Un ragazzo e una ragazza dell’ultimo anno del liceo sono costretti a diventare grandi prima del dovuto, ma per loro la vita ha in serbo delle sorprese. Sullo sfondo del lago di Como e della riviera pescarese, i due hanno a che fare con i segreti e i drammi delle rispettive famiglie. Dopo essersi incontrati, si addentrano, anche grazie all’aiuto di chi vuole loro bene, in un cammino di scoperta e di accettazione di sé, che li porterà nel labirinto caotico di Milano e poi in America. Attraverso la cruda esperienza della solitudine, del dolore e dell’abbandono, rispecchiandosi nello sguardo reciproco, dei famigliari e degli amici, scopriranno di essere voluti al mondo e che cosa significhi diventare adulti, e così ricominciare a vivere. Un dipanarsi di eventi sorprendenti li accompagna in una storia che li obbliga a bruciare le tappe della vita. E il lettore scoprirà che una fetta della loro vita è parte anche della sua.
Carlo Maria Simone (1994) è nato e vive a Milano. Insegna lettere al liceo. È dottorando di ricerca, con diversi incarichi in università. Collabora in qualità di recensore con case editrici, periodici, quotidiani. Ha scritto una raccolta di racconti (Riso sul sagrato, Montag 2023, II qualificata al Premio Nazionale Valerio Gentile, XXV edizione) e tradotto e curato l’opera di Minucio Felice (Ottavio. Dialogo di Dio e amicizia, Ares 2023).
Iniziamo dalla fine, senza spoiler: è solo alle ultime battute che scopriamo il nome dei due protagonisti, le cui vicende abbiamo seguito durante tutto l'arco narrativo. Non ho ancora chiaro il perché di questa scelta - ho pur chiuso il libro una mezz'ora fa, e serve che decanti - però istintivamente, alla luce della storia, l'ho trovata una scelta felice, che cela un messaggio potente, forse anche più di uno: il nome è quella parola che, pur non contenendoci, ci esprime. E noi siamo, siamo veramente, quando ci accorgiamo di essere voluti. L'autore, Carlo Simone, è al suo primo romanzo e già dá prova di un certo talento e di un gusto della parola, della musicalità delle frasi, che é espressione di maturità e di grande esperienza letteraria, insomma, è uno che è cresciuto leggendo parecchio, e si vede. Ad essere acerba - ma non è assolutamente un male, è il bello delle opere in cui, come in questa, è palpabile tutta la smania e il desiderio di chi scrive di essere dentro la storia, con la storia, nella testa dei suoi personaggi, tanto sono diventati parte dell'autore - è la tendenza a far capitare troppo ai due giovani protagonisti: come se Simone volesse testare la loro capacità di sopportazione, e fare lo stesso con chi legge, per scandalizzare prima e costringere a volgere lo sguardo su un altro punto poi. C'è sempre una fessura da cui, in ognuna delle drammatiche vicende qui raccontate, penetra un filo di luce, che illumina infine tutto il romanzo. Val la pena di immergersi in questa storia di dolore e di redenzione. Non da ultimo, grande merito alla capacità di raccontare luoghi e città: si respira Pescara, vividamente si scopre Milano, con sorpresa ci si muove nel paesaggio montano di Lecco e la Valsassina.