C'è qualcosa di antico e di intimo nel rapporto che abbiamo con l'acqua, che si sia principianti o campioni olimpici. Lì dentro, nell'ambiente apparentemente protettivo del liquido, si sconta una solitudine che può essere perfezione ma anche un muro di silenzio.
Cristina Chiuso, più volte primatista italiana e capitana della nazionale italiana, ha dedicato la vita al nuoto come atleta, insegnante e poi come giornalista, non solo trasformandolo in una professione, ma studiandolo come fenomeno culturale, sociale e mentale. Parte da qui il suo racconto di cosa vuol dire nuotare, in un libro che abbraccia autobiografia, storia, femminismo, psicologia, passando dalle piscine olimpiche alle acque aperte, dagli aneddoti di campioni e campionesse al legame di odio e amore che un atleta instaura con il proprio corpo.
Da queste pagine esce un ritratto a tutto tondo di uno sport che sa essere totalizzante e trasformarsi in un modo di vivere e di vedere il mondo. Spesso da soli, e sempre con la testa sott'acqua.
Da persona che ha nuotato fin da piccola e per un periodo anche a livello agonistico è stato un ritorno a casa. Per la prima volta ho trovato un'esperienza che mi ha accompagnato per tutta l'infanzia e gran parte dell'adolescenza messa nero su bianco. Ho ripercorso vissuti nascosti nella memoria, sentito l'ansia nella pancia in ogni descrizione di competizione agonistica e il senso di completezza dello stare in acqua. E' stato soddisfacente vedere riconosciuta l'importanza della squadra. In quanto sport individuale, vengono spesso mosse critiche in riferimento all'assenza di una dimensione collettiva, che invece è molto presente se non fondamentale, come sottolineato nel libro. Ho apprezzato molto lo studio e l'analisi del nuoto in sè e per sè che traspare da queste pagine. Nuoto oltre la disciplina agonistica, nuoto come rapporto con l'acqua e ciò che ne consegue. Particolarmente interessante è il parallelismo fra nuoto e yoga.
Mi ha anche fatta incazzare. Credo che parte di questa rabbia arrivi dalle aspettative create dalla sinossi in cui viene descritto come un libro "che abbraccia autobiografia, storia, femminismo, psicologia". In alcune recensioni si parla di "racconto della dimensione femminile di questo sport" non so bene a cosa si volessero riferire, ma in ogni caso non c'è una narrazione connotata in senso femminista che racconti l'esperienza di questo sport con una lente di genere. Ad esempio, la costruzione mediatica dei corpi femminili nello sport è meramente accennata. Viene ripercorsa lo storia delle donne in questo sport, o meglio dei vari tentativi di esclusione e della grande fatica per poterne prendere effettivamente parte, ma ciò non fa del testo un'analisi femminista. A ciò si aggiungono i ripetuti accenni ai corpi dell3 atlet3. Trattandosi di un testo sullo sport posso comprendere la necessità di descrivere come il corpo si modelli, soprattutto in uno sport come il nuoto in cui la scelta dello stile e del tipo di gara modifica sostanzialmente la muscolatura sviluppata. Allo stesso tempo credo che ciò possa essere fatto nel rispetto dei corpi altrui senza usare termini come "ragazzone" oppure "gambe lunghissime" o meglio ancora descrivendo il corpo senza descrivere un corpo specifico di una persona specifica. Il linguaggio cerca di essere inclusivo, non riuscendoci. Nel capitolo "storia del nuoto, storia di donne", quello a cui credo si faccia riferimento nel definire questo testo femminista, ci si riferisce a Maria Zanetti prima CT dell'atletica leggera come "primo commissario tecnico donna". Si parla di nuotatori e di nuotatrici, il neutro non esiste.
Nel complesso è un racconto che mescola autobiografia, descrizione del nuoto come fenomeno culturale e sociale, oltre allo sport dei Giochi Olimpici, accenni di discorso rispetto alla salute mentale nel contesto agonistico e molte storie di nuoto, nuotator3 professionist3 e non. Il prodotto finale scorre piacevolmente, anche toccante in alcuni passaggi, ma è totalmente avulso da un'analisi del contesto sociale in cui l3 atlet3 vivono. La figura dell3 allenator3 è quasi assente, come quella delle società sportive, del personale medico sportivo, dell3 compagn3 di squadra, della famiglia, del contesto nazionale e internazionale. Ogni narrazione legata ad un3 atlet3 è sempre finalizzata a mostrare uno spaccato del mondo complesso e poliedrico del nuoto usandol3 come esempio. In queste narrazioni, tutto è rimandato ad attitudini, capacità di adattamento, predisposizioni, percorsi di crescita del singolo su cui ricade ogni responsabilità, cristallizzando un'esperienza complessa in una storia di rivalsa e forza oppure di delusione. Spesso viene fatto riferimento alle pressioni e aspettative dei media e delle nazioni stesse sull3 atlet3, senza che questo porti ad un'analisi critica dell'agonismo e della narrazione costruita culturalmente. Rispetto alla salute mentale si fa riferimento all'acqua come elemento che può favorire la salute mentale, il che è molto interessante e nella mia esperienza anche vero. Non c'è però grande riferimento alla salute mentale dell3 atlet3 professionist3 se non in riferimento al rapporto con l'acqua. Anche qui nessuna critica al contesto socioculturale, che viene più che altro incasellato come l'ennesimo ostacolo con cui confrontarsi. Fino agli ultimi capitoli del libro, in cui tali narrazioni sono costruite a partire dal racconto diretto dell3 protagonist3, in quelli precedenti non c'è nessun riferimento ad una narrazione diretta. Ciò che traspare è quindi una narrazione romanzata di vite di cui si conoscono solo i tempi di gara e le informazioni che si sono accaparrate la prima pagina, ma di cui si ipotizzano vissuti, pensieri ed emozioni.
In generale, credo che siano stati aperti molti temi che sarebbe prezioso sviluppare. E' un racconto di amore per l'acqua, tecnico non di rado, ma sempre accessibile, motivazionale in alcuni casi, che cerca - riuscendoci a tratti - di essere un'analisi sociale del nuoto in quanto fenomeno culturale, sicuramente non è un testo politico. Come detto sopra, queste critiche non sono tanto all'autrice che non esplicita mai un intento politico nel testo (per quanto il commento del corpo altrui o la mancanza di un linguaggio inclusivo rimangono responsabilità di chi ha elaborato il testo), quanto alla presentazione che la casa editrice (ADD editore) fa del libro.
Nota di demerito: non esiste una lista delle fonti, nè per quanto riguarda i vari studi citati, nè per le interviste all3 nuotatric3.
Questo libro mi è piaciuto tanto quanto 'l'ombra del massaggiatore nero' di Sprawson. Bellisime e condivise tutte le riflessioni sul nuoto e sull'acqua che fa l'autrice (grandissima nuotatrice made in Italy). Sono rimasta molto colpita dalla 'lotta' fatta dalle donne per essere ammesse alle competizioni natatorie viste all'epoca come 'sconvenienti' e 'non adatte' in uno sport prettamente maschile. Non conoscevo la storia di Gertrude Ederle e della sua traversata così come la storia di Anthony Ervin e dei tanti altri nuotatori che si incontrano in questo fanstastico libro fonte d'ispirazione per tutti gli amanti del nuoto!! Consigliato !