Fortunato è sicuramente il lettore di Spettri di pietra, perché pochi conoscono le storie di fantasmi e sanno raccontarle con passione e sapienza come sa fare Francesco Corigliano. In questi tredici racconti rivive e si rinnova felicemente una lunga tradizione letteraria, in storie che possono prendere il tono della fiaba nera senza tempo e senza luogo, oppure quello più sottile e vicino a tutti della cronaca di eventi quotidiani e comuni, innocui fino all’improvvisa, terrificante consapevolezza di quanto sia facile perdersi anche alla luce del sole e nei luoghi che meglio conosciamo. Perché gli spettri di Corigliano, siano essi ombre malevole di defunti o entità potenti e spietate, espressioni di forze soverchianti, con la loro presenza ci minacciano delle perdite più terribili che da sempre temiamo.
Se cercate un'antologia che contenga racconti tutti di alto livello dovete leggere assolutamente "Spettri di pietra" di Francesco Corigliano. Qui troverete 13 opere folk horror scritte in modo magistrale e perlopiù ambientate nella parte più selvaggia e misteriosa della Calabria, terra d'origine dell'autore. Tra i vari titoli è presente anche quel piccolo capolavoro de "La funzione silvestre" . In conclusione questo è un libro consigliatissimo.
Occhi che scrutano nell’oscurità, nascosti tra le fronde degli alberi, una sensazione di gelo ti invade e improvvisamente non capisci più nulla: dove sei, chi sei, cosa sta accadendo, poi capisci che é l’orrore - crudo, viscerale - che si nutre di ciò che ci sembra familiare e innocuo, in un baratro che ti spinge a perderti, a non sapere più chi sei.
Ebbene, la scrittura di Francesco Corigliano se dovrei descriverla regala perfettamente questa sensazione, con i suoi 13 racconti orrifici, misteriosi, pieni di risvolti inaspettati e crudeli, é stata una vera scoperta, tanto affascinante quanto inquietante, che mi ha tenuta incollata alle pagine poiché credetemi che volevo divorare ogni parola. Poi però é successo il contrario, poiché mentre mi perdevo in questi deliranti racconti l'orrore ha lentamente iniziato a divorare me, ogni storia é diventata un respiro affannoso, mi sono lasciata travolgere completamente. Non c'è nulla di rassicurante in queste storie, solo una sensazione di vertigine, un senso di claustrofobia che cresce con ogni pagina anche perché l’autore non ci risparmia nulla: la crudeltà, la morte, la follia, sono lì, nel cuore pulsante della quotidianità. Il racconto che mi ha più destabilizzata é stato sicuramente “Funerale”, ci troviamo a San Filario, un paesino inventato noto per le sue deliziose confetture, Corigliano ci immerge nel punto di vista della piccola Maddalena, protagonista della storia. Quello che mi ha suscitato questo racconto è una serie di emozioni forti: orrore, disgusto, sorpresa, poiché Maddalena sa che non deve dire a nessuno il segreto che si cela tra gli abitanti di San Filario e delle loro famose confetture e credimi, non vorresti scoprirlo neanche tu!
L’altro racconto che ho amato é “La funzione Silvestre” un racconto che puó entrare perfettamente nel genere folk horror secondo me, in cui il protagonista affitta una casa in mezzo ai boschi della Sila per poter scrivere il suo romanzo in pace…Credetemi che quello che troverà all’interno di quei boschi é tutto ció che nessuno vorrebbe mai scoprire, poi il finale é micidiale e assolutamente agghiacciante.
Se cerchi qualcosa di profondo, se ami quelle storie che sembrano quasi delle fiabe oscure, nere come la pece, se ami quei libri che riescono a colpirti come un pugno allo stomaco, penso che potrebbe piacerti tantissimo questa raccolta, perché il brutale non è relegato ai luoghi lontani: è già lì, nelle nostre campagne, nei nostri mari, nei nostri paesini sperduti, nei nostri boschi oscuri, pronto a strappare il velo dell’ordinario e regalarci una verità che nessunx vorrebbe mai scoprire… Un ottimo titolo weird/horror che consiglio sicuramente, imperdibile e sicuramente innovativo, mi piacerebbe leggere altro dell’autore in futuro!
