L'auteur Bastien Vivès est accusé d'avoir diffusé des images pédo-pornographiques. Pourtant, selon lui, il s'agit d'images caricaturales publiées dans le cadre de bandes dessinées d'humour. Interrogé par la police, il est contrait de suivre un stage de réhabilitation. Problème : personne d'autre que lui ne se présente au stage…
Bastien Vivès est l'un des auteurs les plus brillant de sa génération. Découvert avec Le Goût du chlore, il a depuis poursuivi une œuvre protéiforme, alernant BD d'humour, érotique, aventure et manga. Il est l'un des repreneurs de Corto Maltese depuis 2021.
Bastien Vivès is a Parisian who has drawn or collaborated on more than a dozen graphic novels since his published debut in 2006, including most recently The Butchery (Fantagraphics, 2021). The Angouleme Comics Festival granted Vivès the “Revelation” Award in 2009 and the prize for best series in 2015.
Bon emprunté à la bibliothèque car faut pas pousser. Un élan de curiosité m'a fait penser qu'il ne fallait quand même lire sa version de l'histoire. Et hormis quelques scenettes, je suis restée assez hermétique à ses atermoiements de petit bobo blanc parisien, invoquant pour justification le so called "cynisme" (i.e. mot galvaudé utilisé à tort et à travers pour justifier blagues pas drôles, racistes et/ou sexistes sous couvert du fameux "on ne peut plus rien dire").
Donc pas de gros changement sur l'avis que je porte sur cet auteur : surestimé (bon OK Polina est un peu au dessus du lot), problématique notamment dans sa fetichisation de certaines parties du corps féminin et bien sûr il se garde bien de dire que dans le milieu de la BD, la plupart des auteurs femmes ne pouvaient l'encadrer bien avant la polémique sur la pedopornographie (discussion d'il y a 4 ans avec une célèbre autrice de BD qu'il cite paradoxalement)... Et j'extrapole peut-être, mais on notera aussi la petite scenette mettant en filigrane l'islamisation en prison sous un ton "cynique" qui je l'espère est involontaire, mais au vu de l'ambiance en France sur la question de l'islam me questionne... Mais bon Pascal Praud et consort adouberont au moins la BD. Pas ma came, next.
Adesso parliamo di un altro autore di fumetti francese, Bastien Vivès, che ho scoperto per caso avendo trovato un suo libro nel punto-libro di una scuola di musica che ho frequentato un paio d’anni fa (vignette e storie brevi, non ricordo il titolo) e che mi aveva fatto scompisciare dal ridere.
Ho approfondito, scoprendo che Vivès è un autore di primissimo piano oltralpe, e ha realizzato non solo storielle brevi esilaranti ma anche una produzione di graphic novels piuttosto eterogenea, sempre contraddistinta da un tratto personalissimo, essenziale, che non volge in caricatura ma nello stesso tempo è sorretto da un’idea grafica che accenna piuttosto che spiegare. Il contenuto è demandato quasi solo alla parola, le espressioni dei personaggi sono sempre neutre o quasi, spesso non hanno nemmeno gli occhi, e altrettanto spesso le vignette sono copia le une delle altre con testi diversi.
Con un armamentario così essenziale Vivès ha scritto storie lineari, spesso poetiche, in cui è rarissimo che qualcuno si faccia male, e che gli sono valse premi a pioggia nonché l’elezione tra i pochissimi che sono stati ritenuti degni di proseguire la saga di Corto Maltese. Non ho letto tutto quello che ha fatto, a posso citare Polina, la storia di una bambina, poi ragazza e poi giovane donna, avviata allo studio della danza classica e poi coreografa di successo (nessun dramma, nessuna tragedia, ma una rara capacità di descrivere tutti i disagi psicologici di un ambiente che mette addosso una pressione feroce a tutti, allievi e insegnanti). Poi Il gusto del cloro, una storia d’amore talmente platonica da essere quasi immaginaria, tra un ragazzo e una ragazza che si conoscono in piscina; Una sorella, una storia d’amore, in questo caso decisamente meno platonica, tra un ragazzo appena più che bambino e una ragazza di poco più grande che si conoscono durante le vacanze (il tema e il titolo decisamente fuorviante - i due non sono affatto parenti - non ha portato bene all’autore, come vedremo tra poco). Le Chemisier, non pubblicato in Italia, un cui a una ragazza che fa la baby sitter viene prestata dal padre del bambino assistito una camicetta di seta della moglie, essendo stata la sua sporcata dal bambino, e lei ben presto scopre che quella camicia ha poteri magici, quando la indossa tutti la guardano, la trattano con stima e rispetto, non le rifiutano nulla (magia o autosuggestione?).
