Come si può raccontare di una figura che tutti credono di conoscere e che ha visto innumerevoli rappresentazioni artistiche? Una figura su cui si è detto apparentemente - già tutto? Felicitas Hoppe sviluppa il tema fondante del romanzo storico in maniera del tutto originale e provocatoria: "Johanna" è un romanzo che tratta di come si fa Storia quando si racconta. Al passo della Storia risponde la passione della letteratura, trascinandoci, nel confronto con gli slanci di Giovanna, nel dialogo con la nostra paura. Molte voci nel libro, e due figure: la prima è senza nome, la seconda è Johanna, Joan, Giovanna. La prima, una studiosa di storia alle prese con la sua tesi di dottorato, incentrata sulla sorte di Giovanna d'Arco. La studiosa ci narra in febbrile delirio, e senza limitazioni, l'assimilazione e la fusione con l'oggetto della sua ricerca, dall'aula universitaria all'esame di dottorato. Una sera la troviamo, dopo una festa in casa del dottor Peitsche, più esperto di lei, a mettere in ordine la cucina, poi a spostarsi in camera da letto, calpestando un pavimento rivestito di copricapo di carta. Su ogni copricapo si legge una definizione, una frase (Niente sangue; Cenere alla cenere; Il vento sta cambiando). Manca il copricapo di Giovanna. Con cosa incoronarla? Cosa scrivere sul copricapo di Peitsche, cosa è scritto su quelli dei combattenti intorno a Giovanna? Cosa hanno ascoltato davvero i monaci nascosti dietro le tende quando Giovanna fu processata?
Her work often deals with transitory themes, as in "Picknick der Friseure", in a comical, but nevertheless thrilling way, which make her stories seem to be absurd. She also uses the technique of quotation for her novels, as in "Johanna", where she reconstructs the story of Joan of Arc using official case records.[1] As a relatively young, successful and female writer, she belongs to a group of writers which literary criticism calls the "Fräuleinwunder".
For her work as a writer she received the following awards: in 1994 Alfred-Döblin-Stipendium (a scholarship), in 1996 Aspekte-Literaturpreis and the Ernst-Willner-Preis at the Festival of German-Language Literature in Klagenfurt, in 1997 the Rauriser Literaturpreis, in 2004 the Nicolas Born-Preis des Landes Niedersachsen, the Heimito von Doderer-Literaturpreis and the Spycher: Literaturpreis Leuk, in 2005 the Brüder-Grimm-Preis der Stadt Hanau. In 2005 she also held the Poetikdozentur: junge Autoren der Fachhochschule Wiesbaden. In 2007 she received Literaturpreis der Stadt Bremen and the Roswitha-Preis. In 2008 Hoppe held the Bert Brecht Gastprofessur at the University of Augsburg.
In 2012, Felicitas Hoppe was awarded the most prestigious literary prize in German literature, the Georg Büchner Prize.
Ho dovuto leggere la versione italiana di questo libro perché una mia professoressa di università ne ha curato l’edizione.Che dire…terribile! L’autrice cerca di usare il flusso di pensiero rendendo però la lettura difficile da comprendere e priva di una sintassi che funziona. Si capisce poche volte effettivamente cosa sta succedendo e io non sono nuova a questa tecnica narrativa. Se non l’avessi avuto nel programma del corso avrei smesso di leggere a pagina 2.