Plus d’un siècle après le voyage en Egypte de Gustave Flaubert et de Maxime Du Camp, deux amis, l’un écrivain, l’autre photographe, remontent le Nil, du Caire à Assouan, avec le projet d’écrire un livre qui mêlera textes et photographies. Naturellement, le projet évolue durant le voyage. Et il n’est publié que bien longtemps après… Peut-être plus qu’à une "visite" de l’Egypte, c’est au sens du voyage aujourd’hui que nous convoque le dialogue entre les photographies intimistes du regardeur et les lettres que l’écrivain rédigea (sans les leur expédier…) pour ses amis restés en France. Les correspondants deviennent des acteurs d’un périple qui ignore les tour operators et les circuits obligés pour révéler, entre plaisir et exaspération, un mode singulier de la découverte. La succession des lettres, qui respecte leur chronologie, organise une progression dramatique et sensible du récit pendant que les photographies, en contrepoint, choisissent l’Egypte comme cadre pour un portrait amical d’Hervé Guibert.
In questo brevissimo viaggio insieme a Guibert e a Berger, che ho potuto compiere in una sessantina abbondante di pagine di cui costa questo testo, colpisce lo sguardo da "turisti" - invero poco affascinato dall'esotico - più vicino, forse, m'è sembrato, al senso del viaggiare: vivere, nel bene e nel male, i luoghi (e le persone) che si incontrano. A me hanno colpito soprattutto alcune specifiche frasi di Guibert (le foto in bianco e nero di Berger pure sono interessanti), che hanno rappresentato dei piccoli, felici momenti della lettura, donandomi delle immagini che, come lettore, mi hanno fatto star bene, che ho potuto davvero godere (e che ho pure un po' invidiato per non averle scritte io, facendomi interrogare sul fatto se mai riuscirei a produrre gioielli sintattico-semantici come quegli esempi dei quali ho avuto esperienza). In particolare, in una lettera - parte di questa «finzione epistolare», come la definisce nella Postfazione Christian Caujolle, che rappresenta Lettere dall'Egitto. Dal Cairo a Assuan 19.. -, indirizzata a un non chiarito "A chi?", si può leggere: «Ci sono nell'oasi solitudini piene di gioia». Ho trovato questa immagine così meravigliosa, così carica di profondità, che mi son sentito avvinto dalla sua bellezza, pieno di gioia, in questa mia solitudine che è stata la lettura di questa «finzione epistolare»...