In A History of Earliest Italy, Pallottino makes a huge number of large claims, with very little explicit reference to sources to back it up. The book was quite valuable in its 60s-70s context, as a call to historicize pre-Roman Italy, but nowadays it only provides some historiographical background to much more complete and well-argued treatments of the subject in later works.
Letto una prima volta nel ’96, riletto oggi sulla spinta dell’onda di curiosità e interesse per l’Italia antica. Sarà forse perché guardare all’Italia attuale è deprimente? Forse sì; forse no; non lo so. In fondo cosa abbiamo di comune con questi antichi abitanti della penisola dell’età del bronzo, o del ferro? La lingua? Forse un po’. Forse perché abitiamo sullo stesso luogo, modellato un po’ dal loro lavoro? La storia? Boh! Certo che è sempre una grande impressione, per me, il Museo Archeologico di Ancona, rivisitato ancora una volta e di recente con la mia pazientissima moglie. Forse è rinato da qui il mio interesse. È identica, l’emozione che provo nel accarezzare dolcemente con gli occhi, passando di teca in teca, gli elmi villanoviani, le spade galliche e le corone a foglia d’oro, con quella che provai bambino quando per la prima volta vidi (e potei toccare, al mio paese) una statuetta fittile appena dissotterrata, un piccolo mamers in terracotta, mutilo, ma ancora scattante, pronto a combattere. Leggere Pallottino e la sua storia della prima Italia per me è stato un continuo riandare a quei ricordi. Ho letto il libro più con il cuore e l’emozione che con l’intelletto… E per chiudere in bellezza, che non c’entra niente, ma per le mie emozioni sì, mi sono riletto l’elegia di PPP L’Appennino e, perdonatemi, se ne riporto un brano: Umana la luna da queste pietre raggelate trae un calore di alte passioni… È, dietro il loro silenzio, il morto ardore traspirato dalla muta origine: il marmo, a Lucca o Pisa, il tufo a Orvieto… Non vi accende la luna che grigiore, dove azzurri gli etruschi dormono…