Racconti diretti, chirurgici, weird, di una semplicità assassina che si nutre di sensazioni di disagio: il luogo che ti circonda che diventa minaccia incombente. Il buio, all’improvviso.
È la prima volta che mi approccio a un testo di narrativa weird, in questo caso italiana e... sono rimasta piacevolmente sorpresa. "Spettri di pietra" è una raccolta di racconti dalla lunghezza variabile e dalla scrittura piana ma evocativa che esercitano su chi legge un fascino irresistibile. Corigliano guarda molto a H.P. Lovecraft, uno dei principali autori della narrativa weird, omaggiandolo ed evocandolo tra le righe senza mai risultare pedissequamente sfacciato. Tra boschi solo apparentemente fatati, oceani in tempesta e scenari consueti del quotidiano, Corigliano riesce a costruire delle atmosfere rarefatte e inquietanti che indugiano senza timore negli stagni dell'angoscia. Consiglio vivamente la raccolta a chiunque voglia approcciarsi al genere.
Sono una persona socievole, se si accetta l'esistenza di una socievolezza contenuta: decido io come centellinarla. Corigliano è uno dei pochi autori viventi (benché scrittori di cose morte) che abbia avuto il piacere di conoscere di persona, qualche anno fa. L'ho conosciuto in un contesto accademico e quindi l'ho apprezzato fino ad oggi come studioso: ha pubblicato "La letteratura weird. Narrare l'impensabile" per Mimesis nel 2020. Se vi occupate di fantastico, weird e horror, tra l'altro, dovreste recuperarlo.
Del Corigliano narratore non sapevo niente. E sinceramente neanche avvertivo questa necessità di saperne qualcosa: nella narrativa contemporanea, di genere e non, solitamente mi oriento verso l'estero, non per qualche preconcetto, più spesso per mera casualità (e se qualche preconcetto c'è, sarà ormai ampiamente interiorizzato). Poi però ho letto o sentito da qualcuno (e deve essermi sembrata una fonte attendibile, per vincere la mia inerzia) che, cito un po' come ricordo ma più meno le parole erano queste, "il futuro della narrativa horror italiana vanta almeno tre nomi sicuri: Corigliano, Besana e Musolino".
Va bene. Ricordo che Corigliano qualche tempo prima aveva pubblicato un volume, e che di sfuggita si chiamava Spettri qualcosa; ricordo pure un lupo sulla copertina. Faccio una ricerca al volo e lo trovo, esiste davvero, non l'ho sognato: "Spettri di pietra". Non voglio sapere nulla di recensioni e accoglienza, la letteratura riguarda i libri, non le chiacchiere che ci si fanno attorno. Prendo e lo compro.
Salto la prefazione a piè pari, per lo stesso discorso, non voglio anticiparmi nulla. Attacco col primo racconto, "Terra di paura" (giustamente, meglio mettere subito in chiaro i contenuti della raccolta). Tre ragazzi in escursione su colline sassose, in un posto sperdutissimo nel Sud Italia. Ignorano gli avvisi degli ultimi esseri umani che incontrano prima di abbandonarsi al contatto diretto e ineluttabile con la natura. Da lì parte qualcosa come l'incrocio tra The Blair Witch Project (senza bosco e senza neanche la Witch, ma le atmosfere sono quelle) e i racconti "rurali" di Lovecraft, conditi con Blackwood, Hodgson, insomma il meglio quando si vuole leggere qualcosa che parte come racconto normalissimo e poi diventa strano... Strano forte.
Da lì in poi non mi sono più staccato. Altro che le ossessioni dei protagonisti. Ho portato il libro con me al mare, in macchina, persino a scuola, mi sono nascosto a leggerlo nel seminterrato mentre aspettavo l'avvio degli scrutini per il recupero dei debiti formativi. Mi sono immerso di volta in volta in racconti che solo una raccolta eterogenea ma coerente, e di altissimo livello, può vantare. Ci sono dei luoghi, o per meglio dire degli ambienti naturali, che tornano più spesso di altri e ai quali forse l'autore è particolarmente legato: il bosco ("Sete", "Dentro la scatola", "La funzione silvestre") e il mare ("Madri", "La fortuna", "La scala"); c'è anche una pulsione latente verso le creepypasta ("Nuove mansioni"); c'è, senza finire nella psicologia, perché in fondo ognuno racconta sempre solo di ciò che ha vissuto, la volontà di recuperare qualche spunto, situazione o turbamento della propria infanzia, forse per esorcizzarlo nella pagina letteraria, o forse soltanto perché come spunto narrativo funziona benone.
