Una raccolta di racconti. Dodici storie e altrettanti personaggi; rapidi ritratti in chiaroscuro, i cui lineamenti emergono dall'ombra grazie a singole pennellate di luce. Due storie senza tempo né luogo nelle quali i protagonisti sono gli esseri umani, i sentimenti e le loro emozioni.
Solitamente non amo le raccolte di racconti, lasciano sempre quel "non detto" che mi fa un po' venire i nervi. Mi ritrovo pensare a cosa poteva succedere dopo il punto finale e a pensare al perché l'autore abbia deciso di non cimentarsi con un romanzo intero, seppur breve. Da qui l'occhio un po' prevenuto con cui ho guardato inizialmente questa raccolta di ben 13 racconti, qualcuno più lungo qualcuno più corto. E, almeno all'inizio, non sono riuscita ad entrare veramente in sintonia con i primi racconti. Li trovavo belli, molto intensi e poetici, nonché vicini a tematiche piuttosto discusse; però non ero riuscita ad appassionarmi. Ad esempio non mi veniva voglia di rileggerli, che per me è un campanello di allarme, sia con i racconti che con i romanzi. Poi però ho letto Dieci Agosto che mi ha veramente conquistata. L'ho trovato semplice ma di un'ampiezza incredibile. E in fondo cosa c'è di più semplice di un ragazzino che steso sull'erba guarda il cielo e si rammarica delle nuvole che coprono le stelle? E cosa c'è di più spiazzante di una ragazzina che oltre quelle nuvole vede l'abisso? L'ho trovato semplicemente bellissimo! Mi è piaciuta molto la naturalezza con cui la ragazzina interviene, prendendo anche un po' in giro il ragazzo, la sua sfrontatezza e la sua verità. Per la cronaca l'ho letto e riletto più volte.
Rinvigorita da questa bella sorpresa ho continuato la lettura, sperando di trovarne altre. E così è stato. Posthume tocca un tema veramente delicato e lo fa in un modo strano, quasi inquietante. E' il racconto di un suicidio, una ragazza che si taglia i polsi, ma non è così semplice; intorno a questo gesto ultimo c'è un rapporto strano e conflittuale con la madre e con l'arte. Lo stesso suicidio, il sangue che esce e si mescola all'acqua nella vasca, il ritmo cadenzato dato dai rintocchi dell'orologio, diventano opera d'arte, terribile e bellissima, tragica e pacifica.
Luci sfocate è il racconto che più mi ha destabilizzato tra tutti. E' il più lungo e mi sarebbe piaciuto vederlo più sviluppato, anche se il taglio del racconto gli da un'immediatezza e una forza tutta particolare. Anche in questo caso la tematica è delicata, cioè quello delle madri surrogato, anche se non è questo il vero centro del racconto. Il punto focale è il rapporto di questa bambina con quella che lei vede come un'estranea, che le è pure antipatica all'inizio, una persona piombata nella sua vita all'improvviso. Tutto il racconto si muove tra il non detto e l'intuito da parte della bambina stessa. Si sentiva quasi il silenzio che la circonda squarciato dalle sue domande urlate, dalle sue richieste di attenzione e dai suoi perché.
Questi tre racconti sono quelli che più mi hanno colpita e che sono veramente felice di aver letto. I primi, come dicevo, mi hanno lasciato un po' più fredda, probabilmente anche a causa dei miei preconcetti, mentre negli altri, pur trovandoli, belli, quasi dei piccoli scorci dell'animo umano, non ho trovato quella particolarità che invece mi ha colpito in questi tre.
Lo stile dell'autrice mi è piaciuto molto, soprattutto perché, nonostante i temi trattati e la forte nota poetica e intimistica, non è affatto pesante. La lettura è molto scorrevole. Mi ha molto colpito il fatto che i protagonisti dei racconti siano sia uomini che donne. In particolare mi è saltato all'occhio il fatto che parlasse di tematiche come la nascita di un figlio dal punto di vista maschile, cosa che non deve esser stata facile (anche visto il caso in se..), e lo fa in maniera molto credibile, per niente forzata.
E' difficile dare un voto unico alla raccolta, a Dieci Agosto darei tranquillamente 5 gufi (o stelle), mentre ad altri un voto più basso. Quindi il voto che vedrete è il risultato di una sorta di media (non matematica, per carità!), ma sappiate che per me i tre racconti che vi ho citato sono dei 5 pieni!
Non so veramente da dove iniziare, io che non amo i racconti, mi sono innamorata de “L’istante tra due battiti”. Mi chiedo ora, quale meraviglioso spettacolo verrebbe fuori da un suo romanzo, da un romanzo di Marta Tempra? Tredici racconti di un’intensità pari a quella di un romanzo capolavoro. Dalla parola più insignificante, che poco dice della storia, traspare una profondità tale che porta il lettore ad entrare nel racconto come quando si viene attratti da una magnifica sequenza di colori. Sembra di volare fra i magnifici colori dell’universo e quei colori sono i sentimenti, l’introspezione più brillante, intensa che abbia mai letto. È un viaggio nell’animo umano e la cosa sorprendente è l’abilità che l’autrice ha avuto nel rendere interessanti temi potenzialmente noiosi anche se in qualche caso non c’è riuscita e dei racconti stentano ad andare avanti.
Quelli che preferisco sono Piedi di Ninfea, Luci sfocate, Fumo e mentolo, Dobbiamo parlare; non perché gli altri mi piacciano di meno, ma perché in questi quattro l’autrice ha sfoggiato un talento che per l’età che ha, ha dell’incredibile. Un dato che stona è la ripetitività del tempo narrativo, quasi lento in tutti i brani.
Ok, veniamo ai dati tecnici. Lo stile è semplice, fluido, limpido pur venando in alcuni tratti un’intenzione poetica che spesso stona. Il suo scrivere cattura il lettore trasportandolo nella storia, i temi trattati sono esperienze reali, ci si può identificare cogliendo l’insegnamento che tutti siamo eroi.
L’unica cosa che non mi piace, è la copertina.
Complimenti Marta, da te c’è tutto da imparare.
Vi lascio con una citazione, è una frase che ho ricordato leggendo “L’istante tra due battiti”
Da Uomini semplici – E. De Crescenzo
“Gli uomini semplici sono sempre eroi che in silenzio vivono, esistono. Alberi e nuvole con il vento sbandano. Loro invece lottano, resistono…”