Che io non mi senta molto a mio agio con la narrativa femminile è ormai risaputo, come che imputi a certe penne un eccesso d'enfasi, sul piano della cosiddetta 'emozione', dunque il bisogno di ricercare l'effetto retorico, la lacrima facile, persino - e non di rado, purtroppo - la semplicistica stilizzazione dell'essere e del sentire 'da donna'.
La Comencini, invece, mi sorprende e lo fa con un racconto in cui ogni griglia concettuale salta per lasciare spazio, se mai, alla narrazione dell'anti-femminino per eccellenza, perché la scelta che compie la protagonista del racconto è, appunto, una scelta anti-: anticonvenzionale, antisociale, antifamiliare.
Come capita che una donna dalla banalità archetipica scelga consapevolmente l'Inferno?
La Comencini non dice ma suggerisce, proiettando all'esterno le ombre di una personalità complessa e di una vita in cui essere, apparire e sentire non sono mai la stessa cosa.