“Prima che Fleet Street avesse raggiunto la sua attuale importanza, ai tempi in cui Giorgio III era giovane, e i due giganti che suonavano le campane della vecchia chiesa di St Dunstan erano nel pieno della loro gloria - dando fastidio ai fattorini in giro per commissioni e lasciando a bocca aperta per lo stupore la gente di campagna - c’era, vicino al sacro edificio, una botteguccia di barbiere, tenuta da un uomo che si chiamava Sweeney Todd”
Quando nel 1785 un marinaio, assieme ad un filo di preziose perle, scompare nella bottega di un barbiere chiamato Sweeney Todd, i sospetti cominciano ad aleggiare, sospetti che porteranno ad una terribile scoperta ben più importante (e raccapricciante) dello stesso filo di perle.
“Sweeney Todd, il diabolico barbiere di Fleet Street” è un racconto del genere “Penny dreadful” uscito a puntate fra il 1846 e il 1847, attribuito, anche se non vi è ancora certezza, a James Malcolm Rymer, un racconto che mischia horror, seppur in piccole dosi a quello che oggi noi conosciamo come thriller. Il racconto capace, spaziando sui vari personaggi, di mantenere un bel ritmo si dipana fra amore, mistero, horror e azione in un mix ben riuscito. La scrittura molto colloquiale e diretta, senza inutili fronzoli letterari, riesce a far entrare in empatia con i personaggi che vengono sapientemente narrati grazie anche ad ambientazioni semplici ma, in certi casi, d’impatto. Una storia amara, dura, a volte straziante capace di far immergere il lettore in uno spaccato di vita dell’Inghilterra ottocentesca. Un racconto che si fa leggere e che si vorrebbe durasse di più proprio perchè ben scritta e capace di tenere il lettore incollato alle pagine per vedere il destino a cui vanno incontro i tanti protagonisti intrecciati con maestria.
(TRE STELLE E MEZZO) Molto coinvolgente nonostante il periodo e il linguaggio in cui è stato scritto, piacevolissima sorpresa. Molto diverso rispetto al film di Tim Burton (e il musical da cui è tratto).