Paul Halter is a writer of crime fiction known for his locked room mysteries. Halter pursued technical studies in his youth before joining the French Marines in the hope of seeing the world. Disappointed with the lack of travel, he left the military and, for a while, sold life insurance while augmenting his income playing the guitar in the local dance orchestra. He gave up life insurance for a job in the state-owned telecommunications company, where he works in what is presently known as France Télécom. Halter has been compared with the late John Dickson Carr, generally considered the 20th century master of the locked room genre. Throughout his nearly thirty novels his genre has been almost entirely impossible crimes, and as a critic has said "Although strongly influenced by Carr and Christie, his style is his own and he can stand comparison with anyone for the originality of his plots and puzzles and his atmospheric writing."
His first published novel, La Quatrieme Porte ("The Fourth Door")was published in 1988 and won the Prix de Cognac, given for detective literature. The following year, his novel Le Brouillard Rouge (Red Mist) won "one of the highest accolades in French mystery literature", the Prix du Roman d'Aventures. He has now published more than thirty novels. Several of his short stories have been translated into English; by June 2010 six will have appeared in Ellery Queen's Mystery Magazine; ten were collected and published by Wildside Press as The Night of the Wolf.
A fare di questo libro un must da leggere per chi ama il giallo classico e le camere chiuse in particolare, non è solo l'enigma in sé e per sé. Ma anche la dissertazione che Halter fa verso la fine, per bocca del suo personaggio, il criminologo Twist: Sembra che oggi il giallo classico non vada più di moda. Da qui Twist parte per parlare di gialli classici e soprattutto di camere chiuse, ricalcando le orme della famosissima dissertazione fatta dal maestro John Dickson Carr in "Le tre bare". Non fosse che per questa dissertazione, il libro va assolutamente letto da chi ama il genere. Inoltre in questa storia Halter mette tutta una serie di ingredienti che rendono davvero succoso il piatto: case stregate, scheletri che escono dalle tombe, belle donne misteriose e scarpe, tante, tantissime scarpe. 139 paia. La spiegazione del mistero della camera chiusa e di come lo scheletro è stato messo nella casa stregata stavolta mi è risultata di agevole comprensione, cosa che non sempre mi è riuscita per altre camere chiuse. Ma ciò che soprattutto mi ha lasciato una traccia nell'anima è il finale: quel finale così dolcemente malinconico, per spiegare le 139 paia di scarpe.
No no, non ci siamo, non ci siamo proprio. Ci ho tentato con "Nebbia rossa", con "La maledizione di Barbarossa" e ora con questo, citato tra l'altro come uno dei migliori titoli dell'autore...eppure, dopo lo splendido "Cento anni prima" di Halter non trovo più nulla di esaltante. Comincio dunque a credere che quello sia stata l'unica eccezione nella produzione di un autore che non è nelle mie corde. Peccato. Innanzitto, c'è il classico errore della troppa carne al fuoco, con lo scopo probabile di spettacolarizzare il lettore, che al contrario ne uscirà confuso e disorientato perchè la carne va lavorata e anche bene: qui invece sin dalle prime pagine parte una serie di azioni che poi si incontreranno in maniera forzata e confusa, come fili sfilacciati e mal lavorati. Ne deriva una trama banale, e banale è la spiegazione (psicologica) che alla fine Halter tenta del mistero delle scarpe citate nella trama. La camera chiusa poi, è confusa, farraginosa ed esageratamente complessa, tanto che alla fine nemmeno si comprende. La mia impressione è che Halter abbia avuto e buttato lì una serie di idee interessante e di begli elementi, che poi però ha faticato a lavorare, a mettere insieme e a far funzonare nella trama gialla, la quale tra l'altro manca di sale ed atmosfera, ingrediente da non dimenticare in un romanzo del genere. Ho letto alcuni pareri che addirittura dipingevano questo romanzo come migliore dei lavori di John Dickson Carr, e ne sono assolutamente in disaccordo. Qui da Carr siamo lontani anni luce, il confronto è quasi imbarazzante. Tenterò in futuro con altri titoli di Halter, mi sembra strano che il suo genio si sia esaurito col bel "Cento anni prima". Giallo sprecato.
Questo libro mi ha fortemente deluso, nonostante le positive recensioni che avevo letto. L'unica parte che si salva è l'inizio. Prima di tutto le situazioni bizzarre si risolvono in una spiegazione frettolosa e poco convincente e poi la camera chiusa è non macchinosa, ma di più (senza peraltro indizi per poterci arrivare). Quindi per me rasenta la sufficienza.
RILETTURA Ho riletto quest'opera per controllare se il mio giudizio precedente fosse stato in qualche modo troppo severo. Purtroppo rimango della stessa idea, giudicando l'intero meccanismo giallo molto insensato. Il piano del colpevole mi pare illogico e tutta la spiegazione finale si basa su intuizioni, prove giunte "ex nihilo". Neanche la "camera chiusa" riesce a salvare la situazione, essendo troppo complessa, sebbene l'abbia capita, e poco interessante.