A una certa, giocando su certe ambiguità della sua narrazione, nonché grazie a certe sue dichiarazioni poco avvedute (scavate nel web di dieci e più anni prima) Vivès è stato accusato di fare l’apologia dell’incesto e della pedofilia. Contro di lui è stato montato un processo che si trascina tutt’ora, ovviamente chiamando in causa anche comportamenti maschilisti ecc. ecc. che gli sono costati non poco in termini di premi, esposizioni ed eventi pubblici.
In effetti ho letto un solo fumetto che potrebbe essere rubricato sotto il tema della pedofilia e dell’incesto, e non solo, ed è Les melons de la colère, ma bisogna fare attenzione: questo e un altro, Le petit Paul, sono stati pubblicati come fumetti porno, con tanto di bollino di divieto di vendita ai minori e in busta sigillata (in Francia usa così). E tematiche del genere, che piacciano o meno, sono abbastanza comuni nell’ambito del “ghetto” della pornografia disegnata, tanti ci si sono cimentati (magari dedicandosi solo a quello) e non hanno mai dato fastidio a nessuno, anche proprio perché possono essere lette solo da chi vuole leggerle.
Verrebbe da pensare che a Vivès non sia stato considerato perdonabile il suo essere un autore da un lato “per tutti”, di successo, spesso perfino poetico e romantico, e dall’altro essersi cimentato in qualcos’altro che in realtà, per ciò che ho letto, più che pornografico (ovvero teso ad eccitare il lettore, cosa peraltro quasi impossibile con un disegno così essenziale ed evocativo) è grottesco e paradossale.
Comunque Vivès non se l’è tenuta. Lui, che odia l’autobiografia, tanto comune nel mondo del fumetto (ne riparleremo… Ho nella manica due autrici che hanno scritto quasi solo in chiave autobiografica, peraltro benissimo), ha disegnato un divertentissimo pamphlet, ovviamente a fumetti, “La verité sur l’affaire Vivès”, pubblicato in Francia un anno fa, in cui la sua “persecuzione” è ritratta in modo caricaturale; viene più volte interrogato dalla polizia (che tende sistematicamente a fargli ammettere ruoli e atteggiamenti che non ha mai avuto); viene inviato a fare un corso rieducazionale per togliersi dalla testa idee tanto brutte, e rinchiuso in una cella tipo Conte di Montecristo in via “preventiva” (“così capisce che cosa lo aspetta se non cambia modi e pensieri”), molto del suo lavoro precedente viene riletto appunto in chiave pornopedofila, ad alcuni seminari altri partecipanti si rifiutano di partecipare in polemica con la sua presenza. Ma il momento più esilarante è verso la fine, dove a una fiera del fumetto un lettore, che si qualifica come appassionato, gli chiede un disgnetto tratto da Polina ma in chiave porno. Al che lui gli fa un vero e proprio esame facendogli una caterva di domande superspecialistiche di ambito fumettistico, una specie di gioco a quiz, alle quali il suo interlocutore regge quasi fino alla fine, dove però capitola e ammette di essere un poliziotto. L’ultima serie lo mostra in una villa in campagna con la moglie e i figli, assediato allo sfinimento da editori giapponesi che vogliono assoldarlo proprio per fare quel genere di disegni che gli sono stati tanto brutalmente imputati.
In conclusione, mi pare che lui - purtroppo pur avendo gestito piuttosto male la polemica, ma in certe situazioni è facile perdere le staffe o dire cose di cui si finisce per pentirsi - sia stato vittima, come molti altri, di un wokismo ignorante e pretestuoso, magari anche un po’ fascista, che non conosce zone grigie e che è del tutto incapace di farsi domande e di conservare l’obiettività.
