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Il viaggio del divano letto

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Alla morte della madre, che non l’aveva mai davvero amata, riceve in eredità un divano letto particolarmente brutto. Incarica quindi i due figli e la nuora di trasportare la reliquia dalla banlieue parigina fino alla casa di famiglia, in Alvernia – nel cuore del Massiccio Centrale. Durante questa traversata della Francia in furgone, i tre accompagnatori si scambiano ricordi mentre altri oggetti, non meno ridicoli e ingombranti del divano, finiscono per occupare un posto determinante. Tramite la storia del divano e di questi oggetti è tutta la storia della famiglia a essere raccontata, così come la relazione stretta e conflittuale tra i due fratelli. Ruotando attorno alla figura della madre, prende corpo una narrazione giubilante, ora esilarante ora feroce nella descrizione di certe nevrosi familiari, colma di ruvida tenerezza, di comica collera, d’irridente erudizione.

224 pages, Paperback

Published May 3, 2024

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About the author

Pierre Jourde

67 books6 followers
Pierre Jourde, born on December 9, 1955, in Créteil (France), is a prominent French writer, also an university professor, and literary critic renowned for his provocative and incisive works that challenge societal norms and literary conventions. Growing up in a family with roots in the rural Auvergne region, Jourde developed an early fascination with the tensions between urban modernity and isolated provincial life, themes that would permeate his writing.

Jourde has taught French literature at the University of Grenoble (formerly Université Stendhal), where he specialized in 19th-century authors like Joris-Karl Huysmans, even co-editing a comprehensive edition of Huysmans' novels and short stories for the prestigious Bibliothèque de la Pléiade collection in 2019. As a critic, he has contributed to major publications, including sharp polemics in "Le Monde" and collaborations such as the bestselling Le Jourde & Naulleau (2004), co-authored with Éric Naulleau, which lampooned the pretensions of the French literary establishment.

Jourde's literary output is diverse and often controversial, blending novels, essays, and pamphlets. His debut novel, Les Peupliers, appeared in 1989, but he gained wider recognition with Festins secrets (2001), a satirical exploration of hidden desires in a small-town setting. His most infamous work, Pays perdu (2003), a semi-autobiographical novel depicting the decay and violence of his ancestral village of Lussaud in the Cantal department, sparked a real-life scandal. Upon returning to the village in 2005 with his family, Jourde was confronted by enraged locals who recognized themselves or their deceased relatives in the book's unflattering portraits. The incident escalated into a physical altercation, with stones thrown at his car, forcing him to flee. This event inspired La Première pierre (2006), a reflective essay on the violence provoked by literature.

Other notable novels include Les Bars lunaires (1993), L'Heure des singes (1998), and more recent works like Le Dégoût (2017) and Winter is Coming (2020), which continue his themes of alienation, grotesque realism, and cultural critique. His essays, such as La Littérature sans estomac (2002), deliver biting attacks on what he sees as the bland, politically correct conformity of contemporary French letters, drawing comparisons to polemicists like Philippe Muray.

Jourde's style is marked by dark humor, visceral prose, and a refusal to shy away from the abject or politically incorrect, often placing rural France under a merciless microscope.

He has two children, including the writer Gabriel Jourde, and resides between Paris and his native region. Despite—or perhaps because of—his penchant for provocation, Jourde remains a vital voice in French literature, unafraid to interrogate the "empire of goodness" that he believes stifles authentic expression.

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Displaying 1 - 7 of 7 reviews
Profile Image for Cristina.
80 reviews2 followers
May 26, 2025
Ho lasciato il libro dopo aver passato abbondantemente la metà in quanto non riuscivo più ad andare avanti.
Probabilmente non comprendo la comicità francese perché, nonostante mi sia stato definito come divertente, le varie situazioni le ho trovate irritanti.
Lo stile non mi è assolutamente piaciuto: periodi lunghi con numerosissime virgole che continuavano a farmi perdere il filo del discorso.
L’edizione a livello estetico è molto bella e ben curata.
Profile Image for Simone Brognoli.
194 reviews1 follower
December 19, 2025
Troppa carne al fuoco. Il trasporto del divano letto diventa un espediente per una famiglia per rievocare vecchi ricordi, ma viene fatto in modo confusionario. A tratti filosofico, a tratti ironico, a tratti volgare. Un mappazzone.
La lettura risulta lenta e a quanto dice l'autore è pure fatto apposta.
Se non si fosse capito, non mi è piaciuto per nulla
Profile Image for Lau tra le note.
22 reviews3 followers
April 1, 2025
Ma cos'è questo libro, cos'è?!

Un memoir, un racconto di viaggio, una saga familiare, una critica sociale, un libro umoristico...di sicuro è una geografia sentimentale piena di sagace ironia: apritelo a caso e troverete parti che vi faranno sghignazzare con gusto! Era da tempo che non mi divertivo così tanto leggendo un libro...

Per me è stato un problema, visto che leggo a letto e - in più di un'occasione - mi sono ritrovata, senza volerlo, come Raimondo Vianello: non solo Guido ha dovuto sopportare la luce accesa ad orari improponibili ma anche le scosse delle mie risate trattenute che peggioravano la situazione, facendo tremare letto, pancia e coperte. Lo so, ho sposato un santo! Poteva sferrarmi calci alla Sandra Mondaini e invece ha sofferto in silenzio. Gli è andata bene però: l'ho finito in tre giorni.

