Elena Cantini, professoressa di italiano al Lliceo Parini di Roma, viene ritrovata morta in un parco. Incensurata, nubile, senza figli. A indagare viene chiamata d'urgenza l'ispettrice Alina Mari, fresca di nomina. Anche lei senza figli. O forse no. «I muri sono tappezzati di ritagli di giornali, la maggior parte sono fotografie di donne, di tutte le età, etnie, classi sociali. Giro su me stessa e non riesco a trovare un centimetro di muro che non sia occupato da un viso.» Quando riceve la telefonata dal commissariato, l'ispettrice di polizia Alina Mari non potrebbe essere più distante da Roma e dal lavoro: si trova in una clinica di Bruxelles per tentare un intervento di inseminazione artificiale. Il commissario però è molto chiaro: c'è un caso di omicidio di cui deve occuparsi, ha poche ore per rientrare in sede, altrimenti sarà tagliata fuori. Alina mette in pausa il suo futuro e prende il primo volo. Appena arrivata a Roma inizia a indagare sull'omicidio di Elena Cantini, insegnante di un prestigioso liceo cattolico. Elena conduceva una vita normale: una grande passione per il suo lavoro, poche amiche affezionate, nessuna relazione sentimentale, nessun conflitto. E allora chi può averla colpita alla testa, lasciandola inanime in un parco cittadino, con il corpo a formare una croce e un anulare mozzato? Mentre le indagini si fanno sempre più serrate e i vicoli di Roma mostrano il loro profilo più irregolare, Alina è costretta a scendere a patti con i suoi fantasmi e a dar fondo alla sua intuizione per tentare di risolvere un caso le cui radici sono più profonde di quanto potesse immaginare.
Più di quanto mi aspettassi. Il caso diventa marginale perché la personalità e la storia dell’ispettrice protagonista sovrastano tutto. Ben scritto e argomentato. Spero ci saranno altre indagini di alina mari e il suo fidato Dirac.
Carino come giallo ma niente di che, le vicende amorose dell’ispettrice Alina Mari mi hanno alquanto annoiato perché soverchiano la trama. La soluzione troppo moraleggiante e poco professionale.
Evviva le ferie (e i miei figli cresciuti in giro per il camping con gli amici) che mi permettono di riposarmi 'come si deve', leggendo a più non posso.
Grazie a questa congiuntura astrale fortunata, sono riuscita a dedicarmi al primo episodio di quella che spero diventerà una serie. Siamo invasi di investigatori maschi alfa e per quanto io ne ami alcuni a livello praticamente umano sono felicemente entrata nel mondo dell'ispettrice Alina Mari, squinternata poliziotta cresciuta in orfanotrofio, che vive in un camper, non riesce ad avere rapporti umani equilibrati ed è vergine (non nel senso di segno zodiacale).
Quando facciamo la sua conoscenza si trova a Bruxelles, a tentare un ciclo di fecondazione assistita, per provare a cucire strappi dell'anima rimasti aperti. Mentre attende di sapere com'è andato l'incontro dei suoi ovociti con gli spermatozoi del suo migliore (unico) amico/fratello, viene però richiamata in patria. Una professoressa è stata uccisa in un parco, apparentemente da un maniaco seriale e il caso è stato affidato a lei e alla sua eterogenea squadra. Parcheggiato il suo sogno nel congelatore della clinica, dovrà risolvere un mistero fatto di micro tessere da affiancare, per comporre rapporti inaspettati e trovare la soluzione.
Vorrei essere cattiva e spoilerare qualcosa, perché c'è un'immagine verso il finale che mi ha richiamato echi a me cari, ma ovviamente non posso farlo, per cui mi limiterò a dire che il contatore delle pagine del mio kobo diceva 670...e che puff sono volate. La piacevolezza vera. A dimostrazione che davvero se scrivi bene c'è spazio per ogni modalità di espressione e ogni colore, anche in un mondo tanto affollato come quello dei gialli.
Sullo sfondo, la mia Roma sfolgorante.
"A chi mi ha fatto male" la dedica iniziale. E io, Alessandra, ti dedico un sorriso.
Assenza da giustificare racconta la prima indagine di Alina Mari, ispettrice di polizia a Roma. Alina si trova a indagare sull'omicidio di una professoressa di un liceo cattolico della Capitale, trovata senza vita in un parco cittadino. Alina risolverà il caso e prenderà con sé Dirac, il cane dell'insegnante. Che dire di questo romanzo? Io amo i gialli, quindi partiva già con un bonus nella mia considerazione, tanto più che è anche scorrevole e scritto abbastanza bene. Ci sono state però diverse cose che non ho apprezzato. Innanzitutto, la protagonista. Ormai tutti gli amanti dei gialli e dei thriller sanno che va di "moda" creare un/una protagonista con un passato difficile, con problemi di dipendenze e/o disturbi psicologici di qualsivoglia tipo e con una sofferenza profonda che il lettore scopre man mano che avanza nella lettura. Ecco, in questo già abusato cliché a mio avviso la Acciai ha decisamente esagerato. Alina Mari è orfana, vergine (almeno per gran parte del romanzo), anoressica e quasi sociopatica, con la fobia di essere toccata da un uomo. Chi offre di più? L'unica persona di cui tollera la vicinanza (e comunque non sempre) è Tito, un suo compagno di orfanotrofio che considera come un fratello, ma di cui è gelosa come se fosse il suo ragazzo. Quando conosciamo Alina è a Bruxelles e ha appena deciso di sottoporsi a fecondazione in vitro con l'aiuto di Tito, appunto. Ma basta una telefonata del commissario, che la riporta all'ordine dicendole che se non torna affiderà il caso a un suo collega e "rivale", e Alina molla i suoi ovuli nel freezer e torna a Roma. Io ho zero istinto materno, ma neanche a me sarebbe mai venuto in mente di comportarmi in modo così scriteriato. Al di là di questo ho fatto davvero fatica a rapportarmi con la protagonista, piena di problemi e allo stesso tempo altezzosa, insicura ma ambiziosa, in una parola: insopportabile. Ma avrei anche potuto accettarlo, in fondo il protagonista può anche non piacerci in un libro, magari può essere un valore aggiunto. Ciò che mi ha fatto cascare le braccia è stata la soluzione del caso: SPOILER buttato lì senza spiegare né le motivazioni dell'assassino, né come determinate persone (importanti per la trama ma farei ulteriori spoiler) l'abbiano scoperto. Il finale è tutto una sbrodolata nei confronti delle donne vittime di violenza, con buona pace della giustizia e della correttezza professionale. Alina manda in vacca tutto il caso per dei principi che possono essere corretti moralmente, ma non lo devono essere per un ispettore di polizia. Insomma, per me questo libro è complessivamente un no, e credo proprio che non leggerò un eventuale seguito.
Un giallo intrigante e coinvolgente che affronta un tema purtroppo più che mai attuale come quello della violenza sulle donne e mostra come certi ambienti, ancora oggi, siano pervasi da pregiudizi e biechi moralismi..
3,75 ✨ Un buon esordio! Forse è partita un po’ lenta e avrei preferito più colpi di scena. I personaggi ben strutturati, specialmente la protagonista e si empatizza facilmente con lei.
Sinceramente molto più di quanto mi aspettavo. All’inizio ho faticato un po’ perché non mi prendeva al 100% ma da un certo punto in avanti è stato difficile smettere di leggere