scrive davvero, e non è un caso che questo libro sia ancora letto a più di cent’anni dalla sua pubblicazione (1908).