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Milano, Garzanti, 1972, 16mo (cm. 18 x 11) brossura con copertina illustrata a colori, pp. 222 (i Garzanti) . Timbro librario.

Unknown Binding

Published January 1, 1972

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Displaying 1 - 8 of 8 reviews
18 reviews1 follower
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August 19, 2025
impostazione futurista, lo stesso trigger femminile che ci sarà in 1984, scrittura poetica (quindi dimenticatevi la narrativa scorrevole), visioni dal futuro su un lontano passato, o del futuro a un lontanto passato. un libro da conoscere!
Profile Image for Arual.
13 reviews
December 20, 2024
Considerando che è questo il libro a cui Orwell si è ispirato per 1984, devo dire che a differenza del libro prima citato, “NOI” l’ho trovato molto meno scorrevole, privo di dettagli e non così tanto scorrevole. Resta un buon libro e credo sia bene leggerlo se si ha letto 1984 o semplicemente è meglio leggerlo prima dell’altro libro.
1 review1 follower
September 2, 2025
È un libro che non può essere semplicemente letto. Va molto oltre la lettura, non basta solo capire. Bisogna farsi una flebo di ogni parola per dire di averlo vissuto.

In uno Stato dove ogni individuo è una cellula, dove tutto è perfettamente funzionante, dove l’uomo è macchina e lo spreco è reato, esiste un cancro, qualcosa che sconvolge il Perfetto Organismo rendendolo, paradossalmente, vivo. Vedo il libro come un elogio alla vita, all’errore, allo spreco, alla libertà. Libertà senza felicità o felicità senza libertà. Trovare la felicità, struggersi per non averla e piangere quando la si trova. L’anima è malattia e la fantasia è un sintomo. Se sei diverso, sei reato, vai eliminato perché sconvolgi l’equilibrio. D era malato d’amore per I, la lettera che in matematica indica irrazionalità, e finirà per perdere ogni certezza, per dimenticare chi è nel tentativo di ritrovarsi, e poi, volendo non guarire mai. Ma alla fine, inevitabilmente, la macchina che corre a 120 km/h senza una strada solida finirà per schiantarsi. Finirà per morire. Lo spreco sarà eliminato. Ma i fiori nascono anche dal cemento, e non c’è razionalità che possa fermare la crescita di un seme finché non lo vedi rigoglioso.
Così vedo il finale. Come un fiore nel cemento. I semi piantati da MEFI continueranno a crescere, e uccideranno la logica, forse. Non lo sappiamo, ed è bellissimo! Zamjatin è geniale anche in questo.
This entire review has been hidden because of spoilers.
86 reviews
August 18, 2025
scritto più di un secolo fa anticipa temi che condizioneranno il futuro nostro(controllo delle menti con l'abolizione dell privacy, la spersonalizzaziome, la tecnologia come strumento del dominio) . se allora il potente era il politburo domani forse saranno i despoti della silicon valley.
dal punta di vista della scrittura dopo un inizio molto positivo la storia si sfilaccia e si perde senza essere più così lineare
Profile Image for Alessandra Castellani.
83 reviews1 follower
November 3, 2025
In We, Zamjatin depicts a world where the collective has erased the individual, where the “We” has become a perfect machine—but soulless. Yet, it is precisely the “I” — fragile, contradictory, human — that represents the only chance for rupture, freedom, and authentic love. It is the “I” that feels, chooses, desires. In a world ruled by mathematical logic, the “I” is the error. The paradox is that man cannot live by freedom alone, nor by logic alone. He needs both, but in balance — a fragile balance that must always be renegotiated. Both because of the period in which it was written, without Orwell’s influence, and because so much remains the same even today. Human beings will always find a way to exploit others to achieve freedom, and if that’s not possible, the ultimate sacrifice is stronger than any feeling. I believe this reflection urges us to look more closely at our societies and ask ourselves: what kind of “We” are we building? And at what cost?
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