Questo memoriale narra le esperienze di Giovanni Comisso nella Grande guerra. Prima soldato e poi, a causa del suo titolo di studio, sottotenente del Genio (oggi si direbbe Trasmissioni), Comisso si trova prima a stendere fili telefonici nella zona del Carso, poi nell'alta Valle dell'Isonzo, nei pressi di Caporetto. E' testimone oculare della disfatta e del conseguente collasso del Regio Esercito, e racconta con ampiezza di dettagli le sue peregrinazioni assieme a un'armata in rotta. Riesce a raggiungere la natia Treviso col suo reparto, e in seguito prende parte sia alla battaglia del Solstizio che all'offensiva di Vittorio Veneto. Scritto con una prosa tersa e misurata, che ha retto sorprendentemente bene al passare del tempo, Comisso riesce a mantenere sempre un certo distacco dal marasma in cui vive, e si astiene da qualsivoglia valutazione morale o politica.
Da un lato si fa apprezzare l'elegantissima ma semplice prosa di Comisso; dall'altra, non aveva tutti i torti Isnenghi a parlare di "guerra privata". Il trevisano Comisso passa buona parte della guerra "in casa", in terre che già conosceva e frequentava; e per quanto l'attività di stendere fili telefonici fosse occasionalmente non del tutto scevra di rischi, era comunque ben altra cosa dall'andare all'assalto nella terra di nessuno. E' comunque un affascinante tassello nella rappresentazione della guerra offerta dagli scrittori italiani, che non sfigura accanto a Un anno sull'altipiano di Lussu e Vent'anni di Alvaro, per quanto non abbia la fulminante ironia del primo e la lacerante intensità del secondo.
Son andata a riesumarlo dopo aver letto il saggio di Marco Mondini sulla guerra in Italia.
Molto diverso dai libri sulla Prima Guerra mondiale che ho letto finora. Intanto Comisso fa la guerra dalle sue parti: lui è di Treviso e si muove tra Caporetto e il Piave. Praticamente casa sua. E poi lui non è un soldato di prima linea perché è uno di quelli che stendono le linee del telefono. È una guerra tutto sommato "comoda", diversa rispetto a quella di Lussu o di Remarque. E, nonostante questo, riesce a essere insopportabile.
Non capisco, inoltre, come mai buona parte delle donne di questo libretto non aspettino altro che buttarsi tra le braccia dei soldati.
Ci sono cinque grandi capitoli corrispondenti ai cinque anni di guerra. Qualche indicazione temporale in più avrebbe giovato al libro, perché a un certo punto han cominciato a ritirarsi e ci ho messo un po' a capire che era appena successo Caporetto.