Non c'è mai, invece, la soluzione scontata. Corigliano ti può prendere e trascinare nell'incubo anche con qualcosa di semplicissimo e di accettabile, che però a poche pagine di distanza si attorciglia su se stesso, si scioglie, si corrompe, e ti svela che non gli dovevi credere, che non ti dovevi fidare, che di accettabile nel mondo non c'è niente. La bagnarola che galleggia nel Pacifico, abbandonata: è solo una barchetta, ma non ci devi salire. L'ala est del palazzo signorile dove il tecnico deve andare a montare un’antenna: ci sarà un motivo se nessuno frequenta quell'area da tanti anni. La fontanella alla fine del sentiero del bosco, invitante, ma chiaramente troppo difficile perché un essere umano possa averla costruita proprio in quel punto: meglio non fidarsi, meglio non bere.
Va bene, un paio di storie un po' più "stanche" rispetto ad altre palesemente brillanti e originali ci sono, ma io intuisco una cosa: che Corigliano, secondo me, si è divertito un sacco a scrivere pure quelle, forse soprattutto quelle. Perché poi nella narrativa di genere c'è un problema fondamentale: non puoi accontentarti di ricordare i grandi nomi e basta. Non puoi accettare di essere "simile a Lovecraft", "vicino ai racconti di King", "erede delle atmosfere di Poe". Allora mi compro e leggo Lovecraft, King o Poe, non te. Invece se leggo Corigliano, riconosco una voce nuova. Non necessariamente migliore, peggiore o simile: nuova. Una voce che posso riconoscere tra molte altre più anonime.
E voi osserverete: se hai detto che gli italiani contemporanei della narrativa di genere li hai frequentati poco, che ne sai che quella di Corigliano non è una voce come le altre. A parte che magari non mi documento prima, ma dopo sì: e l'autore ha già avuto in abbondanza premi e riconoscimenti nel settore. Ma poi, abbiate pazienza: c'è lettura e c'è Letteratura. Su una buona lettura ti puoi sempre sbagliare, e tornare indietro infatti costa anche poco sforzo. Sulla Letteratura, invece, sbagliarsi è difficile. La riconosci, e non si torna indietro. E io da certi angoli bui in cui mi ha portato Corigliano, non sono mica certo di poter tornare indietro.
Francesco Corigliano, SPETTRI DI PIETRA, Edizioni Hypnos
“Poi le capiterà qualcosa che la spaventerà a morte. Uno spavento così intenso che farà sembrare un'inezia ogni suo terrore infantile, che eclisserà l'intensità di ogni sua altra paura, foss'anche quella della morte. Un orrore allucinante, talmente catastrofico da rischiare di schiantarle il cuore e fonderle il cervello in una poltiglia di emozioni allucinate e ricordi frammentati. Ma è tutto qui”.
Questa citazione emblematica da SPETTRI DI PIETRA sintetizza bene lo stato d'animo con cui è bene accostarsi a questa raccolta di Fancesco Corigliano. I racconti, letti tutti d'un fiato, immergono il lettore in un universo weird, chiarendo, una volta per tutte, come con questo termine si intenda qualcosa che può avere a che fare con l'orrore, può sfiorarlo, suggerirlo o ampliarlo, ma le due cose non coincidono. Tutto si potrà dire di questi racconti, fuorché si possa intuire doce il narratore vuole andare a parare. L'inspiegabile è lì, ci riempie di angoscia, possiamo intravederlo, qualche volta intuirlo, altre solo percepirlo indistintamente. “Ma è tutto qui”. Bisogna essere preparati e disposti a questo, ma gli amanti del weird e del fantastico in generale saranno felici di compiere questo passo (che, badate bene, non tutti i personaggi della raccolta compiono).
TERRA DI PAURA ci porta in un'ambiente selvaggio e inospitale, molto congeniale a Corigliano. La ricerca di un faggeto costringe i protagonisti a scontrarsi con un territorio “altro”, in cui i muri a secco assumono conformazioni variabili e ostili. Nessuno si avventura in quelle terre della Calabria, meglio rispettare questo tacito veto e non sfidare un ignoto fin troppo a protata di mano.