La storia inizia con la dipartita della nonna (un pezzo geniale che vi farà capire il tipo d'ironia di Pierre Jourde...io innamorata!) e il trasporto dalla periferia parigina all'Alvernia del tanto orrendo quanto scomodo divano letto scelto come eredità dalla madre: un episodio apparentemente insignificante, ordinario, diventa il pretesto per un'indagine profonda sulle dinamiche familiari, la memoria, le aspettative, l'accettazione e il peso degli oggetti come custodi della storia personale e collettiva.

L'intera struttura narrativa gioca sull'ossimoro tra immobilità e movimento: se il viaggio "fisico" impone un incedere lineare, quello interiore si sviluppa per frammenti, ellissi e rimandi. La memoria, infatti, non segue una logica cronologica ma emerge in strati sovrapposti, così come accade con i molti ricordi condivisi che solo all'apparenza non c'entrano nulla con la storia...insomma, è l'esempio perfetto di come un libro può essere leggero senza esserlo per niente!

"L'amico insisteva, tra una risata e l'altra: "Senti, se fossi un medico e vedessi arrivare uno così preoccupato per gli attributi della sua virilità e in più pronto a inventarsi chissà quale malattia grave, credo che non riuscirei a trattenermi dal divertirmi un po'..."
Non sapevo come prendere una simile ipotesi. Da un lato, bisogna ammettere che aveva l'incontestabile virtù di liberarmi dall'angoscia che mi tormentava, e ci avrei messo la firma. Dall'altro, però, un po' mi ridicolizzava. E poi mi obbligava a riconoscere che, da un mese a quella parte, mi stessi rovinando l'esistenza per niente, per uno scherzo. Detto altrimenti, il mio investimento di angoscia era stato fatto in pura perdita. Separarsi dalla propria angoscia non è più facile che farlo dai soldi, e non ci si arrende serenamente all'idea di averla buttata dalla finestra, motivo per cui tendevo a non accordare nessun valore all'ipotesi dello scherzo. Insomma, l'intervento divertito del mio amico non faceva che aggiungersi alle mie complicazioni mentali. Non potevi nemmeno soffrire con dignità: non solo hai male, non solo ti angosci, ma in più sei anche messo in ridicolo. Mi riconoscevo un destino, o meglio una vocazione. Qualcosa alla Hugo: il tragico e il grottesco, il basso e l'alto. Brutto colpo per me, che non ho mai potuto soffrire Hugo".
Profile Image for Nik Mag.
92 reviews
December 18, 2024
40\2024 è un romanzo quasi autobiografico. Il narratore è l'autore del libro che durante in viaggio in un furgoncino nel cuore della Francia per trasferire un divano letto dalla casa della nonna alla vecchia casa della mamma, rivive insieme al fratello e alla cognata alcuni episodi esilaranti della sua giovinezza insieme al fratello. Le avventure sono abbastanza rocambolesche e a detta dell'autore causate sempre dalla volontà propria di alcuni oggetti che devono necessariamente infastidire il malcapitato. Tutto gira su una comicità di impronta francese, che personalmente non gradisco, e su periodi lunghissimi intervallati da una serie di incisi atti, come conferma l'autore, a far perdere il filo del discorso. Sul tutto si aggiunge anche che durante il racconto di un evento si vanno ad accavallare eventi che succedono al tempo della narrazione ed eventi che accadranno in futuro, infatti il viaggio è ambientato anni prima rispetto a quando il romanzo è stato scritto.
Profile Image for Marta Puggina.
54 reviews2 followers
October 30, 2024
Impossibile restare indifferenti all’ironia con cui Pierre Jourde in questo romanzo investe tutto e tutti, a cominciare da sé stesso, sconfinando opportunamente nell’irriverenza. D’altronde cosa aspettarsi se l’incipit riguarda la nonna appena morta, una vera «artista della malevolenza» che ha sempre avuto «una salute d’acciaio svedese»? Tra gli oggetti lasciati in eredità, quel genere di oggetti che hanno reso Jourde diffidente nei loro confronti, c’è il «divano letto ricoperto da una specie di velluto verde oliva decorato di fiorellini, con braccioli di legno chiaro, e poltrone abbinate» che sua madre decide di salvare per arredare la stanza ricavata nella soffitta della casa di famiglia in Alvernia.
Questo «inesorabile appetito di risparmio e di pietà filiale» resterà incompreso dai figli, perché rivolto verso una donna che l’ha più tormentata che amata, a meno di essere motivato dal gusto personale per il «ninnolo abominevole». Pierre e il fratello Bernard con la moglie Martine alla fine accettano il delicatissimo incarico di andare a prendere il divano-letto a Santeny e trasportarlo a destinazione con il furgone. Ecco che il viaggio, forzando la loro convivenza all’interno di uno spazio ristretto, il Jumper Citroën, durante un tempo che sembrerà interminabile, il weekend di Pasqua, diventa il pretesto per ripercorrere all’indietro momenti di vita condivisa.
Tra sorpassi, tappe, pedaggi, soste carburante e soste WC, il racconto evolve con naturalezza in saga familiare, ma spiritosa, ricca di aneddoti e argute riflessioni, un avvicendarsi continuo di episodi esilaranti ed elucubrazioni erudite e filosofeggianti. A loro volta i ricordi diventano pretesti per indagare nelle proprie origini e nella conflittualità dei rapporti famigliari, riportando i tre «verso il tempo evaporato dell’infanzia». La metafora della vita come viaggio qui mi sembra sotto una luce nuova. Con un mezzo adatto, ma non troppo, trasportiamo un carico che non abbiamo scelto, di cui condividiamo con qualcuno l’ingombro scomodo, ragionando di ricordi per ingannare il tempo. Ma gli ingannati siamo noi che, arrivati a destinazione, crediamo di aver finito e invece il bello deve ancora venire.
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