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Empires of Profit: Commerce, Conquest and Corporate Responsibility
Empires of Profit tells a series of dramatic stories to illustrate the greed, benevolence, and ignorance of western business in the developing world. The stories - which are at times a shocking reminder of the origins of the present-day anti-capitalist movement - illustrate the extremely delicate and volatile nature of western involvement in the developing world. The message that emerges is unless the lessons of the past are heeded - and corporate social responsibility taken seriously - the current wave of investment will be far less secure than most corporations believe.
312 pages, Hardcover
First published February 13, 2003
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Community Reviews
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September 20, 2024Read selected chapters for class, and I believe I deserve to count it on my silly little reading goal
September 26, 2019
Nella maggior parte dei casi gli studi sulle multinazionali si concentrano sull'impatto e la conduzione economica di queste imprese o su una più generale valutazione della cultura imprenditoriale e delle sue trasformazioni nel tempo. Gli approcci meramente economici, però, lasciano in ombra aspetti che garantirebbero una comprensione più piena e profonda della diffusione del capitalismo di tipo occidentale in tutto il mondo e delle resistenze che può provocare. L'aspetto più interessante del libro, infatti, è l'approccio analitico dell'autore: lungi dal voler emettere sentenze morali, focalizza la sua attenzione sull'interazione tra le multinazionali e le società e i governi locali, portando avanti una disamina non soltanto economica, ma soprattutto sociale e politica. Le realtà contenute in questo libro svelano un'inattesa scoperta sulle multinazioni: nonostante la loro potenza e la vastità di risorse economiche di cui dispongono, hanno fatto fatica a comprendere, prevedere e plasmare l'ambiente politico e sociale in cui hanno operato nei paesi in via di sviluppo, anche quando la natura di questi ambienti avrebbe potuto garantire il successo economico nel lungo periodo. Ogni volta, ripetutamente, hanno esercitato il loro potere in modi non pianificati e autolesionistici, dovuti principalmente alla limitata comprensione della situazione che si presentava nei paesi ospitanti. Il libro si articola in quattro sezioni cronologiche (Imperi 1, Imperi 2, Reazione e Rinascita) per servire lo scopo dell'autore: dimostrare che questi comportamenti miopi e fallimentari sono costanti nel tempo e accomunano esperienze molto diverse tra loro e che la mancata attenzione alla complessità delle situazioni, unita alla poca sensibilità ai temi della gestione culturale, hanno generato atrocità indicibili. Ad esempio, con la East India Company (che apre le numerose narrazioni di colpi di mano, delitti e incomprensioni) abbiamo visto come una multinazionale può trovarsi implicata nell'invasione di un intero subcontinente non per soddisfare la volontà dei capi a Londra, ma per il coinvolgimento inatteso dei dirigenti nelle dispute politiche locali, dando il via a un periodo di corruzione e massacri; o come la United Fruit Company - che i lettori conoscono perché è la famosa Compagnia bananiera di Cent'anni di solitudine di Gabriel Garcia Marquez - abbia svolto un ruolo attivo nel rovesciamento del governo democratico in Guatemala nel 1954. Le storie sono numerose e, sebbene accomunate dalla stessa cecità, mettono in luce aspetti unici e particolari. Mi piacerebbe nominarle tutte, ma è meglio leggere Daniel Litvin. Bello!
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