De l'auteur, je ne connaissais que la fameuse polémique. Donc on ne peut pas dire que j'avais un a priori très positif de cette BD. Mais j'ai trouvé ça vraiment très drôle. Il ne s'agit pas d'un plaidoyer mais d'un regard sur les accusations de pédophilie ou de sexisme à son encontre et plus généralement à l'encontre des humoristes de toute sorte. Et franchement son humour très décalé m'a fait beaucoup rire. J'imagine que ça peut faire grincer des dents, mais être capable de rire des travers de notre société qui à force de vouloir tout protéger pousse parfois ses combats à l'extrême, c'est bien là le principe de la satire et le rôle d'un dessinateur humoristique.
Dérision, auto-dérision et ironie. La polémique 'Bastien Vivés' vu par Bastien Vivés. Drôle par ici et lá, tout en ajustant quelques aiguilles sur l'absurdité que prends parfois les injonctions du politiquement correct sur les textes et les oeuvres édités. Il est vrai que la connerie est relativisable, mais le relativisme culturel ne s'applique pas à tout. Un débat ouvert.
Bastien Vivès est sûrement un des auteurs qui a le plus joué dans mon amour pour les romans graphique. Je pense avoir encore un souvenir assez fort de Une Soeur, Polina, ou encore Le Goût du chlore qui ont façonné mon goût pour le neuvième art : son esthétique, sa narration, ses émotions. C’est peut-être pour cela que je n’ai pas un avis tout à fait objectif sur l’auteur et cette histoire, mais ce court récit m’a tout de même et me fait espérer de nombreuses suites à qui veut le lire.
La Vérité sur l’affaire Vivès retrace la suite de la débâcle médiatique de cette fameuse « Affaire Vivès » du point de vue l’auteur avec ses réflexions sur ce qu’il a réellement fait, ses confrontations avec la police et ses différents stage de réhabilition. En réalité, tout est faux, il s’agit d’une affaire judiciaire en cours, mais le récit jongle entre des réflexions personnelles bien réelles, des situations absurdes qui véhiculent un peu la position dans laquelle l’auteur se sent, et aussi un bon niveau de fiction pour amuser la galerie.
Et franchement, je ne m’attendais pas à ce que ce soit aussi drôle . Il y a un léger côté boomer dans lequel on ressent son appréhension envers la même cancel culture qui l’a cancel récemment, et les deconstructions du monde de l’Art qui n’en finisse jamais de déconstruire; mais Vivès touche suffisamment juste et intelligemment pour rendre le tout drôle.
Artistiquement ça casse pas trois pattes à un canard et on est loin de ce qu’il propose dans ses oeuvres plus poétiques, mais cela reste plaisant à quel point l’auteur maitrise l’art du dessin qui ressemble à un test de Rorschach mais qui transmet son propos comme il le faut.
Ça se lit tout seul et assez rapidement, une belle recommendation pour quiconque souhaite lire du Vivès et lâcher quelques sourires.
si on apprécie la BD, on n'a pas pu passer à côté de ces polémiques concernant cet auteur. Libre à chacun de penser ce qu'il veut. Ensuite, la manière dont la "morale" et le "bienpensant" se sont emparés de tout cela est très questionnable dans une société de liberté d'expression. Par contre, l'auteur vient ici nous en parler, nous donner une partie de son point de vue et les conséquences sur sa vie. Est-ce totalement autobiographique, très "romancé" autour de l'humour ? Malheureusement, quand on connait un peu les institutions en France, cela ne doit pas être très loin de la réalité. C'est rapide à lire, souvent ubuesque, absurde, et drôle malgré un vrai sujet de fond et un débat sans fin.
Si seulement c'était drôle, mais ça ne l'est pas. Si seulement c'était moderne, mais ça ne l'est pas. Si seulement c'était bien dessiné, mais ça ne l'est pas. Par contre, c'est l'incarnation du Ouin ouin