Pulcinella è tornato. Sì! Era molto tempo che mancava dalle scene. Troppo tempo. Senza di lui la città era come senz’anima. Predata, svuotata, vilipesa. Rassegnata. Sì! Pulcinella è tornato. Per ridarle la sua forza primigenia, la sua vena di follia creativa. L’orgoglio della diversità, del pensiero che fugge verso l’orizzonte del mare, per raggiungere cose mai pensate e mai viste. Con questo primo romanzo Massimo Torre inizia una serie di gialli con al centro il personaggio di Pulcinella rivisitato in chiave contemporanea, genere supereroe. Della maschera tradizionale vengono ripresi alcuni caratteri come quello di Pulcinella-giustiziere che sbeffeggia i potenti, ma in questo romanzo Pulcinella si muove in una Napoli di oggi dominata dalla camorra, una Napoli purtroppo molto vera dove albergano prepotenza e violenza. Siamo al rione Sanità dove domina incontrastato il clan degli Sparaco. Gente spietata che mura vivi i propri avversari nelle fondamenta dei palazzi, tiene schiave donne straniere e giovani del quartiere per i propri nefandi piaceri e per la prostituzione, stringe criminali alleanze con multinazionali dei farmaci per realizzare profitti enormi avvelenando la propria gente. È in questo scenario tratteggiato a forti tinte, ma anche molto realistico, che un giorno appare Pulcinella il giustiziere. Si muove velocemente nella Napoli sotterranea, decine di chilometri di vecchie strade e passaggi ora sepolti, è un abilissimo hacker che riesce a entrare nei computer dei criminali, è un maestro di arti marziali. Ma non è solo un supereroe. È anche un uomo con una drammatica storia alle spalle, con un’altra identità nella vita di ogni giorno, innamorato di una ragazza presa di mira dal capoclan.
Al di là degli evidenti riferimenti al movimento Anonymous e V per Vendetta, questo Pulcinella è all’inseguimento della dignità umana: ritrovarla, restituirla, proteggerla, in un mondo che la trascura, ignora, calpesta sistematicamente.
…Pulcinella, la cui atavica fame di cibo era diventata fame di giustizia – come in fondo era sempre stato, essendo profondamente ingiusto che uno stomaco umano resti vuoto per troppo tempo.
L’interno della magnifica chiesa barocca di santa Maria della Sanità dove don Andrea è il sacerdote che raccoglie le confessioni, anche quelle più imbarazzanti.
Chistu libbro è nu puoco bellillo. E, anche bellello. Anzi, è proprio bellillo. Bellillo assaje. Assaje assaje bellillo.
E anche bellello.
Il Rione Sanità di Napoli.
È tornato Pulcinella. Anche Pulecenella. E per la prima volta io son contento: perché a me le maschere della commedia dell’arte mettono gran tristezza, Pulcinella in testa (no, Arlecchino è ancora più triste). Ma questo Pulcinella-Pulecenella mi piace, nu pocherillo de più, assaje assaje: è divertente, è scritto bene, è pieno di sorprese.
Palazzo Sanfelice, dove vive il boss della camorra.
La prima sorpresa è che Pulcinella esiste, è vivo, e nel terzo millennio se ne va in giro per Napoli con la panza china ‘e famme ‘e justizia. E invece di essere il solito deprimente pollo, è un supereroe abilissimo animato da un alto senso della giustizia. Solo Pulcinella, in questo paese dove non c’è più nulla che faccia scandalo, poteva riprendere la famosa bilancia, equilibrarla, e smettere di lasciarla pendere sempre dalla stessa parte.
La seconda sorpresa è che Napoli non è quella cartolina che troppo spesso di recente mi è capitato di leggere. È viva, moderna, pulsante.
La terza sorpresa è che il romanzo fa ridere, in molti punti fa ridere assaje.
Nel ventre di Napoli c’è un’altra città, Napoli sotterranea.
La quarta sorpresa è che la storia è ben costruita, senza perdite di tempo, senza spiegoni e divagazioni, col giusto ritmo procede verso la meta, con grande inventiva, brivido, suspense, risate e tanto divertimento.
La quinta sorpresa è la lingua, infarcita di napoletanità che sembra un babà. Ma anche in questo caso, non è il solito napoletano da avanspettacolo, Pulcinella fa ridere mentre fa paura, niente esagerazioni questa volta, niente cadute.
La sesta sorpresa sono le volte che si innesta un umorismo macabro che spiazza, un umorismo nero che va di pari passo con violenza estrema e situazioni al di là dell’hard (vedere la serie Utopia di Channel 4 per intendersi, ma qui è perfino oltre).
La settima sorpresa è l’apocalisse fantascientifica. Ma poi, non così tanto fanta.
L’ottava sorpresa è che questo è la prima di altre avventure di Pulcinella, e io non vedo l’ora di avere la prossima tra le mani...Infatti, ci sarà un seguito, che si chiamerà Uccidete Pulcinella.
RILETTURA Questo Pulcinella è un supereroe con poteri che non sono super, ma frutto di allenamento, studio, intelligenza e abilità. Se ne va in giro su un monopattino elettrico per la Napoli sotterranea - che si sa, è una città sotto la città – ma è pure capace di salti e di arrampicate in cima ai palazzi con sorprendente agilità. Di mestiere ‘pubblico’ fa il ”tuttaio”, cioè aggiusta e ripara tutto - ma proprio tutto – di mestiere privato invece è un giustiziere, nel senso che cerca dir iportare la Giustizia sulle strade di Napoli. È lui che s’innamora per primo o Rosa Bellella? Si potrebbe dire, amore a prima vista: ma lei in realtà s’innamora di lui nella versione Pulcinella, mentre lo detesta in quella di tuttaio perché è subentrato nella bottega di famiglia che le è stata rubata dalla camorra. Per Pulcinella, Rosa è bella sempre.