L'OSTRUZIONE cambia completamente scenario, ci porta dentro di noi, letteralmente, tra i ricordi che non possiamo cancellare e qualche volta assumono una consistenza fisica preoccupante, dalla quale rischiamo di sentirci troppo attratti. A mio parere uno dei racconti meglio riusciti.
MADRI è una storia di genitori, di protezione impossibile verso le proprie creature. Di mare e giochi infantili. E strane meduse (non sono meduse).
FUNERALE è il racconto del mistero, bellissimo e terribile, che si nasconde nelle viscere di un paese. La storia del collante di una comunità filtrata attraverso gli occhi di un bambino: quello che per certi aspetti è terribile, per altri è fonte di vita e prosperità. Uno dei miei racconti preferiti di Corigliano in assoluto.
NUOVE MANSIONI si presenta come una fredda analisi del mondo consumistico in cui siamo immersi. Un corso di aggiornamento obbligatorio per capire fin dove la devozione all'azioenda dovrebbe spingerci. Nota personalissima: qui hoi voluto leggerci un easter egg per me, ma so che è un caso.
ROSE SBOCCIATE. Evidentemente Corigliano si trova a suo agio con l'età infantile, i bambini, liberi da stratificazioni di preconcetti e convenzioni sociali, sono più disposti ad accogliere l'inspiegabile, per quanto non immuni dalla paura. Giacomo vive un momento difficile in casa, ha solo caldo, fame e voglia di essere accettato. Ed entra nella villetta sbagliata durante una vacanza che non dimenticherà.
LA FORTUNA ci mette nei panni di un corriere ospitato durante una tempesta. Il suo soggiorno, anche se in effetti non gli succede nulla, è quanto di più sottilmente inquietante si possa immaginare (da qui ho tratto la citazione all'inizio). Racconto che ben esemplifica il “nuovo corso” di Corigliano: stilisticamente più diretto, narrativamente più sfuggente.
SEGNALE, finalista del penultimo premio Hypnos, ci porta nell'ala disabitata di una casa per lavoro. Ma è meglio svolgere in fretta il proprio compito per non approfondire quello che ci è sembrato di vedere.
SETE è il resoconto di un'escursione solitaria ancora una volta in un posto isolato, dove non va nessuno per metivi non precisati. Un manufatto umano al centro di una radura è l'inizio di una serie di problemi soggettivi difficli da risolvere. Primo, molto oggettivo: la sete.
DENTRO LA SCATOLA ci porta al limiti di un bosco, in una storia di solitudini che si mescolano e hanno in comune la necessità di far passare qualche ora senza pensieri, magari come un gioco, quale può essere il cimentarsi con un'apertura difficile. Il narratore, interno ma non protagonista, riveste qui un'importanza fondamentale.
Con LA SCALA siamo in mare, alle prese con un relitto impossibile e inaffidabile: si può capire solo quello che non è. Racconto molto evocativo.
Ancora un punto di vista infantile ci porta tra i ricordi di una singolare nonna nella MERENDA, stoira di un rappoorto impossibile con una persona che dovrebbe essere vicina, e invece non si può conoscere.
Conclude la raccola LA FUNZIONE SILVESTRE, racconto che sfrutta il chiché dello scrittore che si ritira, ma poi ci introduce nel mondo misterioso della Sila, un idillio bucolico carico di insidie che si svelano lentamente. Bel racconto, che però si distacca per stile, dal resto della raccolta (si capisce che è stato scritto in un periodo precedente rispetto a quella che secondo me è stata un'evoluzione positiva nella produzione di Corigliano).
Questo è “weird italiano”, secondo il mio modesto, qualcosa in più che semplice “weird prodotto in italia”. Buona lettura!
13 storie... 13 racconti che sono un viaggio nel quotidiano ma che presentano lati inquietanti in cui i confini fra realtà e immaginazione sono sempre più labili, evanescenti... Non semplici fantasmi o presenze soprannaturali, ma esseri potenti, con forze che entrano di prepotenza nelle certezze più radicate dell' essere umano... Luci e ombre... Realtà e immaginazione... Certezze che si sgretolano sotto le parole evocative e dense di queste pagine... È proprio la paura e la sensazione di perdita che trasforma ciò che è conosciuto e familiare in qualcosa di inquietante ed estraneo... Con uno stile avvincente e una prosa misteriosa che lascia all'immaginazione l' indescrivibile, l' autore ci porta in un mondo che mina le nostre certezze e ci mette di fronte alle nostre paure più intime e nascoste.....