Il Cimitero delle Fontanelle nella Napoli sotterranea.
Romanzo intelligente che rigenera la figura della maschera Pulcinella trasformandolo da servo di padrone a supereroe vendicatore (tuttavia pieno di scrupoli di coscienza). Torre gioca col genere, usa una lingua divertente che senza pudore alcuno mischia quella nazionale al dialetto. Il lungo episodio finale sembra macabramente profetico alla luce degli ultimi anni (questo romanzo è uscito nel 2014!).
William Kentridge: Il Cavaliere di Toledo. La statua equestre, priva del cavaliere, è collocata all’uscita della fermata della metrolitana Toledo-Diaz, luogo di Napoli che mi è particolarmente caro.
Non so mai se ringraziare o maledire Goodreads per farmi scoprire autori e serie di cui ignoravo l'esistenza... con conseguenze nefaste per il mio portafoglio. Questa poi, con un giustiziere mascherato da Pulcinella che affronta i camorristi nel malfamato rione Sanità di Napoli, a colpi di hacking ed arti marziali imparate nella Legione Straniera, era troppo pulp/trash per farmela sfuggire. Un gran bel primo capitolo delle avventure del Punitore partenopeo, in una Napoli Oscura che sembra la Hell's Kitchen di Daredevil con picchi di comicità (carotone nel sedere del camorrista sodomizzatore, Diego Armando giovane futuro "Robin", il commissario Austacchio che a volte sembra una versione napoletana del commissario Auricchio interpretato da Lino Banfi nell'immortale capolavoro Fracchia la Belva Umana) e violenza inaudita (stupri, torture e morti ammazzati come se piovesse).
E quando gli abitanti del rione Sanità quasi insorgono mascherati da Pulcinella stile V per Vendetta scatta davvero l'ovazione.
Il Pulcinella giustiziere di Torre ho fatto un po' fatica a capirlo, all'inizio. Poi, man mano che la storia prendeva forma, credo di essere entrata anche nella psicologia del personaggio e di aver capito ciò che l'autore vuol far passare attraverso di lui. Quella fame di giustizia troppo spesso disattesa nella realtà, quel desiderio di qualcuno, un supereroe, un essere con capacità umane ma allo stesso tempo più che umane, che possa salvare Napoli. Ma non solo Napoli. Che possa soprattutto sconfiggere i prepotenti.
«Attenzione! Battaglione! S’è arrevutato ‘o rione!» Sono ritornato a Napoli, alla Sanità (ma non solo...) e lì mi sono smarrito... int'e viche miezo all'ate. Via della Sanità, Vico Lammatari, Chiesa di Santa Maria, Piazza della Sanità, supportico Lopez, via dei Vergini, via Arena della Sanità, Palazzo Donn’Anna a Posillipo, ‘a fenestella ‘e Marechiaro, il Cimitero delle Fontanelle, Palazzo Sanfelice... E poi, ho incontrato... Pulcinella. Sì, sì, proprio lui! La maschera napoletana inventata da Silvio Fiorillo nel Seicento, ma col costume e la maschera introdotti nell’Ottocento da Antonio Petito (1822 – 1876). Si dice che il nome della maschera derivi da Puccio d'Aniello, il nome di un contadino di Acerra che aveva dato vita al personaggio teatrale di Pulecenella. Come si chiama il protagonista del libro? D’Aniello, Puccio D’Aniello, il “tuttaio”. Puccio vestirà i panni di Pulcinella per combattere la Compagneria del clan camorristico degli Sparaco che domina incontrastato al Rione Sanità, il cui capo è lo spietato Clemente, detto ‘o fravecatore o anche ‘o sindaco. «Popolo po’... popolo po’... è arrivato ‘o servo vuosto! Pulecenella... o’ spazzino de tutta ‘sta munnezza che vi olezza! Che fetore! E che d’è? coccodé! Coccodé! Ah ecco addò vene ‘sto fieto fetuso fetentuso! So chelle puzze d’uommene! Ma so’ uommene? O so’ mezz’uommene? Oppure uommene ‘e niente? Eh no! Mo’ li canosco: so’ uommen’e mmerda!» Mah, pur riconoscendo una certa originalità della storia e pur avendo apprezzato e gustato i dialoghi, le espressioni, le atmosfere e le ambientazioni del Rione Sanità e della Napoli sotterranea, la storia rimane per me, tra Legione Straniera, arti marziali, efferatezza dei ‘cattivi’ e batcave, troppo ‘sopra le righe’. Mi sa che, per rifarmi la bocca, mi toccherà andare a trovare nuovamente Don Antonio Barracano... «Sono passati 57 anni, don Artù, mi dovete credere, l'ultima coltellata a Giacchino, io non ce l'ho data ancora».
Francamente, soprattutto dopo aver letto pareri positivi, mi aspettavo di più da questo libro. Utopia allo stato puro, ironico sì, anche divertente, a volte, ma condito (troppo) da parole e atti un po' "forti". Non che abbiano ferito i miei occhi (o le mie orecchie, se letti a voce alta... non sono così "chiusa"). Certo è che un po' mi hanno "infastidita" ed hanno tolto tanto a tutta la storia. Comunque Torre è stato in grado di ricreare un mito, un nuovo eroe. E anche di questo, per andare avanti, abbiamo bisogno: fantasia, sogni, fanti, donzelle e cavalieri, che ci possano liberare da angherie indicibili. In attesa di prendere il secondo della serie (e di leggerlo, chiaramente) attribuisco a questo romanzo due sole stelline; potrò sempre rivedere il mio giudizio!