Seconda miglior raccolta di racconti che abbia mai letto. Ho trovato tutte le idee fresche o almeno trattate diversamente dal solito. Tutti i racconti hanno idee molto interessanti, le paure dell'animo umano sono esplorate, anche se a volte è lasciato molto alla fantasia galoppante del lettore (con i "e se?" Consigliatissima.
Cresciuto un sacco rispetto alla raccolta precedente, dimostra che si può ancora fare Lovecraft senza essere noiosi o fuori tempo massimo. Basta metterci dentro un po' di Ligotti e di altri ingredienti selezionati, ultima ma non ultima: la Calabria (scherzo, ma anche no)
"Spettri di Pietra" di Francesco Corigliano, pubblicato da Edizioni Hypnos, è un libro che mi ha catturato fin dal primo istante, complice una copertina singolare. Il lupo dagli occhi rossi che mi osserva promette un viaggio in territori inesplorati della mia psiche, sicuramente non tra i più rassicuranti. N.B.: Giovedì 13 Marzo alle 21.00 intervisterò l’autore sul canale YouTube “Scandal Wonder” per parlare di questa raccolta ma anche del suo nuovo libro in uscita in questi giorni. NON mancate! Dopo quella data troverete il video nella sezione “live”. La raccolta contiene tredici racconti weird, di quel weird puro che raramente si incontra. Spesso, leggendo storie di altri autori, mi sono imbattuto in forme di weird contaminate da altri generi, quasi sempre dall’horror. Qui, invece, il genere è chiaro e inequivocabile: si tratta di weird, punto. Ed è proprio questa purezza stilistica a rendere il libro unico. Non essendo un esperto del genere, “Spettri di Pietra” mi ha illuminato per la sua capacità di definirlo con estrema chiarezza. Per Corigliano, infatti, il weird deve fare una sola cosa: inquietare. Non c’è paura, non c’è spavento, né rassegnazione o stupore, ma solo una nota limpida e, proprio per questo, angosciante: l’inquietudine. Nessuno prima d’ora mi aveva mostrato certi lati di me stesso, eseguendo un lavoro così raffinato, quasi chirurgico. Passando ai racconti, li ho apprezzati tutti, ma alcuni mi hanno colpito in modo particolare. “L’Ostruzione” e “La Scala” raggiungono livelli di stranezza elevatissimi, ma vorrei sottolineare quanto “La Scatola” sia probabilmente la storia più inquietante e, allo stesso tempo, ammaliante che io abbia mai letto. Quest’ultima, inoltre, riesce a ribaltare il punto di vista del lettore in modo tanto semplice quanto inaspettato, rendendola, senza dubbio, il mio racconto preferito. Complimenti sinceri a Corigliano per l’incredibile lavoro svolto su questa raccolta: sono certo che in futuro ci regalerà altre grandi soddisfazioni!
Siete mai incappati nella "consunzione della realtà"? Avete mai incontrato "eventi la cui causa pone problematiche epistemologiche"? Detta in altre parole, conoscete il genere weird o ne siete incuriositi? Se è così, la raccolta di racconti "Spettri di pietra" è una lettura fortemente consigliata. Sono tredici racconti di genere weird, alcuni lunghi una decina di pagine o poco più, altri più strutturati. Tredici storie di incontri, sotto varie forme, con l'impensabile, ciò che non si riesce a definire perché va oltre l'uomo e le sue capacità di discernere e comprendere la realtà. Eppure, se c'è chi, posto di fronte al mistero insondabile, sceglie di ritrarsi prima di attraversare la soglia, c'è anche chi si immerge in quel mistero o chi vi cade senza possibilità di scelta. Per gusto personale, i racconti che più mi sono piaciuti sono stati "La fortuna", per la sottile inquietudine che lo pervade, "La merenda", per il modo in cui è tratteggiato il personaggio della nonna e la sua ossessione, "Funerale", per la costruzione del racconto e per la suggestione che riesce a creare. Ho apprezzato inoltre le similitudini che Corigliano utilizza, le ho trovate efficaci e suggestive, mai banali.